sabato 12 gennaio 2019
Si riuniscono in piazza Castello per una "mobilitazione lampo" a sostegno della grandi infrastrutture amministratori locali, imprenditori, sindacalisti provenienti soprattutto dal Nord Italia
Un momento della manifestazione (Ansa)

Un momento della manifestazione (Ansa)

In piazza Castello, a Torino, per dire sì alla Tav. A chiamare a raccolta il fronte favorevole alle grandi infrastrutture che il governo vorrebbe bloccare, prima fra tutte la Torino-Lione, è il Comitato "Sì, Torino va avanti" (che raggruppa le cosiddette "sette madamine") e l'ex sottosegretario Mino Giachino, che lo scorso 10 novembre radunò 40mila persone tra imprenditori, sindacati, categorie produttve, studenti e pensionati.

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La manifestazione di oggi è, secondo le intenzioni degli organizzatori, apartitica, cioè senza simboli politici: un flash mob per dare voce a tutti quelli che vogliono ribadire il loro Sì alla Tav. Ci sono oltre un centinaio di sindaci da tutte le regioni del Nord e anche dalle Marche. Una manifestazione senza palco nè discorsi ufficiali, con una zona riservata agli amministratori locali (annunciata la presenza di molti sindaci della Val di Susa, la zona della Tav).

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In prima fila il governatore del Piemonte, Sergio Chiamparino, per dare un segnale forte: "Se il governo dirà no alla Tav - ha detto - io chiederò al Consiglio regionale di indire un referendum consultivo al quale potranno aderire, se vorranno anche i colleghi di Veneto, Lombardia, Valle d'Aosta e Liguria". In piazza anche amministratori e militanti della Lega: una presenza annunciata che ha suscitato i malumori dei Cinque Stelle, alleati di governo.

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I lavori della Tav, come si sa, sono già cominciati: scavati più di 6 chilometri della galleria principale e, secondo il progetto approvato a suo tempo dai governi di Italia e Francia, entro giugno l'opera dovrà essere proseguita per altri due chilometri. Il commissario di governo per la Tav, Paolo Foietta, sostiene che uno stop definitivo del cantiere costerebbe complessivamente 3-4 miliardi di euro, con un danno di 75 milioni per ogni mese di ritardo.

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Ad oggi è stato realizzato il 15,5% della sezione transfrontaliera dell'opera. Nella parte francese i lavori invece hanno già superato il 64% del tracciato.

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