mercoledì 29 ottobre 2008
Continua la protesta contro il decreto Gelmini. Ieri Roma in tilt per il sit-in organizzato davanti al Senato, che ha bloccato il centro. Lo stesso a Torino, Catania, Venezia, Genova, Reggio Calabria, Perugia. E stamane a Milano un migliaio di studenti sono scesi per le strade del centro: momenti di tensione con la polizia e tafferugli.
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A MILANO. «Blocchiamo la città fino a quando il Senato non voterà contro il decreto Gelmini». È questa una delle intenzioni degli organizzatori del corteo che si è mosso stamane da largo Cairoli, a Milano, per entrare nel centro di Brera. Ci sono stati anche momenti di tensione e piccoli tafferugli tra gli studenti milanesi e le Forze dell'ordine. I ragazzi che stanno manifestando contro la riforma della scuola sono arrivati allo scontro, per pochi minuti, con gli agenti schierati lungo il corteo. Gli incidenti si sono verificati tra PiazzaMeda e Via San Paolo. Poco prima i manifestanti, circa un migliaio, si erano scagliati di nuovo contro le Forze dell'ordine. In zona Brera hanno lanciato uova e petardi contro i poliziotti che non hanno reagito. I liceali in corteo stanno attraversando il centro di Milano e sono pronti a nuove rivolte e blocchi. Intanto, anche dall'Università statale i manifestanti sono pronti a scendere in piazza.A ROMA. Per gli studenti che protestano contro il decreto Gelmini ieri era «meno uno al tramonto», parafrasando il gergo del servizio militare. Oggi, infatti, il Senato darà il via libera definitivo al provvedimento. Perciò una Capitale bagnata e caotica ha fatto nuovamente da sfondo a numerose e rumorose iniziative di contestazione: ancora occupazioni negli istituti superiori e in facoltà universitarie, lezioni in piazza con l'ombrello, cortei spontanei in centro che sono poi in gran parte confluiti in un lungo sit-in davanti a Palazzo Madama. Lì, in mattinata, qualche momento di tensione a causa di tre giovani che hanno tentato di scavalcare le transenne metalliche piazzate dalla polizia (uno avrebbe anche sputato verso un agente) ma sono stati fermati, identificati e poi rilasciati. Per il resto, nessun problema e tanto rumore. Per nulla, tuttavia, se come sembra la maggioranza parlamentare andrà per la sua strada. Loro comunque assicurano che non molleranno neanche in quel caso. «Bloccheremo Roma», minacciano gli universitari, ma a giudicare dal traffico sul lungotevere, più infernale del solito, la missione è già compiuta. E giurano che il movimento non si ferma di fronte alla divisioni politiche, che pure ci sono e creano qualche problema. I ragazzi del Blocco studentesco (destra radicale) ci provano a unire le forze al grido di «né rossi né neri, liberi pensieri», ma quelli dell'Unione degli studenti (sinistra) ci tengono a far sapere di «non avere nulla a che fare con formazioni di destra». Così quando i primi intonano l'Inno di Mameli, gli altri fischiano e rispondono con Bandiera Rossa e il coro «siamo tutti antifascisti». Tutti quanti concordano, comunque, sulla cifra dei manifestanti davanti al Senato che fissano, probabilmente esagerando, in 10mila. Per un po', in serata, sono da annoverare nel totale anche alcuni senatori del Partito democratico e dell'Italia dei Valori, che escono dal palazzo per informare i dimostranti del temporaneo stop ai lavori, dovuto a contrasti sui tempi delle dichiarazioni di voto. La notizia esalta la giovane folla, che esplode in un boato: «Uniti facciamo paura!». Alle spalle di liceali e universitari in fermento, piazza Navona resta la solita incantevole cornice per i turisti di tutto il mondo, seduti ai tavolini dei bar malgrado l'acqua insistente e il frastuono, colorato di ombrelli e di palloncini gialli con su scritto: «Polizia arrestaci tutti». Gli uomini del reparto mobile della Questura e i carabinieri, abituati a situazioni ben più agitate, controllano tranquilli, qualcuno sorride. Le strade circostanti sono state chiuse perfino al transito pedonale, in modo da convogliare i vari spezzoni di corteo nella direttrice che da corso Vittorio Emanuele conduce alla piazza e quindi alla Corsia agonale, proprio di fronte all'ingresso principale di Palazzo Madama. Gli altoparlanti piazzati su un furgone trasmettono la colonna sonora della protesta: le note di Franco Battiato, di Rino Gaetano e del ruspante rapper "Piotta" si mescolano con i bassi ossessivi della musica house e techno. A un certo punto irrompe perfino Ace of spades dei