martedì 29 giugno 2021
Dal 1° luglio si potrà tornare a licenziare nell’edilizia e nell’industria manifatturiera, con un’eccezione per il tessile e i settori collegati. Draghi ferma il rimborso sui pagamenti tracciati
Il Consiglio dei ministri di lunedì 28 giugno 2021

Il Consiglio dei ministri di lunedì 28 giugno 2021 - Lapresse

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Tempo di "normalizzazione" anche per i licenziamenti: con i dati del Covid in discesa, non è più tempo del blocco totale stabilito d’urgenza all’inizio della pandemia, a marzo del 2020. Dal 1° luglio si potrà tornare a licenziare nell’edilizia e nell’industria manifatturiera, con un’eccezione (stabilita ieri) per il tessile e i settori collegati, dalle calzature alla moda.

Ma non è l’unica novità importante decisa nel vertice di governo (o "cabina di regia", come preferiscono chiamarla a Palazzo Chigi) presieduto questo pomeriggio da Mario Draghi: assieme alla scontata proroga per altri 2 mesi, fino al 31 agosto, del blocco delle cartelle esattoriali, il presidente del Consiglio ha fatto passare la sua linea (come sui licenziamenti) anche sulla misura-cardine del secondo governo di Giuseppe Conte, il cashback (rimborso) sui pagamenti tracciati con carte di credito e bancomat. L’ex presidente della Bce ha deciso di attuare quello che a Palazzo Chigi si mormorava da tempo: stoppare dal 1° luglio la misura che per Conte, che intanto annaspa nella contesa con Grillo, era «una rivoluzione che darà benefici di lungo periodo».

Licenziamenti. Come detto, è passata la linea Draghi. Alla fine, per mitigare i danni d’immagine Enrico Letta, segretario del Pd, ha presentato la soluzione trovata come un «buon compromesso». Tuttavia, secondo voci e ricostruzioni filtrate dall’incontro a cui erano presenti i ministri Brunetta, Orlando, Giorgetti, Franco, Speranza, Bonetti e Patuanelli, i dem e i 5 stelle (con l’appoggio del ministro forzista della Pubblica amministrazione) hanno provato a proporre l’estensione per 60 giorni del blocco generalizzato, introdotto con lo scopo di bloccare i posti di lavoro messi a rischio dalle ricadute della pandemia. Draghi ha detto di no e ha insistito per lo sblocco selettivo, tutelando i soli settori del tessile e della moda, fra i più colpiti dalla crisi pandemica. Su questa linea si sarebbero attestati anche i capi-delegazione della Lega e di Italia viva, il partito renziano. Alla fine, per evitare un vero voto, sarebbe stato il titolare del Lavoro, il dem Andrea Orlando, a formulare la proposta che ha messo tutti d’accordo. Le aziende del tessile e quelle affini, quindi, potranno continuare a fruire della Cig gratuita e per loro resta fino al 31 ottobre lo stop alla possibilità di licenziare. Per tutte le imprese che sono oggetto di uno dei tavoli di crisi (attualmente aperti e non) e che abbiano esaurito la dotazione di ammortizzatori sociali, non c’è la conferma del blocco, ma al tavolo si è discusso la possibilità di concedere ulteriori 13 settimane di cassa integrazione straordinaria.

Per Brunetta (Forza Italia) la scelta adottata «denota la nostra volontà di far tornare il Paese al mercato, difendendo sì i settori più in crisi, ma tornando alla fisiologia». Per Orlando «la discussione è andata nella direzione giusta: aumentare gli strumenti di protezione e rendere meno traumatico il superamento del blocco dei licenziamenti, offrendo strumenti alle imprese e ai lavoratori per gestire le crisi. È importante anche che le misure saranno sottoposte al confronto con le parti sociali». Infatti, per indorare la pillola ai sindacati, certo poco contenti dell’impostazione finale (loro chiedevano di più, temendo una «bomba sociale», e per questo avevano anche manifestato sabato scorso), Draghi ha fatto sapere comunque che oggi alle 15 riceverà i leader di Cgil, Cisl e Uil, Landini, Sbarra e Bombardieri (dopo toccherà pure alle imprese). Sindacati che, al termine di un giro d’incontri con i partiti, avevano cercato ieri di trovare sponde alle loro richieste anche con Forza Italia: «Abbiamo ribadito la nostra contrarietà a un blocco generale - ha spiegato il coordinatore nazionale Antonio Tajani –, ma siamo favorevoli a un’azione delle imprese per usare tutti gli strumenti possibili prima di avviare i licenziamenti».

Stop al cashback. Un po’ a sorpresa, invece, nella riunione di governo è spuntato il tema cashback. Il grillino Patuanelli, collegato da Strasburgo, ha provato a opporsi ai disegni draghiani. Il premier non ne ha voluto sapere, però: «Lo fermiamo per almeno sei mesi, da luglio, e proviamo a correggerne le storture». L’operazione si fermerà il 30 giugno, dopo aver pagato le somme accumulate nel primo semestre con i pagamenti delle carte e il "superpremio" da 1.500 euro ai maggiori utilizzatori. Per ora è solo un orientamento, ma netto, da far confluire in un testo di legge. Al pari dell’estensione di due mesi del blocco delle cartelle esattoriali, su cui tutti si sono trovati d’accordo.

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