"L'Europa ci consenta di costruire ancora automobili per tutti"

di Alberto Caprotti inviato a Bruxelles
Investimenti e mercato: Emanuele Cappellano, nuovo responsabile continentale per il Gruppo Stellantis spiega difficoltà e rischi. "Il problema è oggi, non tra 10 anni"
January 9, 2026
"L'Europa ci consenta di costruire ancora automobili per tutti"
Emanuele Cappellano, Coo per la regione Europa allargata di Stellantis
“L’Europa deve decidere se l’automobile è ancora una risorsa importante per la sua economia: poter costruire ancora vetture accessibili a tutti dipende da questo”. E’ chiaro e perentorio il messaggio lanciato dal Salone di Bruxelles dal nuovo responsabile di Stellantis per l’Europa allargata e per la divisione veicoli commerciali Pro One, Emanuele Cappellano, nel suo primo intervento ufficiale da quando ha assunto l'incarico a ottobre sostituendo Jean Philippe Imparato, passato a dirigere Maserati.
“Le dimensioni e la forma dei futuri investimenti del Gruppo dipenderanno dall'assetto definitivo della regolamentazione dell'Unione europea per l'industria automobilistica”, ha aggiunto, in linea con quanto sostenuto dal Ceo di Stellantis, Antonio Filosa, secondo il quale il nuovo pacchetto di misure per il settore automobilistico proposto dall'Ue a dicembre mette a rischio gli investimenti dei produttori.
Dopo oltre dieci anni trascorsi tra Sud e Nord America, il ritorno del manager italiano in Europa ha un obiettivo preciso da lui stesso indicato: riportare il cliente al centro e ricucire lo strappo tra le ambizioni normative dell'Unione Europea e la realtà di un mercato che fatica a ripartire. La sua analisi parte da un dato impietoso: "Dal 2019 a oggi, l'industria europea ha perso 3 milioni di veicoli. È l'unica regione al mondo che non è tornata ai livelli pre-Covid". Un crollo verticale che ha colpito soprattutto le fasce più accessibili del mercato. "Qualsiasi offerta di prodotto sotto i 15.000 euro è praticamente sparita negli ultimi due anni", osserva Cappellano, sottolineando come l'aumento dei costi tecnologici imposti dalla transizione stia minando l'accessibilità dell'auto per il cittadino medio.
L’auto “per tutti” resta comunque una missione imprescindibile per Stellantis: “Lo era storicamente per Fiat e lo è ancora oggi per l’intero Gruppo – spiega Cappellano – ma la tecnologia esasperata dai regolamenti Ue ha reso difficile produrre ancora vetture di fascia medio-bassa. La politica deve offrirci le condizioni per poter continuare a farle e non obbligarci a costruire auto solo di segmenti superiori per dimensioni e categoria. Oggi tutti i costruttori sono sulla stessa barca: la decarbonizzazione è un obiettivo inevitabile ma non può avvenire solo attraverso l’elettrico puro che per costi e fruibilità taglia fuori una grossa fetta di consumatori. Le regole devono essere compatibili con la realtà del mercato”.
La risposta, dunque, è una piattaforma multi-energy che permetta di offrire veicoli a basse emissioni ma a costi sostenibili, utilizzando tecnologie come il mild-hybrid e il plug-in insieme all'elettrico puro. Parallelamente, il gruppo sta attuando una riorganizzazione interna volta alla regionalizzazione: "Stiamo spostando il processo decisionale più vicino al cliente: manifattura, ingegneria, comunicazione e customer experience”. L'obiettivo? Esecuzione rapida ed efficacia, per rispondere velocemente ai cambiamenti del mercato.
Per riuscirci Stellantis punta su una massiccia offensiva di prodotto iniziata già lo scorso anno: "Tra il 2025 e la fine di quest’anno tra nuovi modelli, nuove tecnologie e restyling lanceremo sul mercato 25 nuovi prodotti". Ma la vera chiave di volta è politica. “C'è un "disallineamento tra i regolamenti UE, i bisogni dei clienti e le necessità dei costruttori. Le misure annunciate finora da Bruxelles “hanno fallito nel proteggere il mercato e garantire una transizione equa. L'Europa deve decidere se vuole mantenere questo trend irreversibile di calo dell'industria locale o prendere decisioni serie e definitive", avverte il manager. La richiesta non è solo di flessibilità sulle scadenze del 2035, ma di un piano strutturale che incentivi il rinnovo del parco auto (250 milioni di veicoli vecchi in circolazione) con qualsiasi tecnologia in grado di abbattere le emissioni: “Il problema è oggi, non tra dieci anni”.
Per quanto riguarda la produzione in Italia, dopo un 2025 difficilissimo, Stellantis spera di poter invertire la rotta: "Stiamo lanciando le nuove ibride, come la 500 e la Compass. Siamo impegnati sull'Italia, e abbiamo investito molto su Melfi e Mirafiori ma abbiamo bisogno che il mercato ci supporti, e di creare valore per poter essere ancora competitivi. Abbiamo un parco circolante vecchio di 10 anni e oltre. Incentivare il rinnovo di questa flotta contribuisce alla decarbonizzazione molto più che imporre target di vendita di veicoli elettrici che la gente non può comprare".
Si sta rivelando molto proficuo invece l’accordo con la cinese Leapmotor, marchio che Stellantis detiene per il 21% e che sta realizzando una crescita notevole sul mercato: "La vediamo come un'opportunità, sia commerciale che di apprendimento. L'industria cinese è avanti su alcuni aspetti come batterie e semiconduttori. Perché non sfruttare le loro competenze per rendere l'industria europea più forte? È una sinergia, non una resa", ha concluso il manager.

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