Motorhead, metallari inglesi d'annata, l'arma migliore per far tremare sul serio il Palazzo della politica, o almeno i vetri alle finestre. E oggi si replica. Ma ci sono anche studenti che si schierano con il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini, come quelli di Azione studentesca e Azione universitaria, vicini ad Alleanza nazionale, e quelli di Alternativa studentesca e Studenti per la libertà (Forza Italia), che ieri si sono confrontati al teatro Capranica con i parlamentari del Pdl. Secondo Michele Pigliucci, presidente di Azione studentesca, le manifestazioni di protesta «sono strumentalizzate dalla classe docente» che teme di perdere i suoi privilegi di casta proprio a causa della legge 133. «Non è giusto " sottolineano i giovani di centrodestra " che una minoranza di studenti blocchi la possibilità di studio a tutti gli altri».A TORINO. Per il momento le lezioni, pur tra mille difficoltà, sono andate avanti. Ma anche a Torino cresce la protesta, tra gli studenti delle scuole superiori, contro la riforma Gelmini. C’erano anche loro, ieri pomeriggio, tra i quasi duemila manifestanti che hanno sfilato per le vie del capoluogo piemontese chiedendo a gran voce - con slogan e striscioni colorati - di mettere da parte la riforma avanzata dall’attuale governo. Un unico serpentone che ha messo insieme universitari, ricercatori, genitori e insegnanti, oltre appunto ai liceali, per dire no “alla privatizzazione dell’istruzione e ai tagli di bilancio”. Quella di ieri, però, è stata soltanto una delle iniziative della contestazione pacifica che scuote le aule della maggior parte degli istituti piemontesi di secondo grado. Da alcuni giorni ormai i giovani manifestano la loro protesta con assemblee, sit-in e lezioni in piazza. Dal Cavour al Berti, dal Gioberti al Gobetti, tutti uniti in una piena che continua a gonfiarsi in vista del grande sciopero nazionale proclamato per il 30 ottobre. Per quella data, infatti, l’assemblea di studenti e studentesse “No Gelmini” sta organizzando un altro corteo. «La strada da seguire – dicono gli studenti – è quella dell’unione delle forze». Ecco dunque fioccare le iniziative comuni, come i presidi davanti al Miur o il concerto di alcune band studentesche che, lo scorso sabato sera, si sono esibite al centro sociale Askatasuna. Appuntamenti che da una scuola all’altra stanno coinvolgendo anche il resto della provincia di Torino e, in generale, tutto il Piemonte.A CATANIA. A Catania e provincia la protesta degli studenti dilaga, sia all’Università che negli istituti superiori. Ieri a Catania hanno proclamato l’autogestione gli studenti dell’istituto d’arte, del liceo scientifico “Principe Umberto”; in provincia gli studenti del liceo classico “Amari” di Giarre: da lunedì sono in autogestione i licei catanesi “Cutelli”, “Spedalieri”, “Boggio Lera”, l’Artistico e in provincia gli istituti superiori di Bronte e Linguaglossa. Nella cittadella universitaria, da lunedì sera gli studenti universitari di fisica occupano la sede della facoltà e hanno proclamato il presidio ad oltranza. Dinanzi l’ingresso hanno esposto uno striscione recante la scritta «Fisica si oppone». «La protesta è pacifica – precisano – e nessuno impedisce a chi vuole di seguire regolarmente le lezioni». Ieri al polifunzionale della cittadella si è svolta un’assemblea generale a cui hanno partecipato anche docenti che sostengono la causa degli studenti. Gli universitari delle facoltà di Lettere, Fisica, Ingegneria e Scienze Politiche oggi organizzeranno lezioni in strada a Catania. L’appuntamento è fissato nella centralissima piazza Università dove, dalle 8 alle 14, in segno di protesta, si svolgeranno lezioni all’aperto.A VENEZIA. Il maltempo, con l’acqua alta a Venezia, ma anche a Trieste, ha segnato la mobilitazione contro il decreto Gelmini. Se 1.200 studenti degli atenei veneziani (Ca’ Foscari e Iuav), ai quali sono aggiunti gli allievi dell’Accademia delle Belle Arti, hanno atteso che defluisse l’acqua alta per poter accomodarsi sui “masegni” di piazza San Marco per assistere a lezioni alternate da interventi sui “mali” della scuola, a Trieste l’acqua che non riusciva a farsi assorbire dalla rete fognaria ha invaso alcune aule dell’università. Gli studenti, pertanto, hanno dovuto rinunciare sia alle lezioni che alle altre iniziative di protesta. Ma in serata si sono dati appuntamento a Ponte Rosso, nel cuore della città, per dar luogo ad una fiaccolata. Gli studenti veneziani si apprestano ora