Il «no» al titolo di Corredentrice? Perché Maria ci conduce a Cristo
La vera devozione mariana porta al cuore del Vangelo. La Madre è lì sulla soglia di casa non per offrire una strada diversa, ma per accompagnarci tra le braccia aperte di suo Figlio

La recente Nota dottrinale Mater Populi fidelis, con la sua chiara presa di posizione” prudenziale” rispetto al titolo mariano di “Corredentrice”, non è un mero esercizio di precisione teologica. È, più profondamente, un atto pastorale che scava nelle radici della nostra immagine di Dio. Perché, infatti, una parte del popolo fedele e alcuni movimenti sentono il bisogno di elevare Maria al ruolo di “Corredentrice”? La risposta, che il documento tocca ma su cui vale la pena riflettere ulteriormente, ci conduce a interrogare una percezione distorta del rapporto tra la giustizia e la misericordia divina: la persistenza subconscia di un Dio giustiziere, la cui ira deve essere placata e la cui misericordia è una concessione faticosa. Il rischio insito nel titolo di “Corredentrice” è quello di delineare, anche solo implicitamente, un percorso di salvezza parallelo a quello rivelato da Cristo. In questa prospettiva, l’opera di Gesù, che ha svelato il volto del Padre misericordioso, verrebbe tacitamente considerata come non pienamente sufficiente, o come avente a che fare con una giustizia divina che, da sola, limita la portata della misericordia. Ecco allora che l’intercessione di Maria, trasformata in “Corredentrice”, rischierebbe di essere vista come un accesso a una misericordia più grande e più accessibile, quasi alternativa a quella di un Dio la cui giustizia ne condizionerebbe l’amore. Per non dire che la “Corredentrice”, in questa lettura psicologico-spirituale, rischia di trasformarsi in un “parafulmine” celeste, un essere di pura tenerezza che si interpone tra l’umanità e i fulmini di una Giustizia Divina percepita come minacciosa e vendicativa. Il documento vaticano, con grande finezza, smonta questa costruzione non solo per ridare a Cristo il suo posto centrale, ma per ricondurci alla vera, sconvolgente natura del Dio rivelato da Gesù: un Dio la cui Giustizia è la sua Misericordia. È bene ribadirlo proprio in quest’anno giubilare.
Mater Populi fidelis non affronta il tema in modo diretto, ma i suoi argomenti gettano luce sul problema di fondo. L’Unica mediazione di Cristo: il documento insiste ripetutamente che “in nessun altro c’è salvezza” (At 4,12) e che “Cristo è l’unico Mediatore” (1Tim 2,5). Questa non è un’affermazione di potere, ma di amore. L’incarnazione, la morte e la risurrezione del Figlio sono l’atto definitivo e sovrabbondante con cui Dio stesso, in Persona, risolve il dramma del male e del peccato. Presentare Maria come “Corredentrice” implica, anche solo semanticamente, che l’opera di Cristo sia in qualche modo incompleta o necessiti di un complemento umano. Si insinua così l’idea di una seconda fonte di redenzione, che affianca e in qualche modo “integra” la prima, minando l’unicità dell’evento salvifico.
Maria, la prima discepola: il testo ribadisce con forza che Maria è la “prima discepola”. La sua grandezza sta nell’aver creduto, nell’essersi fatta serva, nell’aver indicato Gesù: “Fate quello che vi dirà” (Gv 2,5). Il suo ruolo è di condurre a Cristo, non di sostituirlo o di coadiuvarlo in un’opera di cui Lui solo è l’artefice. Il documento mette in guardia proprio contro la tentazione di presentare Maria come il ricorso a una misericordia più comprensiva, che sopperirebbe a una presunta insufficienza di quella divina. È qui il cuore del problema: se Dio ha ancora bisogno di essere “integrato” nella sua opera salvifica, allora non è il Padre di Gesù Cristo. La Maternità spirituale come antidoto: la Nota propone il titolo di “Madre del Popolo fedele” e “Madre nell’ordine della grazia” come alternative biblicamente e teologicamente solide. La maternità è per sua natura un rapporto di amore, tenerezza, protezione e intercessione. Una madre non offre una via alternativa a quella del padre; condivide e interpreta il suo amore. Maria, come Madre, non ci conduce a una misericordia “parallela”, ma ci rivela la profondità e l’universalità dell’unica misericordia di Dio, che in Cristo si è fatta nostra.
