giovedì 4 febbraio 2021
Nonostante le smentite, l’ipotesi Conte agli Esteri (e il Mes in secondo piano) può "scongelare" M5s. Da Panetta a Colao, gli uomini di fiducia. Senza numeri alle Camere guiderà l’esecutivo elettorale
Incaricato. Mario Draghi

Incaricato. Mario Draghi - Lapresse

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Non c’è da lavorare troppo di fantasia. L’incastro è autoevidente: dal tipo di risposta che daranno i partiti dipende anche il tipo di governo. Tecnico, politico, tecnico-politico. «Alla Ciampi», si passano la voce le fonti parlamentari facendo riferimento all’ultimo esecutivo della Prima Repubblica.

Ma sono rumors che sbattono sul muro di discrezione che Mario Draghi ha già innalzato intorno a sé. La comunicazione istituzionalissima di Paola Ansuini, storica portavoce di Bankitalia che sta "prestando" un servizio temporaneo al suo ex governatore. La segretaria di sempre Grazia Ciosa. Il "factotum" Eugenio Sgriccia, assistente insostituibile anche durante il governatorato della Bce. Questa è la "squadra" che si è stretta a Draghi nel tentativo di far filtrare il minimo possibile e segnare subito, se possibile, uno stacco di stile rispetto alla caotica fase finale del Conte II.

C’è chi scommette che la squadra dei ministri di «alto profilo» e tutta tecnico-istituzionale sia già pronta, al punto che sabato Draghi, come un treno ultrarapido, andrebbe già a giurare al Colle. Con Fabio Panetta (l’economista ha però un incarico centralissimo nel board Bce), Vittorio Colao ed Enrico Giovannini tra i più citati tra i "papabili". E c’è chi invece assicura che l’«ascolto» dei partiti sarà decisivo e approfondito.

Una delle poche certezze è che se Draghi tornerà al Colle senza i numeri riceverà comunque il mandato a presentarsi davanti alle Camere e, eventualmente, a guidare il governo per gli affari correnti sino alle elezioni. Non è un’informazione secondaria o scontata. I partiti - tutti - da oggi siederanno dinanzi a Draghi, sapendo che alle sue spalle ci sono solo le urne.

Una piccola sorpresa l’ex governatore della Bce potrebbe riservarla oggi quando diramerà il calendario delle consultazioni. L’opzione è di ascoltare le parti sociali, sindacati e imprese, prima degli attori politici. Una scelta che sarebbe evocativa, ma anche di metodo, perché Draghi ha come primo compito la revisione del Recovery plan da presentare quanto prima all’Unione europea. E quando parlerà con i partiti vuole avere il quadro chiaro di cosa si aspettano lavoratori e settori produttivi. Anche il Consiglio nazionale dei Giovani potrebbe essere consultato, per tornare su quel «prima i giovani» che Draghi ha pronunciato in più sedi e che sarebbe anche la bussola per distinguere il «debito buono» da quello cattivo.

La possibilità di un governo che abbia anche presenze politiche dipende soprattutto da M5s e/o Lega. Se uno dei due partiti (o entrambi) assicurasse la fiducia, Draghi potrebbe attingere ai partiti della sua maggioranza anche per dicasteri di spesa o programmatici come lo Sviluppo economico, l’Ambiente, le Infrastrutture, il Lavoro, l’Istruzione. Riservando invece a tecnici di sua fiducia i dicasteri che richiederanno le riforme richieste dalla Ue: Giustizia e Pubblica amministrazione. Tra le idee, anche quella di una cabina di regia stabile sul Recovery con tecnici e parlamentari.

Una delle chiavi per dare una connotazione politica al governo è Giuseppe Conte. Il Pd spinge perché Draghi lo porti agli Esteri. Di Maio, in grosso affanno con la linea M5s, sarebbe d’accordo. Ma Palazzo Chigi smentisce molto seccamente che nel lungo colloquio di Draghi si sia parlato di «poltrone». Altrettanto seccamente, però, Palazzo Chigi smentisce che lo stesso Conte possa guidare la "fronda" pentastellata anti-Draghi.

Conte in ogni caso è un tema. Entrando lui e un altro governista come Patuanelli, e rendendo marginale il tema del Mes alla luce dell’attuale sostenibilità dei conti pubblici italiani, i rapporti con M5s potrebbero virare. Altri politici potrebbero entrare o, nel caso ad esempio di Speranza e Boccia, restare. Lo stesso Gualtieri non è ancora stato congedato.

Il sostegno di Fi potrebbe portare alla presenza in squadra di Brunetta o Carfagna. Se invece M5s non riuscisse a superare il veto contro i «banchieri», Draghi dovrebbe affidarsi a una squadra tutta tecnica candidata a ricevere una maggioranza "balcanizzata" con fuoriusciti 5s, Pd, Iv, Fi, centristi, totiani, Europeisti, Misto, Autonomie e altri cespugli in incubazione, per sfuggire alle morse delle segreterie. E servirebbe comunque l’astensione di Lega e Fdi, garantita da tecnici "di area" al governo. Ma siamo davvero alle battute iniziali.

Ci si chiede come si comporterà Draghi, da premier, di fronte alla prossima scadenza delle misure restrittive contro l’epidemia. Se smonterà la struttura commissariale di Arcuri. «Lui ascolta e poi decide», assicura chi ha familiarità con l’ex alunno dei gesuiti. Come a dire che le scelte non saranno dettate da pregiudizi e non metteranno a rischio la continuità amministrativa.

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