giovedì 3 aprile 2014
A 20 anni dal genocidio, discorso ai vescovi del Ruanda. IL TESTOVideo
 Parla il console che salvò 2.000 persone (C.Monici)
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È importante che, superati i pregiudizi e le divisioni etniche, "la Chiesa parli con una voce sola" e confermi la comunione con la Chiesa universale e "con il successore di Pietro". Lo dice Papa Francesco nel discorso consegnato ai vescovi del Ruanda ricevuti oggi nella visita 'ad limina'. Ricordando che tra pochi giorni ricorrerà il 20esimo anniversario del genocidio, il Papa ha assicurato la sua preghiera "per voi, per le vostre comunità lacerate, per tutte le vittime e le loro famiglie, per tutto il popolo del Ruanda, senza distinzione di religione, etnia o appartenenza politica". Il Papa ha anche chiesto di avere particolare attenzione per i giovani "la chiave dell'avvenire di un Paese". E ancora un appello per le famiglie "cellule vitali della società e della Chiesa, oggi minacciate dal processo di secolarizzazione" e particolarmente martoriate nel paese africano dove sono state divise dal conflitto. Ci sono ferite e sofferenze difficili da rimarginare. Papa Francesco a pochi giorni dal ventesimo anniversario del genocidio che scosse il Ruanda, chiede ai vescovi del Paese africano che "la riconciliazione e la cura delle ferite restano sicuramente la priorità della Chiesa del Ruanda". E Francesco incoraggia i vescovi proprio a "perseverare in questo impegno" come già fatto con numerose iniziative. "Il perdono delle offese e la riconciliazione autentica – afferma il Papa – che potrebbero sembrare impossibili in un'ottica umana sono invece un dono che è possibile ricevere da Cristo, attraverso la vita di fede e la preghiera". E questo anche se "il cammino è lungo e richiede pazienza, rispetto reciproco e dialogo".    La Chiesa, rassicura, è impegnata "nella ricostruzione di una società ruandese riconciliata". Ricordando il 50mo delle relazioni tra Ruanda e Santa Sede, che ricorrono il 6 giugno prossimo, il Papa ha rilevato che un dialogo costruttivo e autentico con le autorità, afferma il Papa, "non potrà che favorire l'opera comune di riconciliazione e ricostruzione della società sui valori della dignità umana, della giustizia e della pace". Siate, esorta, "una Chiesa in uscita" che "prende l'iniziativa".
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