Qui si arriva al nodo teologico cruciale. La teologia popolare, spesso influenzata da correnti tardomedievali e da una catechesi insufficiente, ha spesso operato una pericolosa scissione tra Giustizia e Misericordia. Da un lato c’è la Giustizia, severa e implacabile, che esige soddisfazione. Dall’altro c’è la Misericordia, che interviene a “pacificare” questa giustizia. In questa visione, la Croce diventa lo strumento di una soddisfazione penale, e Maria, ai piedi della Croce, viene reinterpretata come colei che, offrendo le sue pene, “co-completa” l’opera di salvezza, aggiungendo un tassello necessario. Questa immagine è una tragica distorsione. Il Dio di Gesù Cristo non è scisso al suo interno. La Giustizia di Dio, nella Bibbia, non è la giustizia commutativa dei tribunali umani. È la Giustizia salvifica: la fedeltà di Dio alla sua alleanza, il suo impegno instancabile a rettificare il creato, a salvare ciò che era perduto. La sua Giustizia è il suo agire per salvare. Di conseguenza, la Misericordia non è una “deroga” alla Giustizia. È la sua forma più alta e radicale. Il perdono di Dio non è un “chiudere un occhio” sul male, ma un ricreare, un sanare. Come scrive Papa Francesco nella Dilexit nos , citata nel documento, è l’amore che “ricostruisce il bene e la bellezza” laddove il peccato aveva distrutto. In questo orizzonte, non esiste spazio per un’opera salvifica “parallela” o “integrativa”. L’unica Mediazione di Cristo è totale e sovrabbondante.
Ecco perché la riscrittura di nuovi Salmi – che si stanno elaborando e proponendo in Teologia in Ginocchio 1 (cfr. Editore Ancora) – ha il suo senso teologico e pastorale. La liturgia e la preghiera sono il luogo dove l’immagine di Dio si forma e si consolida nel cuore dei credenti. I “nuovi Salmi cristiani” non sono un rifiuto dell’Antico Testamento, ma la sua lettura alla luce del mistero pasquale. Sono preghiere che:
1) Contemplano la Croce come trono della Misericordia: invece di vedere nella Croce la soddisfazione di un debito, la vedono come l’apice dell’Amore che si dona. Un nuovo Salmo canterebbe: “Dal tuo Costato aperto, o Cristo, / è sgorgata la Giustizia del Padre, / che è perdono per i peccatori / e vita nuova per i morti”.
2) Celebrano la Giustizia-Misericordia di Dio : “Giusto sei, Signore, e il tuo giudizio è verità: / non per condannare il peccatore, / ma per strapparlo all’inganno del male. / Fedele sei, Signore, e la tua misericordia è eterna: / non per ignorare il male, / ma per sanare le sue ferite con l’unzione del tuo Spirito”.
3) Vedono in Maria il modello della fiducia, non di una mediazione alternativa: «Beata te, Maria, prima discepola, / che hai creduto all’Amore più forte della morte. / A te, che non temi il volto del Padre, / ma ci conduci a Lui con mano sicura, / affidiamo le nostre paure. / Insegnaci a dire con te: / “L’anima mia magnifica il Signore, / perché ha guardato l’umiltà della sua serva”».
Maria è Icona della Misericordia, non origine di una salvezza parallela. Il documento Mater Populi fidelis è un dono alla Chiesa. Ci libera da un’immagine distorta della redenzione e, di conseguenza, di Dio. Ci invita a contemplare Maria non come la fonte di una grazia alternativa, ma come l’icona luminosa della creatura che, piena di grazia, si fida totalmente dell’unico Dio-Amore. Abbandonare il titolo di “Corredentrice” non è sminuire Maria. È, al contrario, onorarla nella sua verità più profonda: quella di essere la perfetta discepola che ci indica l’unico Redentore. È riconoscere che la sua potente intercessione materna non nasce dall’essere un canale di misericordia separato, ma dalla sua unione intima con il Figlio, il cui unico desiderio è attirare tutti a Sé attraverso l’unica, insondabile fonte della salvezza. La vera devozione mariana non ci allontana da Cristo, ma ci conduce al cuore del Vangelo: Dio non è un giudice la cui giustizia richieda di essere bilanciata da una misericordia esterna, ma un Padre innamorato la cui giustizia è essa stessa misericordia salvifica. E Maria, la Madre, è lì, sulla soglia di casa, non per offrire una strada diversa, ma per prendere la nostra mano e accompagnarci, con un sorriso di infinita tenerezza, tra le braccia aperte di suo Figlio, l’unico Salvatore.
Antonio Staglianò è Presidente della Pontificia Accademia di Teologia
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