Lo spegnimento della fiamma olimpica tra le mani di Arianna Fontana
di Enrico Lenzi
Conclusi con la suggestiva cerimonia all'Arena di Verona i XXV Giochi olimpici invernali: ora lo sguardo è già alle imminenti paralimpiadi

Verona si è svegliata ieri mattina con ancora negli occhi e nelle orecchie i suoni e le immagini di una cerimonia conclusiva dei Giochi olimpici invernali di Milano Cortina 2026. I varchi che hanno chiuso domenica il centro storico della città scaligera attorno alla sua Arena sono ancora lì e lo resteranno fino al marzo quando la città ospiterà anche la cerimonia di apertura dei Giochi paralimpici invernali.
Soddisfazione, entusiasmo, orgoglio e un pizzico di nostalgia. Si è vissuto tutto questo nella cerimonia conclusiva, che ha illuminato e animato l’Arena di Verona, il più antico stadio al mondo. Uno scenario unico e suggestivo, che non poteva non accogliere una cerimonia basata sul canto, sulla danza e sulla bellezza.
Ma i veri protagonisti della serata sono stati in primo luogo gli atleti che hanno fatto il loro ingresso tutti insieme, mischiandosi tra loro. La gioventù migliore che il mondo sa esprimere, come ha sottolineato la presidente del Cio Kristen Coventry nel suo discorso conclusivo, e che ha dimostrato di saper gareggiare e competere tra loro, ma anche di sapersi scatenare con la musica.
“Siate orgogliosi di quanto avete fatto” è stato l’invito che Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano Cortina 2026 ha rivolto a tutti coloro che hanno reso possibile questi Giochi. Non ha nascosto l’orgoglio di poter dire che tutto è andato bene, che i Giochi sono stati un successo, che l’accoglienza e l’ospitalità italiana ancora una volta ne sono uscite vincenti. Lo ha riconosciuto anche la presidente del Cio, sottolineando come in tutte le sedi di gare c’è sempre stato molto pubblico e grande entusiasmo non solo per gli atleti di casa, cioè gli azzurri.
E poi i volontari che per oltre due settimane sono stati il volto dell’Olimpiade invernale. Con entusiasmo e cortesia hanno accolto, aiutato, guidato le decine di migliaia di tifosi stranieri e italiani nei tanti siti di gara. A rappresentarli idealmente tutti, Mario Gargiulo, alla soglia dei 90 anni, che fu già volontario nelle Olimpiadi di Cortina 1956. Domenica sera prevaleva tra loro la consapevolezza di aver fatto un buon lavoro e di aver contribuito alla riuscita dei Giochi, anche se sulle ultime note del concerto finale in molti ha prevalso anche un senso di nostalgia per quanto si stava per concludere.
Il canto ha fatto da filo conduttore dello spettacolo, che ha incantato il pubblico dell’Arena e quello che ha seguito attraverso la televisione. Ancora una volta la cultura italiana sotto le diverse forte di arte, ha dato mostra del meglio di sé. E all’Arena si è aggiunto anche il Teatro Filarmonico, dove il Coro della Fondazione Arena di Verona ha seguito l’inno italiano. Emozionante anche l’esibizione di Roberto Bolle che ha letteralmente volteggiato in aria. Passi di danza che dalla terra si sono elevati in cielo. Non meno coinvolgente lo spegnimento della fiamma olimpica e dei due bracieri di Milano e di Cortina. Segno visibile della chiusura dei Giochi, ma anche momento iconico e ricco di emozioni. Sentimenti che hanno coinvolto anche gli atleti che hanno ripensato ai loro Giochi, tra vittorie e sconfitte, ma sicuri di aver sempre dato il loro meglio. A tutti loro la presidente del Cio Coventry ha dato appuntamento tra 4 anni sulle Alpi francesi, che domenica hanno ricevuto la bandiera olimpica restituita al Cio dai sindaci di Milano Beppe Sala e di Cortina Gianluca Lorenzi.
Le Olimpiadi invernali sono terminate, ma il clima olimpico rimane, anche per ravvivarsi con lo svolgimento delle Paralimpiadi Milano Cortina 2026. Come detto, si ripartirà da dove si è concluso: l’Arena di Verona. L’attesa, ora, è tutta per il prossimo 6 marzo
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