giovedì 12 marzo 2015
​Il Papa: la confessione non sia una tortura o un pesante interrogatorio, ma un incontro liberante che manifesta l'infinita misericordia di Dio.  "Non dimentichiamolo mai: non esiste alcun peccato che Dio non possa perdonare! Nessuno!". IL TESTO
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La Confessione non deve essere una tortura o un pesante interrogatorio, ma un incontro liberante che manifesta l’infinita misericordia di Dio: lo ha detto Papa Francesco ai partecipanti al Corso sul foro interno promosso a Roma dal Tribunale della Penitenzieria per aiutare i nuovi sacerdoti ad amministrare in modo corretto il Sacramento della Riconciliazione. Il Pontefice ha ricordato tra gli applausi dei presenti che oggi ricorre il 57esimo anniversario del suo ingresso nella vita religiosa. L'abbraccio di Dio. I Sacramenti – ricorda il Papa – sono il luogo della “tenerezza di Dio per gli uomini”, il modo concreto che Dio ha pensato “per abbracciarci, senza vergognarsi di noi e del nostro limite”. In particolare la Confessione “rende presente con speciale efficacia il volto misericordioso di Dio”: “Non dimentichiamolo mai, sia come penitenti che come confessori: non esiste alcun peccato che Dio non possa perdonare! Nessuno! Solo ciò che è sottratto alla divina misericordia non può essere perdonato, come chi si sottrae al sole non può essere illuminato né riscaldato”. Un incontro liberante. Alla luce di questo “meraviglioso dono di Dio”, il Papa dà tre indicazioni ai confessori: innanzitutto, “vivere il Sacramento come mezzo per educare alla misericordia”, aiutando i fedeli a “fare esperienza di pace e di comprensione, umana e cristiana”. “La Confessione non deve essere una ‘tortura’, ma tutti dovrebbero uscire dal confessionale con la felicità nel cuore, con il volto raggiante di speranza, anche se talvolta – lo sappiamo – bagnato dalle lacrime della conversione e della gioia che ne deriva (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 44). Il Sacramento, con tutti gli atti del penitente, non implica che esso diventi un pesante interrogatorio, fastidioso ed invadente”. Al contrario – prosegue il Papa – la Confessione “dev’essere un incontro liberante e ricco di umanità”, che tuttavia “comprende anche il giusto impegno di riparare, per quanto possibile, il male commesso. Così il fedele si sentirà invitato a confessarsi frequentemente, e imparerà a farlo nel migliore dei modi, con quella delicatezza d’animo” che fa tanto bene “anche al cuore del confessore”. Cammino verso la conversione. Tante volte – ha aggiunto a braccio – “si confonde misericordia con l’essere confessore dalle maniche larghe”: “Ma, pensate questo: né confessore di maniche larghe, né confessore rigido sono misericordiosi. Nessuno dei due. Il primo, perché dice: ‘Ma vai avanti, questo non è peccato: vai, vai, vai!’. L’altro, perché dice: ‘No, la legge dice …’. Ma nessuno dei due si prende il penitente come fratello, lo prende per mano e lo accompagna nel suo percorso di conversione! …. Invece, il misericordioso lo ascolta, lo perdona, ma lo prende e lo accompagna, perché la conversione sì, incomincia – forse – oggi, ma deve continuare con la perseveranza … Lo prende su di sé, come il Buon Pastore che va a cercare la pecora smarrita e la prende su di sé”. Imparare dagli altri. Il Papa invita poi i sacerdoti a lasciarsi educare dal Sacramento della Riconciliazione. “Quante volte – esclama - ci capita di ascoltare confessioni che ci edificano!”. “Anime semplici, anime di poveri in spirito, che si abbandonano totalmente al Signore, che si fidano della Chiesa e, perciò, anche del confessore”: “Ci è dato anche, spesso, di assistere a veri e propri miracoli di conversione. Persone che da mesi, a volte da anni sono sotto il dominio del peccato e che, come il figliol prodigo, ritornano in sé stesse e decidono di rialzarsi e ritornare alla casa del Padre (cfr Lc 15,17), per implorarne il perdono. Com’è bello accogliere questi fratelli e sorelle pentiti con l’abbraccio benedicente del Padre misericordioso, che ci ama tanto e fa festa per ogni figlio che ritorna a Lui con tutto il cuore!”. “Quanto possiamo imparare dalla conversione e dal pentimento dei nostri fratelli” – afferma ancora il Papa - che “ci spingono a fare anche noi un esame di coscienza: io, sacerdote, amo così il Signore, come questa vecchietta? Io sacerdote, che mi ha fatto ministro della sua misericordia, sono capace di avere la misericordia che ha il cuore di questo penitente? Io, confessore, sono disponibile al cambiamento, alla conversione, come questo penitente, del quale sono stato posto al servizio?”. Ministri della misericordia. Come terza indicazione ai sacerdoti, il Papa sottolinea la necessità di “tenere sempre lo sguardo interiore rivolto al Cielo, al soprannaturale” quando si confessa, nella consapevolezza “che nessuno è posto in tale ministero per proprio merito”, ma “per pura grazia di Dio”: “Siamo ministri della misericordia grazie alla misericordia di Dio”. E’ uno sguardo che rende “umili, accoglienti e misericordiosi” verso chi chiede di confessarsi. “Anche il modo di ascoltare l’accusa dei peccati dev’essere soprannaturale, rispettoso della dignità e delle storia personale di ciascuno, così che possa comprendere che cosa Dio vuole da lui o da lei”: “Per questo la Chiesa è chiamata ad «iniziare i suoi membri – sacerdoti, religiosi e laici – all’arte dell’accompagnamento, perché tutti imparino sempre a togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell’altro» (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium,169). Anche il più grande peccatore che viene davanti a Dio a chiedere perdono è terra sacra, e anche io che devo perdonarlo in nome di Dio posso fare cose più brutte di quelle che ha fatto lui. Ogni fedele penitente che si accosta al confessionale è 'terra sacra', 'terra sacra' da 'coltivare' con dedizione, cura e attenzione pastorale". Infine, Papa Francesco invita, soprattutto in questo tempo quaresimale, a dedicarsi generosamente all’ascolto delle Confessioni, “così che il popolo di Dio possa giungere purificato alla festa di Pasqua, che rappresenta la vittoria definitiva della Divina Misericordia su tutto il male del mondo”.
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