venerdì 13 agosto 2010
Intesa tra le Poste e Fieg, ora attesa per il tassello mancante. La "riduzione del danno" provocato dalla stangata tariffaria postale va integrata per le testate che tirano meno di 20mila copie, come prevede la legge 46 del 2004. Tanti i settimanali cattolici itneressati.
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Alla firma dell’intesa siglata a fine luglio dagli editori e dalle Poste sulle nuove tariffe postali, sbloccata in queste ore, manca ancora un tassello, quello dei “piccoli”. Che riguarda anche la Fisc, la federazione dei settimanali diocesani. Lo ricorda il presidente dell’Uspi, Francesco Saverio Vetere. «Per noi – spiega Vetere – condizione imprescindibile per varare le nuove tariffe è la piena applicazione del principio contenuto nel primo articolo della Legge 46 del 2004, il quale fissava un nuovo sistema di agevolazione per le tariffe postali dei prodotti editoriali». Perché il rischio, se l’accordo siglato con la Fieg non si integra con lo spirito di quella norma, è che sia comunque colpito chi “tira” meno di 20.000 copie. La legge dice infatti che le «stampe periodiche con tiratura inferiore a 20.000 copie a numero dovranno usufruire della tariffa più bassa, prevista per le spedizioni superiori a 20.000 copie». Se insomma le Poste firmassero l’intesa con la Fieg, definita dalle parti il «male minore», senza un decreto tariffario del governo che recepisce la legge 46, le testate nazionali si vedrebbero applicata fino al primo settembre 2011 la riduzione concordata del 38% sugli aumenti scattati il 31 marzo, quando il Ministero dell’economia ha sospeso le agevolazioni per le spedizioni. E tra un anno scatterebbe l’ulteriore e definitivo aumento del 17%. Chi invece pubblica meno di 20.000 copie, tetto sotto il quale rientrano molti settimanali diocesani, si troverebbe un rincaro stimato dall’Uspi nel 100%. Insomma, il delitto mediatico sarebbe solo in parte scongiurato e le voci dei territori resterebbero a rischio asfissia. La questione è stata già affrontata con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il quale in quest’ultima settimana è stato determinante nello sbloccare la situazione con il dicastero economico. L’intesa sul nuovo assetto tariffario si era arenata su scogli burocratici. La «quadra» è stata trovata emanando un decreto a costo zero per le casse dello Stato dopo la firma dell’intesa. Il costo ricade sugli editori, per le cui casse vi sarà per il 2010 un esborso di 45 milioni, e sulle Poste, con una riduzione di introiti per 52 milioni. Ma i piccoli editori chiedono garanzie. Per ora, hanno incassato la volontà politica della Presidenza del Consiglio di recepire la legge 46 nel decreto tariffario che imporrà al «gestore» del servizio postale (nel 2011 il mercato sarà liberalizzato) di applicare ai “piccoli” le tariffe più convenienti. Strada che gioverebbe anche alle Poste, danneggiate dalla sospensione delle spedizioni di molte piccole testate. Ma in questa complicata vicenda finché non verranno messe le firme alle intese e al decreto, nessuno può tirare sospiri di sollievo.
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