Il presidente iraniano: «Vendetta per Khamenei». Morto anche l'ex presidente Ahmadinejad
di Anna Maria Brogi e Angela Napoletano
Il punto sul secondo giorno di guerra. La reazione del regime guidato dal capo politico Pezeshkian, che ha chiamato alla rivolta il mondo musulmano sciita. I bersagli sono ancora nel centro di Teheran. Strage della scuola: oltre 140 bambine uccise

«L’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei è una dichiarazione di guerra a tutti i musulmani. Vendicarla è un diritto e un dovere». Parole di fuoco, quelle pronunciate domenica mattina dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che accompagnano il pesante scambio di fuoco incrociato all’indomani dell’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran seguito dalla rappresaglia sulle città israeliane e gli interessi statunitensi nel Golfo. In una dichiarazione trasmessa dalla televisione di Stato, Pezeshkian ha affermano che «l'assassinio della più alta autorità politica della Repubblica islamica dell'Iran e di un importante leader dello sciismo mondiale è percepito come un'aperta dichiarazione di guerra contro i musulmani, e contro gli sciiti, in tutto il mondo». L'Iran «ritiene suo legittimo dovere e diritto vendicare gli autori e gli ideatori di questo crimine storico».
Nelle stesse ore, i media israeliani (smentiti da Teheran) scrivevano che la sede della televisione era bersaglio di un raid. In un video, il premier israeliano Benjamin Netanyahu si è rivolto agli iraniani esortandoli a sollevarsi contro il regime: «La vostra sofferenza e il vostro sacrificio non saranno vani – ha detto -. L'aiuto che aspettavate è arrivato e ora è il momento di unire le forze per una missione storica. Per rovesciare il regime e garantire il vostro futuro». Netanyahu ha annunciato l’intenzione di colpire «nei prossimi giorni migliaia di obiettivi del regime terroristico» per creare «le condizioni affinché il coraggioso popolo iraniano possa liberarsi dalle catene». L’esercito israeliano ha informato che oggi, domenica, «sta colpendo obiettivi che appartengono al regime terroristico nel cuore di Teheran», dopo che sabato l’aeronautica «ha condotto attacchi su larga scala per stabilire la superiorità aerea e spianare la strada» verso la capitale. L'obiettivo, ha detto il portavoce delle Forze di difesa, è «creare le condizioni operative per la caduta degli ayatollah». I media israeliani scrivono che l'esercito ha sganciato 1.200 munizioni e gli Stati Uniti hanno sferrato 1.050 attacchi in poco più di ventiquattr'ore.
La conferma dell’uccisione di Khamenei e i vertici decimati
Nella notte, la televisione di Stato iraniana ha confermato la notizia che segna la fine di quarant’anni di storia in Medio Oriente: Khamenei, l’erede della Rivoluzione di Khomeini e incarnazione del regime degli ayatollah, è stato ucciso in un raid, come annunciato sabato sera prima dal premier israeliano Benjamin Netanyahu e poi dall’alleato Donald Trump. Le rare notizie verificabili che riescono a bucare il buio informativo dall’Iran, dove anche Internet funziona a singhiozzo, raccontano episodi di esultanza, con applausi dalle finestre e clacson in strada. Ma per oggi sono previste manifestazioni ufficiali di compianto, con la gente chiamata in piazza a denunciare l’oltraggio subito. Il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, Ali Larijani – successore in pectore, designato dallo stesso Khamenei – su X ha minacciato: «L’America e il regime sionista hanno bruciato i cuori della Nazione iraniana. Noi bruceremo i loro». Confermata anche l’uccisione del capo di stato maggiore delle forze armate Abdolrahim Mousavi e di diversi alti comandanti militari, colpiti durante una riunione del Consiglio di difesa. I media iraniani riferiscono inoltre della morte del capo dell'intelligence della polizia, Gholamreza Rezaian.
Morto anche l’ex presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad
Anche l'ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad sarebbe stato ucciso insieme alle sue guardie del corpo durante il primo raid israeliano su Teheran. Lo riferiscono media israeliani precisando che sua la residenza a Narnak, nel nord-est della capitale, sarebbe stata deliberatamente presa di mira. Ahmadinejad è stato il sesto presidente dell’Iran, dal 2005 al 2013, passato da una relativa oscurità come sindaco di Teheran alla vittoria contro l’esponente dell’establishment Akbar Hashemi Rafsanjani in un sorprendente ballottaggio nel 2005. In Occidente è diventato particolarmente noto per la sua retorica incendiaria nei confronti di Israele. Ad agosto 2012 dichiarò che «la stessa esistenza del regime sionista è un insulto all’umanità». I critici, in patria e all’estero, lo hanno spesso descritto come un ideologo conflittuale la cui gestione economica ha alimentato l’inflazione e la cui retorica ha aggravato l’isolamento internazionale dell’Iran.
