mercoledì 16 marzo 2016
​Caritas Ambrosiana alla fiera Fa' la cosa giusta (18-20 marzo) a Milano, propone «Sconfinati»: un percorso a ostacoli che ricalca le difficoltà incontrate dai profughi che cercano di arrivare in Europa.
Fa' la cosa giusta: gioco di ruolo sui profughi
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Potrebbero capitarvi l’identità e la sorte di Rizwan, 22 anni, fuggito dal Pakistan per non essere arruolato a forza dai talebani, e che dopo un’autentica odissea è riuscito ad arrivare in Italia, dove la sua richiesta d’asilo è stata accolta. Oppure potreste vedervi assegnato il nome e il calvario di Godspower, 24 anni, nigeriano, costretto a lasciare la sua terra per sopravvivere alla persecuzione anticristiana che gli ha ammazzato il padre: arrivato in Italia dopo aver lavorato in Libia, prima della guerra, e traversato il Mediterraneo su un’imbarcazione malandata, ha da poco visto rigettata la richiesta d’asilo e ha perso il permesso di soggiorno. Ora, con l’aiuto di un avvocato, ha fatto ricorso. Benvenuti a FieraMilanoCity, dove da venerdì 17 a domenica 20 marzo si svolge «Fa’ la cosa giusta», la fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili organizzata da «Terre di Mezzo». Benvenuti allo stand di Caritas Ambrosiana. Dove per tre giorni sarà possibile farsi un’idea – nulla più: ma sarebbe già tanto – di cosa deve affrontare chi è costretto a lasciare la propria patria a causa della guerra, della povertà, dell’odio etnico o religioso o razziale, o per gli effetti dei cambiamenti climatici. «Sconfinati»: così Caritas ha battezzato la sua proposta. Che ha l’apparenza di un gioco di ruolo. Ma in realtà si offre come «percorso esperienziale» dedicato al dramma – troppe volte sfociato in tragedia – di quanti traversano deserti e mari per afferrare una speranza di salvezza. Ecco come funziona.
Al visitatore verrà chiesto di assumere l’identità di uno dei profughi in fuga dalla Siria piuttosto che dall’Eritrea, dall’Afghanistan o dalla Costa d’Avorio. Si troverà assegnato un nome, una nazionalità, un passaporto. Una storia. Col poco denaro a disposizione, dovrà trattare con gli scafisti la traversata del Mediterraneo sui famigerati barconi. Quindi, con tutti gli altri partecipanti al «gioco», salirà a bordo di una vera barca, montata su una basculante, all’interno di uno spazio buio. Luci e suoni simuleranno una tempesta. Alcuni soccomberanno. Chi sopravviverà, superata la frontiera "naturale" rappresentata dal mare, dovrà affrontare nuovi ostacoli: i confini fra gli Stati, l’ostilità delle popolazioni, le identità nazionali. Fili spinati: materiali e immateriali. Infine la burocrazia. L’ultimo scoglio sarà la commissione che deciderà se accogliere o respingere chi ha rischiato tutto per arrivare fin qui.
«Sconfinati» è un percorso di 15 minuti basato su storie vere raccolte da operatori e volontari del Consorzio Farsi Prossimo di Caritas Ambrosiana, che nelle parrocchie e nei centri della diocesi è impegnato nell’accoglienza di richiedenti asilo e profughi. A questa proposta si accompagna – venerdì alle 18,30 sempre in fiera – il dialogo «Sconfinati: siamo tutti sulla stessa barca. La vera sfida delle migrazioni contemporanee» col sottosegretario del Ministero dell’Interno Domenico Manzione, il sociologo Aldo Bonomi e il responsabile del settore migrazioni di Caritas Italiana, Oliviero Forti.
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