sabato 20 ottobre 2018
«Le famiglie accoglienti sono un’enorme risorsa, ma questa accoglienza va sostenuta attraverso interventi strutturati da parte dello Stato. Risultati positivi anche per i minori non accompagnati»
Il Garante Filomena Albano

Il Garante Filomena Albano

Pensa positivo, il Garante dell’infanzia Filomena Albano, che al convegno di Firenze dedicato a 'I minori in stato di abbandono nel mondo: strumenti giuridici a confronto' ha voluto presenziare per dare il segno forte della presenza dell’Authority accanto alle famiglie italiane «disposte ad accogliere e far diventare figlio – spiega – un bimbo che non lo era». Come se ci fosse bisogno di sottolinearla, adesso più che mai, la forza di quell’Italia che quotidianamente apre braccia e porte.

Alla fine nei giorni scorsi è dovuta intervenire anche lei sul caso di Lodi e delle mense “vietate” ai bimbi stranieri...
L’ho fatto ribadendo la Convenzione Onu sui diritti del fanciul- lo su cui si fonda tutto l’operato dell’autorità che presiedo. E quella Convenzione parla chiaro: tutti i bambini presenti in un Paese hanno pari diritti e pari opportunità. Questo vale anche per l’Italia, che la Convenzione ha ratificato.

Cosa l’ha colpita di più della vicenda?
Il suo epilogo positivo. Il fatto che ci sia stata una mobilitazione straordinaria delle persone semplici, che abbia trionfato la solidarietà. E però, voglio dire anche questo, l’accoglienza ha bisogno d’essere strutturata in un Paese civile. Servono risposte complesse, di sistema e istituzionali, che vanno messe in rete e devono creare reti. Questo vale anche per le adozioni e su questo sono impegnata come Garante.

A cosa si riferisce in particolare?
A quel che accade dopo la trafila burocratica dell’adozione, parte che evidentemente compete alla Commissione adozioni internazionali. Penso alla scuola per esempio, dove ancora troppo poco si fa per garantire una reale inclusione dei bimbi adottati: questi piccoli vengono quasi sempre inseriti “all’istante”, nel momento dell’anno in cui arrivano nel nostro Paese, e in classi che non corrispondono alla loro età anagrafica. E poi penso alla formazione delle famiglie, che devono sempre più aprirsi a bambini non più piccolissimi, e a bambini anche con bisogni speciali: questo è possibile attraverso un sostegno e appunto progetti di formazione capillare. Si tratta di famiglie accoglienti, sono un’enorme risorsa, ma questa accoglienza va sostenuta attraverso interventi strutturati da parte dello Stato.

Oggi lei si trova a a Firenze anche per l’appuntamento con la scuola di formazione dei tutor toscani dei minori stranieri non accompagnati. Anche in questo caso il Paese ha dato una risposta di accoglienza straordinaria.
È così. Le oltre 4mila richieste avanzate si stanno trasformando in rapporti di tutorship a tutti gli effetti, grazie agli abbinamenti stabiliti dai giudici. Poco fa, incontrando la presidente del tribunale dei minori dell’Aquila, ho scoperto che lì hanno esaurito tutte le candidature: significa che chi si era fatto avanti e si è anche formato per quel ruolo ora aiuta concretamente un minore solo. Ma la stessa attenzione ai diritti dei bambini la stiamo registrando sul fronte dell’affido. Cioè? Abbiamo avuto un record di richieste da parte di atenei, associazioni, enti pubblici e privati, consultori per la nostra Carta sui diritti dei figli nella separazione, presentata appena qualche giorno fa. Sono talmente tante che fatichiamo ad evaderle.

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