giovedì 20 settembre 2012
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CHI SE N'È ANDATO«Quanto costa vivere da solo! Ma mi sembra giusto resistere»
​«Ho un po’ di problemi con le camicie. Stiro malissimo… e si vede». Fatta eccezione per le difficoltà con l’asse da stiro Stefano, 31 anni, dice di cavarsela bene con tutti gli altri lavori domestici: «Mi piace cucinare e ai fornelli non ho mai avuto problemi. Quanto al resto: vivo per la prima volta in una casa “mia” e me ne occupo con piacere». Stefano è uscito definitivamente di casa nell’aprile 2012: da Lentate sul Seveso si è trasferito a Milano, dove lavora come educatore in una comunità. Ma il sogno di una vita indipendente lo coltivava già da diverso tempo. «Subito dopo la laurea ho vissuto per cinque mesi in Irlanda, per migliorare l’inglese - spiega -. Questa esperienza è stata la mia prima esperienza di vita autonoma. Ho capito che, un volta tornato in Italia, averi dovuto fare un salto».Il percorso verso l’indipendenza, però, è stato lungo e complesso. Tornato in Italia, Stefano decide di rimettersi sui libri: la laurea in storia non offre molti sbocchi professionali e così, tra il 2006 e il 2007, frequenta un master in "Formazione interculturale".  Poco prima della fine del corso trova lavoro ma per alcuni anni la scelta è quella di fare il pendolare tra casa e lavoro. In primis per una questione di costi: trovare casa in affitto a Milano è stata una vera e propria sfida, soprattutto dovendo far quadrare il bilancio con poco più di mille euro al mese. «Ci ho messo nove mesi a trovare una casa adatta alle mie esigenze», ricorda Stefano.  «Avrei potuto continuare a fare il pendolare, spostandomi in auto tra Lentate e Milano. Ma ho scelto di andare a vivere da solo perché a una certa età è importante emanciparsi dal proprio nucleo familiare - riflette Stefano -. Paradossalmente una delle difficoltà che ho dovuto affrontare è stata proprio quella di far capire alla mia famiglia questa mia esigenza».Alcuni piccoli (ma superabili) ostacoli ci sono, tra bollette, spese e tutto il resto. «Ma ho trovato la giusta distanza tra la mia autonomia e il rapporto con i miei genitori», conclude.
CHI È RIMASTO «Ho deciso di tornare a casa dai miei Scelta di risparmio e buon senso»

«Devo fare un passo indietro per prendere meglio la rincorsa e andare avanti». Con questa filosofia Giovanni, 27 anni, spiega la decisione di tornare a vivere in casa con i genitori dopo un anno trascorso a Milano. Ma non chiamatelo "bamboccione". Originario di un piccolo paese del Varesotto, vicino a Busto Arsizio, anche durante gli anni dell’università Giovanni non ha voluto pesare sui genitori. «Ho preferito continuare a vivere in famiglia e fare il pendolare, piuttosto che chiedere ai miei di pagarmi un affitto a Milano», racconta. D’altronde conciliare lo studio con un lavoro che permetta a uno studente di pagarsi i (proibitivi) affitti del capoluogo lombardo è quasi impossibile. Non restava quindi che pazientare. Ma nemmeno dopo la laurea in Giurisprudenza Giovanni ha potuto realizzare quel sogno d’indipendenza che coltiva fin dal liceo. «Ho iniziato il praticantato in uno studio legale di Milano. Ma con uno stipendio di 640 euro netti al mese era impossibile pianificare una vita autonoma - spiega Giovanni -. E io non ho mai voluto chiedere aiuto ai miei». Così, per un anno, continua continua la sua vita di pendolare tra Busto Arsizio e Milano: tre ore al giorno di viaggio fra treno e mezzi pubblici. Solo nel 2011 arriva la svolta: un appartamento da condividere con due ex compagni di liceo. «A un prezzo accessibile per le mie risorse - sottolinea Giovanni -. Per me è stata una bellissima esperienza, anche perché ho costruito un bel rapporto di amicizia con i miei coinquilini. Ma soprattutto ho imparato a gestire la mia vita in modo più indipendente». Con un occhio particolarmente attento alle spese: «Stavo molto attento al bilancio, ho imparato a fare la spesa in maniera più oculata». A febbraio 2012 la convivenza finisce: «Avrei potuto cercare un’altra casa ma ero arrivato al limite con i miei risparmi». E Giovanni ritorna a casa dai genitori dove sta studiando per preparare l’esame di Stato previsto per novembre. «Se passo l’esame divento avvocato e ho buone probabilità di continuare a lavorare nello studio dove ho svolto il praticantato - spiega -. Sono tornato a casa dai miei per risparmiare e valutare quale investimento fare in futuro. Non mi va di spendere soldi in affitto, un giorno vorrei comprarmi casa».
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