Il nostro viaggio allo Zen di Palermo dopo gli spari alla chiesa: «Non ci arrendiamo»

di Roberto Puglisi, Palermo
«La violenza dei codardi», come l’ha definita l’arcivescovo Lorefice durante la sua omelia alla San Filippo Neri, parlano gli operatori del bene alle prese con il disagio del quartiere
January 10, 2026
ll mezzo busto del giudice assassinato dalla mafia campeggia, in effigie, nell’atrio della scuola di quartiere “Giovanni Falcone”
ll mezzo busto del giudice assassinato dalla mafia campeggia, in effigie, nell’atrio della scuola di quartiere “Giovanni Falcone”
Il bar accanto alla rotonda rappresenta uno dei confini invisibili che, a Palermo, conducono allo Zen, periferia storicamente attraversata da violenze e disagi, anche secondo la cronaca fresca. Chi varca la soglia del quartiere avverte netta la cesura. Al posto delle villette della non lontana Mondello, rinomata zona balneare, dei palazzi residenziali di viale Strasburgo, cominciano a stagliarsi casermoni e fabbricati. Procedendo, oltre la parrocchia, tra i padiglioni dello Zen 2, porzione più recente e più malandata, il paesaggio desolato offre carcasse di macchine, immondizia in abbondanza, erbacce e abitazioni progressivamente “sgarrupate”. In fondo a uno stradone, ecco l’istituto comprensivo “Giovanni Falcone”. Il giudice assassinato dalla mafia campeggia, in effigie, nell’atrio. Dopo le scale, dietro una porta, c’è il professore Massimo Valentino, dirigente scolastico, una delle anime coraggiose e mai dome nell’impegno. La chiesa San Filippo Neri è stata sfregiata a colpi d’arma da fuoco. Gli episodi brutali, tra giovanissimi muniti di pistola che terrorizzano autisti di autobus e donne ferite da pallottole vaganti, hanno aggiornato gli elenchi della tensione. Ma c’è chi lotta, quotidianamente, e non si arrende. Il professor Valentino, nato a Napoli, siciliano d’adozione per amore, è arrivato circa tre anni fa da una tranquilla scuola di Busto Arsizio (Varese). «La differenza? Qui si vive in un quartiere chiuso, una vera periferia – dice il dirigente scolastico –. La gente sente di non appartenere alla città, avverte lo stigma dell’esclusione». Il preside squaderna sentimenti che sono moneta corrente di un rapporto difficile. Palermo e lo Zen, il tutto e la parte, si guardano con sospetto, si perdono in una selva di luoghi comuni, di condanne preventive, di pregiudizi.
La scuola cerca di costruire alternative. «Dobbiamo incoraggiare gli scambi – incalza il professore –, portare gli altri palermitani qui e gli alunni fuori. Stiamo proponendo presentazioni di libri, pensiamo alle mostre, al cinema. Non c’è molto allo Zen, la cultura può diventare un elemento di attrazione». C’è poi il tema sempre scottante della dispersione. «Quella esplicita – conclude il dirigente – è ai minimi termini. Pochi casi noti. Più preoccupante è la dispersione implicita: si sta tra i banchi, ma non si raggiungono i successi formativi. Ci siamo attrezzati con laboratori, con diverse attività. Lo Zen non è irredimibile, però è necessario incrementare i servizi e aumentare le opportunità». Ripercorrendo la strada, si torna alla chiesa San Filippo Neri, vittima degli assalti. Il parroco, padre Giovanni Giannalia, già di buon mattino organizza gli appuntamenti. Qui, in occasione dell’Epifania, l’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, celebrando la Messa, ha pronunciato un’omelia fortissima. Un grido contro la violenza dei codardi e l’indifferenza dei politici. «Le parole dell’arcivescovo rappresentano un monito e un sostegno, una voce autorevole che tocca le corde più delicate – dice il parroco –. Mi pare che sia presto per parlare di un cambiamento sostanziale, si deve lavorare in profondità. Forse c’è un clima più disteso. Abbiamo avvertito, in queste settimane, la vicinanza di tutta la città, così importante per un progetto di rinascita. Dico sempre che lo Zen è uno specchio misterioso di Palermo. Esistono tante persone perbene nel quartiere, ostaggio di una minoranza. Io sono tranquillo, il Signore mi assiste».
Tanti sono pure gli operatori del bene. Lara Salomone, del terzo settore, spiega la trama solidale tessuta dall’associazione Handala in varie direzioni. «Abbiamo diverse tipologie di intervento – afferma –, uno è lo Spazio Donna, centro di aggregazione per le donne del territorio. Proviamo a stimolare interessi e passione. L’anno scorso trenta persone sono state coinvolte in borse lavoro e tirocini con aziende, scuole, esercizi commerciali, grazie alla collaborazione con l’agenzia per il lavoro “Send”. C’è chi ha sfruttato il laboratorio di sartoria, chi a trent’anni ha deciso di laurearsi, perché vuole diventare educatrice. Il nostro scopo è favorire l’emancipazione, abbandonando il peso dei pregiudizi e gli stereotipi di genere. Le risposte sono positive». «Lo stigma – dichiara Lara – esclude chi non si rispecchia nel luogo comune e offende. Al contrario, altri possono trasformarlo in un motivo d’orgoglio negativo, per cui la “paura dello Zen”, la definisco così, si trasforma in un vanto inaccettabile. Alla scuola “Sciascia” abbiamo messo su le Officine Zen, laboratori di fotografia, serigrafia, ceramica e falegnameria, utili per contrastare la dispersione scolastica».
Qualcosa si muove. Si annotano i provvedimenti presi dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza che prevedono maggiori controlli intorno alla parrocchia, sistemi di videosorveglianza, vetri blindati per proteggere gli autobus. Il mondo produttivo non resta insensibile alla richiesta d’aiuto. «A distanza di giorni dai gravi episodi che hanno colpito lo Zen e dall’omelia celebrata nella chiesa di San Filippo Neri dall’arcivescovo Lorefice, resta forte il richiamo a una responsabilità che riguarda l’intera città – osserva Luigi Rizzolo, presidente di Sicindustria –. Nei prossimi giorni Palermo farà memoria di due date simboliche: la morte di Biagio Conte e, a distanza di pochi giorni, l’anniversario della cattura di Matteo Messina Denaro. Due segni opposti ma convergenti: da un lato la cura degli ultimi, dall’altro l’affermazione dello Stato. Crediamo in un confronto stabile con istituzioni, scuola, università, Chiesa e Terzo settore per trasformare le analisi in azioni concrete, a partire dalla formazione, che è il primo vero investimento. Lo Zen è Palermo. Investire lì significa investire nel futuro della città». Sì, lo Zen è Palermo. Ma, per ora, cicatrici, scheletri di macchine e spari raccontano le ferite e l’urgenza di un ricongiungimento.

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