sabato 11 novembre 2017
Ma aumentano anche i disoccupati e i giovani che non studiano né lavorano. Le famiglie lasciate sole con i malati cronici
Una mensa per le persone in difficoltà (Lapresse)

Una mensa per le persone in difficoltà (Lapresse) - LaPresse

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«Mettere al centro l’altro e non il proprio sentire». Questo vuol dire farsi prossimo perché «la compassione non è un istinto, ma una conquista» che si ottiene «lasciandosi contagiare dallo stile di Dio». Monsignor Angelo De Donatis, vicario di Roma, ha voluto ricordarlo intervenendo alla presentazione del Rapporto La povertà a Roma: un punto di vista, curato dalla Caritas diocesana. «Non è spontaneo fermarsi, non attendiamo di essere attratti dai poveri per aiutarli», ha sottolineato il vescovo che ha tuttavia invitato ad imitare il Buon Samaritano. Che insegna «ad avvicinarci, perché da lontano potremmo esprimere dei giudizi che non corrispondono alla verità o cercare dei colpevoli, pratica che può nascondere un fariseismo sottile». Secondo De Donatis, «la sorgente della nostra missione è contemplare l’amore di Cristo per me: allora io lo amerò amando l’ultimo dei fratelli».

«Più che commiserarli, dovremmo avvicinarci a loro per ottenere la salvezza», gli ha fatto eco monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma. Ecco perché, «come ricorda papa Francesco, che ha istituito la Giornata Mondiale dei poveri che si celebrerà il 19 novembre, i poveri devono diventare un’attenzione prioritaria». Per la comunità ecclesiale e per l’intera società. «Se un governo, un’istituzione, ha la preoccupazione del povero, dell’anziano, del giovane che non trova lavoro, delle famiglie che non hanno una casa, questa città potrebbe diventare un’altra», ha osservato Feroci. «La prima grande preoccupazione di questa città - ha scandito - non sono tanto le buche, ma le persone che sono in difficoltà».

Del resto, come emerge dal Rapporto, sono tante e diverse le situazioni cittadine di emarginazione e di povertà. Che, ha precisato il direttore della Caritas, «non sono solo quelle dei barboni che vivono in mezzo alla strada». Esiste infatti «un barbonismo domestico, cioè persone che, con la loro dignità, restano rinchiuse nelle loro case, gente che con la pensione non riesce a sostenersi a e far fronte ai propri bisogni».

A Roma, oltre «ai quasi 700 mila anziani nascosti», si registra «un’altissima percentuale di giovani tra i 15 i 30 anni che non studiano e non cercano lavoro». «Ci sono poi famiglie con pazienti psichiatrici o con l’Alzheimer che sono oberate e oppresse, a cui bisogna dare sollievo», continua Feroci che ha anche attirato l’attenzione sul problema della casa: «In città abbiamo 130 mila abitazioni sfitte e non si trovano soluzioni per 5000 persone che occupano gli stabili».

Roma inoltre è diventata «Capitale dell’azzardo», ha rilevato il direttore della Caritas, per il quale «il gioco sta falcidiando famiglie, giovani, anziani». «Questo sciacallaggio sui poveri sconcerta e rattrista».

«Non lasciamoli soli» è dunque l’appello della Caritas diocesana che non a caso ha scelto questa frase come slogan del suo programma pastorale dedicato in particolare all’accompagnamento degli adolescenti e dei giovani. «Guardiamo la realtà della città di Roma - ha concluso Feroci - non per sconcertarci, ma per capire come rispondere. Vogliamo essere persone che aiutano con testa, cuore e mani e che, attraverso le opere segno, annunciano l’amore di Dio».

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