Il Pronto soccorso del Policlinico diventa rifugio dal gelo per i senza dimora

di Marco Castellini, Milano
A Milano le temperature sotto lo zero spingono molti a trovare ripaco nelle sale d'attesa. Il responsabile della struttura: non abbandoniamo nessuno. E ci sono anche gli habitué
January 10, 2026
Il Pronto soccorso del Policlinico diventa rifugio dal gelo per i senza dimora
Un senza dimora dorme su una panchina. In queste giornate di gelo i Pronto soccorso degli ospedali diventano rifugio/ FOTOGRAMMA
A mezzanotte, fuori dall’Ospedale maggiore Policlinico, la temperatura è di due gradi sotto lo zero, quasi i giorni della merla fossero arrivati in anticipo tantoché Amsa sta intervenendo quotidianamente in oltre 200 vie di Milano con le attività antigelo di spargimento di fondenti salini per garantire la sicurezza della viabilità.
Mentre nella sala d’attesa del Pronto soccorso in via Sforza, le persone aspettano il loro turno per essere visitate dal medico, alcuni dei presenti non sono lì per farsi curare. Spesso infatti il Pronto soccorso diventa il luogo in cui le persone senza fissa dimora cercano riparo durante le notti di freddo. La presenza più o meno marcata di queste persone dipende anche dalla prossimità della struttura rispetto alle zone dove passano le loro giornate. Alcuni di loro invece sono portati lì direttamente dalle ambulanze dopo le segnalazioni di persone insospettite dalle condizioni fisiche o dalla mancanza di risposta da parte di un clochard, arrivando in Pronto soccorso in codice verde.
Spesso i senzatetto entrano senza farsi registrare e quando invece lo fanno si mettono in sala d’attesa, generalmente in codice bianco o azzurro. A volte la patologia è reale ma spesso è un escamotage per poter restare nella sala d’attesa per passare la notte. Capita infatti che quando all’altoparlante venga chiamato il loro nome, anche più volte, non si presentino per la visita e restino nella saletta fino alla mattina dopo, per poi ritornare in strada dopo una frugale colazione. In alcuni casi invece, quando la visita viene accettata, capita che la patologia non sia così grave come descritta e che il paziente abbia solo bisogno di dormire. In questi casi la notte viene passata dormendo su una barella: «Noi non lasciamo fuori nessuno, specie con questi freddi – sottolinea il dottor Alessandro Jachetti, Responsabile di struttura semplice di osservazione temporanea del Pronto soccorso –. Le strutture di accoglienza in città esistono ma hanno delle regole che forse queste persone non vogliono seguire oppure non si fidano di queste strutture e dunque tendono a rifugiarsi in Pronto soccorso. Abbiamo anche un assistente sociale che nei giorni feriali passa tutte le mattine a valutare casi che richiedano la sua assistenza, anche se su questi casi in realtà si può fare poco perché dormitori e strutture ci sono ma capita appunto che il paziente rifiuti di andarci».
Tra i senza dimora c’è anche una fetta di popolazione tossicodipendente, tendenzialmente più giovane delle altre, e questi hanno bisogno di un occhio in più perché possono avere complicanze di natura infettiva o tossicologica legate alla loro condizione. Può essere che, proprio per l’effetto di queste sostanze, il clochard possa essere aggressivo e a volte si rende necessario l’intervento della sicurezza o della forza pubblica: «I casi di violenza sono comunque rari, anche per la natura delle sostanze assunte – sottolinea il dottor Jachetti -. Nella maggior parte dei casi si tratta infatti di droghe simili agli oppiacei, prese a scopo dissociativo e soporifero. Ci sono anche casi di persone che arrivano con patologia psichiatrica, aggravata dal fatto di non avere accesso ai farmaci che servirebbero per alleviare la propria condizione e quindi hanno un po’ di scompenso». L’ospedale è comunque provvisto di un Pronto soccorso psichiatrico con sale dedicate dove viene effettuata una terapia di controllo dallo psichiatra incaricato.
Alcuni clochard sono ormai frequentatori abituali del Pronto soccorso, tanto ormai da essere noti, se non per il nome almeno per il viso, agli operatori della struttura: «Alcuni vengono da altre città o regioni e soggiornano in città per un periodo e poi spariscono per poi tornare dopo alcuni mesi. Non è un caso raro, anzi alcuni ormai sono degli habitué, tanto che ormai alcuni operatori quando li vedono li riconoscono oppure sanno i loro nomi». Fare un censimento della popolazione senza dimora è comunque molto complicato. Lo stesso sistema di identificazione del pronto soccorso, basato essenzialmente sulla diagnosi, non è pensato per un censimento di questo tipo e quindi è ancora molto difficile per il momento ottenere dati realistici sul fenomeno.

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