Federica Brignone dice stop: «Faccio una pausa»
La campionessa olimpica ha annunciato la fine della stagione: ma è anche il suo ritiro definitivo?

Ci sono momenti in cui il corpo va ascoltato e, smaltita l’adrenalina degli ori olimpici, occorre avere il coraggio di dire basta. Lo ha fatto Federica Brignone, che dopo i vittoriosi Giochi si è concesso un solo ulteriore week-end di Coppa del mondo, prima di staccare la spina. Definitivamente o solo per questa stagione? Il quesito è destinato rimanere vivo almeno fino al raduno estivo, momento in cui si capirà se la valdostana possa ambire a un’ulteriore annata per concludere la carriera con la rassegna iridata di Crans Montana, su un pendio a lei decisamente congeniale.
Intanto il dato è stato tratto lungo il viaggio di ritorno dai Pirenei alle Alpi. Partita da Soldeu col dubbio, la Fede Nazionale ha sciolto la riserva una volta atterrata in Italia, decidendo di tornarsene a casa piuttosto che seguire il resto della squadra in Val di Fassa. La pazzesca annata 2025/26 si chiude quindi qui, e verrà ricordata come quella del ritorno avventuroso dopo il brutto infortunio del 3 aprile, della sfilata sbandierando il tricolore seduta sulle spalle di Amos Mosaner nella cerimonia di apertura a Cortina e dei due sontuosi ori raccolti sull’Olimpia delle Tofane.
Molte avrebbero annunciato il ritiro definitivo dopo essersi messe al collo i metalli pesanti, non Brignone, che nel circo bianco si è sempre sentita a casa, nonostante i dolori persistenti che l’attanagliano. Quando è troppo è troppo, però, anche per lei, così la decisione di saltare le tappe del Passo San Pellegrino (da venerdì a domenica con tre prove veloci), di Åre (gare tecniche il 14 e 15 marzo) e delle finali norvegesi tra Kvitfjell e Hafjell, dal 21 al 25 marzo.
«Credo di avere chiesto molto al mio corpo nel corso di questi mesi – ha dichiarato Brignone nella nota rilasciata dalla Fisi –. Dal giorno stesso in cui mi sono infortunata ho dedicato tutta me stessa all’obiettivo di partecipare alle Olimpiadi di Milano Cortina, ottenendo il doppio risultato di portare la bandiera tricolore e di salire sul podio. Ce l’ho fatta addirittura in due occasioni, salendo oltretutto sul gradino più alto. Ho provato a proseguire, adesso però il mio fisico mi sta presentando il conto. Quindi approfitto della stagione ormai al capolinea per concedermi una pausa e continuare successivamente al meglio la riabilitazione, che è stata logicamente forzata nel corso di tutto questo tempo per arrivare al miracolo che siamo stati capaci di compiere. Ringrazio tutti coloro che hanno creduto nel sogno olimpico e mi hanno permesso di rimettermi in piedi e tornare a essere atleta».
Così nelle due discese di venerdì e sabato e nel superG di domenica lungo La Volata a tenere alto il tricolore penseranno Sofia Goggia, Laura Pirovano, Elena Curtoni, Nicol Delago, Nadia Delago, Roberta Melesi, Asja Zenere, Sara Allemand, Sara Thaler e Ilaria Ghisalberti.
Per Brignone invece focus sul ritorno a una vita normale, cosa trascurata nelle frenetiche settimane in cui l’accento è stato posto sulla missione a cinque cerchi. La decisione giunta ieri è in linea con le parole dichiarata alla vigilia dell’appuntamento andorrano, quando la valdostana – dopo aver dominato la scena in superG e gigante e conquistato le due storiche medaglie d’oro dieci mesi dopo il patatrac e i relativi interventi chirurgici alla gamba sinistra – aveva spiegato il perché della presenza in Coppa del mondo, nonostante l’assenza di obiettivi tangibili in questo scorcio di fine inverno.
«Sono tornata per riprendere la mia vita da atleta, anche se naturalmente l’obiettivo principale erano le Olimpiadi», aveva affermato, aggiungendo: «Dopo i Giochi ci siamo seduti a un tavolo, sono tornata al J Medical per tutte le verifiche del caso e ci siamo detti che se stavo bene potevo proseguire con la Coppa». D’altronde Brignone ci teneva davvero tanto a essere a Soldeu, una delle sue tappe preferite. Ha fatto una sola prova di discesa, decidendo poi di saltare la libera e disputare i due superG, con risultati non brillanti. «Valuterò giorno per giorno continuamente: sciare non deve essere una tortura, ma una cosa piacevole e soprattutto sicura», aveva chiosato. E il corpo le ha detto di fermarsi e magari di godersi senza stress tutto il bello realizzato sulla neve a cinque cerchi. «Le emozioni di Cortina sono state incredibili, speciali e davvero faccio fatica a capire come sia stato possibile andare così forte. Ero lì per dare il mio massimo e non pensavo che fosse così alto. Nei dieci giorni successivi ho pensato a curarmi perché ci tenevo a essere a Soldeu. Qualche impegno, ma anche un po’ di distanza da tutto il resto, seppur con poco tempo a disposizione».
Infine una conclusione profetica: «Proseguirò se il dolore me lo consentirà, pur nella consapevolezza che sarà un problema che mi accompagnerà per il resto della vita». Questa è la nuova sfida di Fede: tornare a essere una persona normale dopo che sfidando l’impossibile è diventata una doppia olimpionica.
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