all’organizzazione della manifestazione in difesa della scuola di domani. I giovani hanno richiesto alle autorità di poter sfilare in corteo lungo il Ponte della Libertà, che collega Mestre a Venezia. La protesta si è estesa ieri anche alla città di Udine, con assemblee in tutti gli istituti superiori. Stanno alla finestra, invece, gli studenti dell’ateneo friulano.A GENOVA. Il Consiglio regionale ligure ha approvato ieri all’unanimità un documento del quale impegna il presidente della Giunta ad «attivarsi tempestivamente presso il Governo perchè riapra il confronto con le parti interessate prima della definitiva approvazione di strumenti normativi che riguardano scuola, università, formazione e ricerca». Con nota di precisazione della minoranza di centro destra che il ministro Gelmini ha sempre accettato il dialogo, il voto unanime è stato espresso anche per evitare “strumentalizzazioni” a livello locale. A Genova ci sono stati parecchi cortei, mai apparsi però molto affollati. E ci sono anche molti studenti che ammettono di sapere poco della riforma e preferire l’informazione piuttosto che la protesta, mentre per altri si tratta di qualcosa che tocca maggiormente università ed elementari. Intanto si sono registrate le prime occupazioni ed autogestioni presso importanti istituti quali il liceo artistico Paul Klee, e quelli scientifici Fermi, Cassini e Lanfranconi. All’istituto sperimentale “Piero Gobetti”, la preside ha chiuso il portone per impedire che gli studenti entrassero ed occupassero la scuola.A REGGIO CALABRIA. Cresce l’attesa per domani quando tutti, studenti e docenti insieme, scenderanno in piazza per dire no alla riforma Gelmini. L’appuntamento è per le ore 9, a piazza De Nava e poi via per il corso Garibaldi con cartelli, striscioni e slogan fino a piazza Duomo. Sono giorni di preparazione e nelle scuole reggine, licei e istituti tecnici, sono ore di discussione, di dialogo in vista della grande manifestazione. Al liceo classico “Tommaso Campanella” il comitato studentesco si è riunito per due ore e ha deciso di aderire alla manifestazione. Anna e Roberta, 16 anni, sono il volto pulito di questa protesta. Frequentano il primo liceo, sezione c, e raccontano di una scuola fatiscente nelle strutture, dove i laboratori funzionano male e la palestra, o meglio il cortile, non è accessibile da molti anni. Il collettivo “Ad alta voce” del liceo scientifico “Volta” ha convocato gli studenti delle altre scuole per dar vita al corteo in cui ribadire i motivi del no alla riforma. Oggi pomeriggio gli studenti hanno organizzato una lezione in piazza per ribadire il no alle 133. Alle 16.30 a piazza Camagna, filosofi e storici incontrano gli studenti per parlare di questione meridionale e di letteratura araba.A PERUGIA. Anche a Perugia studenti in piazza contro la riforma del governo di scuola e università. Ieri pomeriggio alcune centinaia di studenti, insegnanti e genitori delle scuole primaria, secondaria e superiori hanno manifestato nella centralissima piazza IV Novembre, con striscioni e slogan contro la Gelmini. Studenti a terra per la lezione di una docente universitaria, ex precaria, che parla loro di matematica ma anche di studio, «perchè voi dovete studiare e avete il diritto di farlo con docenti giustamente pagati e liberi di insegnare e fare ricerca». Il malessere è generale e trasversale, affermano alcune maestre e insegnanti, anche loro alla manifestazione. Fanno parte del “Coordinamento” insegnanti e genitori delle scuole superiori della provincia di Perugia e chiedono il ritiro totale dei decreti legge sulla scuola e sull’università dietro i quali, dicono, non ci sarebbe alcun disegno di riforma ma solo tagli e indebolimento della scuola pubblica. Non ci sono, al momento, a Perugia, scuole occupate dagli studenti ma «il dibattito e le prese di posizione degli stessi docenti si stanno moltiplicando con l’approvazione di mozioni da parte di collegi docenti», spiega Gabriella Giulianelli, insegnante delle superiori e coinvolta nel “coordinamento” nato circa un mese fa “dalla base”. Già in mattinata a Perugia c’era stata un’altra iniziativa. Alcune migliaia di studenti universitari e allievi di vari istituti superiori della città hanno manifestato contro la legge di riforma dell’università. “133 volte no” era lo slogan scritto nella maggior parte dei cartelli e degli striscioni esposti dagli studenti che hanno poi percorso le vie del centro fino al rettorato.
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