Chi guiderà adesso l'Iran? Tutti i nomi sul tavolo della successione a Khamenei

Mojtaba, Khomeini jr, Rohani, il figlio dello stesso ayatollah ucciso: l’Assemblea degli Esperti è chiamata a scegliere in fretta chi dovrà guidare il Paese nella transizione di guerra
March 2, 2026
A partire dall'alto, a sinistra, e in senso orario: Gholam-Hossein Mohseni-Eje'i, Mojtaba Khamenei, Hassan Khomeini e Seyyed Ali Asghar Hejazi
A partire dall'alto, a sinistra, e in senso orario: Gholam-Hossein Mohseni-Eje'i, Mojtaba Khamenei, Hassan Khomeini e Seyyed Ali Asghar Hejazi
La violenta scomparsa della Guida suprema iraniana Alì Khamenei apre un problematico periodo di transizione in tempo di guerra. La scena mediatica interna è oggi occupata dal capo del Consiglio supremo di sicurezza, Ali Larijani, in base ai poteri straordinari conferitigli dallo stesso Khamenei, dando così l'impressione che il successore sia già reperito. La Costituzione iraniana è invece chiara in merito alla (complessa) procedura da seguire in simili circostanze. Secondo l'articolo 111, infatti, un “Consiglio direttivo temporaneo” composto da tre persone è incaricato di guidare il Paese. Sono: il presidente della Repubblica, oggi Masoud Pezeshkian; il capo della magistratura, attualmente Gholam-Hossein Mohseni-Eje'i; un giurista indicato tra i 12 membri del Consiglio dei Guardiani, l’ayatollah Alireza Arafi. Sarà successivamente l'Assemblea degli Esperti, un organo composto da 88 membri del clero, a eleggere con un voto a porte chiuse la futura Guida Suprema tra candidati dalle comprovate competenze teologiche.
Lo scorso giugno, durante la “Guerra dei 12 giorni”, Khamenei avrebbe indicato tre possibili candidati alla sua successione in caso di morte. I nomi non sono stati rivelati, ma molti includono nell'elenco i seguenti esponenti politico-religiosi: Gholam-Hossein Mohseni-Eje'i, 69 anni, a capo della magistratura dal 2021 (e perciò membri del trio che guida la transizione), quando è subentrato a Ebrahim Raisi, eletto presidente della Repubblica. Dal 2005 al 2009 è stato ministro dell'Intelligence nel governo di Mahmoud Ahmadinejad; Seyyed Ali Asghar Hejazi, 80 anni, vice capo di gabinetto di Khamenei per la sicurezza (fonti israeliane lo danno tra i collaboratori dell'ayatollah rimasti uccisi nel raid contro il suo complesso a Teheran. In attesa di conferma, rimane una delle figure più influenti dell'establishment iraniano); Hassan Khomeini, 53 anni, nipote del fondatore della Repubblica islamica, nonché figura di spicco all'interno delle fazioni riformiste iraniane, motivo per cui è osteggiato dall'ala conservatrice del regime. Alcuni analisti lo indicano come una possibile figura di compromesso in un momento di estrema instabilità politica.
Altri osservatori includono nella rosa dei favoriti altre figure chiave: Mojtaba Khamenei, figlio 56enne dell'ayatollah ucciso, le cui opinioni rispecchiano quelle del padre, e che ha stretti legami con i Guardiani della rivoluzione. In passato, Khamenei ha espresso posizioni fortemente contrarie all'idea della trasmissione ereditaria. Da qualche anno, però, teologi e religiosi sciiti hanno iniziato a presentare Mojtaba come un grande esperto di diritto islamico, arrivando persino a definirlo sui social con il titolo di ayatollah, sebbene egli non abbia formalmente raggiunto quel rango. Poi: Hassan Rohani, 78 anni, religioso moderato ed ex presidente della Repubblica dal 2013 al 2021. La sua candidatura incontrerà sicuramente l'opposizione dell'ala conservatrice che domina l'Assemblea degli Esperti). Ancora: Ayatollah Alireza Arafi, 67 anni, membro del Consiglio degli Esperti e del Consiglio dei Guardiani, noto per le sue capacità burocratiche. È considerato un candidato “istituzionale”. Infine Sadegh Larijani, 64 anni, attuale capo del Consiglio di discernimento dell'interesse del regime. La sua candidatura può essere offuscata dalle precendenti accuse di corruzione.
E Ali Larijani, l'attuale uomo forte del regime? Le sue probabilità di accedere alla massima carica del regime teocratico sono quasi nulle. Pur provenendo da un'illustre famiglia religiosa e avendo studiato a Qom, Larijani è percepito più come una figura politica che clericale, il che lo rende tecnicamente ineleggibile. Molti analisti ritengono tuttavia che Larijani agirà ugualmente come un “coordinatore” o “regista” durante la transizione in attesa che l'Assemblea degli Esperti scelga il nuovo leader tra le persone che possiedono requisiti più evidenti.

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