martedì 16 aprile 2019
Il pressing dei preti vicini alla gente spinge il sindaco di Calolziocorte a rimodulare il testo sui migranti che aveva spaccato la comunità
La piazza del municipio di Calolziocorte, finito al centro delle polemiche

La piazza del municipio di Calolziocorte, finito al centro delle polemiche

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Il pressing dei preti vicini alla gente spinge il sindaco di Calolziocorte a rimodulare il testo sui migranti che aveva spaccato la comunità. È lo stesso primo cittadino Marco Ghezzi a precisarlo ad Avvenire, dopo la presa di posizione assunta dai sacerdoti attivi sul territorio, che avevano evidenziato il rischio di «creare allarme sociale». È destinato dunque a cambiare il regolamento sulle strutture di accoglienza, da non costruire nelle 'zone rosse' secondo la prima versione, che puntava a tenere gli stranieri distanti dalle zone sensibili (vicine alle scuole e alla stazione). Decisivo è stato l’incontro con i sacerdoti presenti a Calolziocorte e nell’area. «Abbiamo discusso sul regolamento – sottolinea il primo cittadino –. Ho detto anche a loro che il documento è nato per tutelare i migranti e questo messaggio non è passato. Non ritirerò il documento, ma mi impegno a riformularlo».

L’adozione del regolamento da parte del Comune in pochi giorni era finito sulle prime pagine di tutti i giornali. Si sono mobilitati i partiti, le associazioni e il mondo cattolico, nel timore che un provvedimento del genere potesse creare forme di apartheid. Votato dalla maggioranza guidata dal sindaco leghista, il testo ha sollevato critiche soprattutto per l’articolo 2 che definisce le zone sensibili: quelle rosse, cioè vietate, come la stazione la ferroviaria e le scuole, e quelle blu che necessitano di nulla osta, come le biblioteche e gli oratori. Praticamente tra centri di accoglienza e zone sensibili il testo dice che dovrà esserci una distanza minima di 150 metri, misurata calcolando il percorso più breve. Per zone sensibili si intendono la superficie occupata dall’immobile e le aree limitrofe a uso pubblico.

«Appena ho saputo del documento, ho chiesto personalmente al sindaco Marco Ghezzi il testo – spiega don Angelo Riva, vicario territoriale della comunità ecclesiale Valle San Martino e Ponte San Pietro –. Ho così invitato gli otto sacerdoti di Calolziocorte e delle frazioni a leggerlo insieme con don Roberto Gallizzi, moderatore della fraternità presbiteriale, con lo scopo di trovare una via d’uscita e un’intesa, a partire da queste difficoltà». Per i sacerdoti il problema è rappresentato proprio dall’articolo 2. Don Riva, insieme agli altri preti, ha così chiesto al sindaco e all’amministrazione di ritirare il regolamento e si è reso disponibile a lavorare insieme all’amministrazione comunale per il bene della comunità, trovando soluzioni ai problemi che anche l’accoglienza e l’integrazione possono dare. «Questo testo è stato scritto senza il confronto con le associazioni e le realtà del territorio – precisa il vicario – e riteniamo che sia importante costituire un tavolo di coordinamento e di confronto, evitando di alimentare un clima di allarme».

Anche don Luciano Tengattini, fin dalla sua approvazione, ha sperato in un ripensamento da parte del Comune. Don Luciano è parroco di Rossino e, dal 2016, in oratorio ospita in un appartamento sette persone grazie alla cooperativa Il Gabbiano. Stando al regolamento, l’oratorio sarebbe in zona blu, una classificazione considerata inaccettabile. «Oggi accogliamo due uomini dal Gambia, quattro dalla Nigeria e uno dalla Sierra Leone. Abbiamo avuto con noi una famiglia tempo fa – dice il parroco –. Abbiamo scelto di destinare gratuitamente questo spazio dopo l’appello di papa Francesco e poi del nostro vescovo ad accogliere i rifugiati. E non abbiamo mai avuto problemi con nessuno di loro».

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