La strage di bambine nella scuola: 148 uccise, 95 ferite
Dalle macerie della scuola primaria femminile di Minab, nel sud del Paese, continuano ad essere estratti i colpi delle giovanissime vittime: il bilancio ufficiale, ancora provvisorio, è di 148 morti e 95 feriti. Vittime di uno dei tragici “errori” di guerra, poiché la scuola sorgeva in prossimità di un sito delle Guardie della rivoluzione. La Cnn, che ha geolocalizzato i video della strage, ha rilevato che la scuola "Shajaba Tayyba" è situata ad appena 60 metri da una base militare, della quale avrebbe fatto parte fino al 2016. Le Forze israeliane di difesa negano di aver colpito la scuola e affermano che verifiche sono in corso anche da parte americana. In totale, secondo i dati della Mezzaluna Rossa, dall’inizio dell’attacco sono stati uccisi almeno 201 iraniani, 747 feriti. Dalla stessa fonte si apprende che, in sessanta raid su Teheran in ventiquattr'ore, hanno perso la vita almeno 57 persone.
La controffensiva su Israele e sul Golfo
In Israele le sirene hanno continuato a suonare, non solo a Tel Aviv e Gerusalemme. Colpita Beit Shemesh, vicino a Gerusalemme, dove ci sarebbero una ventina di feriti di cui quattro gravi tra cui una bambina. Le scuole restano chiuse, gli assembramenti vietati e alla popolazione viene indicato di restare in prossimità dei rifugi. Nel Golfo, sono stati colpiti l’aeroporto internazionale di Abu Dhabi – dove è rimasto ucciso un cittadino asiatico, ferite altre sette persone – e, da detriti di droni, l’hotel Burj al-Arab, uno dei simboli di Dubai. Nel mirino dei missili iraniani anche il porto omanita di al-Duqm e la capitale del Bahrein, Manama. Al largo dell’enclave omanita di Musandam, affacciata sullo Stretto di Hormuz, è stata colpita una petroliera battente bandiera di Palau: feriti quattro dei venti membri dell’equipaggio, la nave è in fiamme all'ingresso dello Stretto. Bloccato il transito delle altre petroliere. Sirene d’allarme anche nella capitale giordana Amman e in Kuwait.
In Pakistan assalto al consolato Usa: vittime
In Pakistan centinaia di manifestanti hanno assaltato il consolato americano di Karachi per protestare contro l’uccisione di Khamenei: negli scontri con le forze di sicurezza, almeno 9 persone sono rimaste uccise e decine ferite.
Putin e la Cina: illegale l'attacco all'Iran
In un messaggio di condoglianze al presidente iraniano Masoud Pezeshkian, il presidente russo Vladimir Putin ha condannato «l'assassinio« della Guida Ali Khamenei, «commesso in cinica violazione di tutte le norme della moralità umana e del diritto internazionale». Putin ha definito Khamenei «un eminente statista» che ha «dato un enorme contributo personale allo sviluppo di relazioni amichevoli tra Russia e Iran, elevandole al livello di un partenariato strategico globale». Anche la Cina ha condannato l'uccisione. In un comunicato, il ministero degli Esteri ha sottolineato che si è trattato di «una grave violazione della sovranità e della sicurezza dell'Iran» che «ha calpestato degli scopi e dei principi della Carta delle Nazioni Unite e delle norme fondamentali delle relazioni internazionali». Pechino ha chiesto una «cessazione immediata delle azioni militari».
L’appello degli Emirati all'Iran: «Siamo i vostri vicini»
«La vostra guerra non è contro i vostri vicini», ha dichiarato un alto funzionario degli Emirati Arabi Uniti rivolgendosi all'Iran. «L'aggressione contro gli Stati del Golfo è stata un errore di calcolo e ha isolato l'Iran in un momento critico», ha detto Anwar Gargash, consigliere del presidente emiratino. Ha poi rivolto un appello: «Tornate in voi stessi e trattate i vostri vicini in modo razionale e responsabile».
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