venerdì 30 gennaio 2009
Mobilitazione dei soggetti politici minori contro l’intesa sullo sbarramento. Polemiche dai Radicali all’Udeur fino all’estrema sinistra. Spunta la lista di «emergenza democratica» contro Pdl e Pd. E il Mpa «occupa» i banchi del governo in segno di protesta.
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Piccoli partiti in cerca d’intese. Pro­seguono le proteste contro l’ac­cordo fra Pdl e Pd sullo sbarra­mento al 4% nella legge elettorale per le europee. Il Movimento per le autono­mie ieri ha occupato simbolicamente i banchi del governo a Montecitorio an­nunciando battaglia in aula. A questo scopo in una lettera a Fini ha chiesto che «siano garantiti tempi adeguati per il confronto in Parlamento e che sia auto­rizzata la diretta tv delle dichiarazioni di voto». In realtà, come ha spiegato lo stes­so Fini, «per regolamento i tempi devo­no essere contingentati, seppure ampi». La Sd, invece, vuole un faccia a faccia con Veltroni, accusato di «volere una pu­lizia etnica dei partiti della sinistra». Al contempo, dicevamo, i piccoli sono consapevoli di poter far poco per cam­biare la direzione del dibattito, e allora cominciano a guardarsi intorno per tes­sere alleanze. In questo senso l’idea di O­liviero Diliberto ricalca piste antiche: «Lista comune col Prc, perché i numeri li abbiamo». Capofila della protesta si è fatto Marco Pannella, che con i partiti aderenti al co­siddetto Comitato per la democrazia (Ps, Prc, Udeur, Radicali, Verdi, Pli, Psdi e Li­beraldemocratici) ha annunciato una duplice manifestazione per martedì, giorno del dibattito alla Camera: un sit in davanti al Quirinale e, due ore dopo, una protesta dentro Montecitorio. L’i­dea, ha detto Franco Russo del Prc, è quella di convincere Napolitano a eser­citare «un’opera di moral suasion». Un incontro col Capo dello Stato viene chie­sto anche dalla Destra di Storace, perché «si vuole tirare un colpo basso alla vigi­lia della campagna elettorale». In questo contesto l’Udeur e altre com­pagini hanno proposto di costituire u­na lista di 'emergenza democratica'. «Prenderemo delle decisioni giovedì – ha precisato il socialista Riccardo Nen­cini – cioè dopo che la riforma sarà sta- ta approvata in prima lettura alla Ca­mera. Prima vogliamo far sentire la no­stra protesta». I partiti maggiori proseguono sulla loro strada. Walter Veltroni ha ricordato che solo qualche settimana fa era la sinistra a volere la riforma. Quindi ha garantito che nel Pd c’è accordo sulla soglia di sbarramento al 4% e che l’intesa non cambia i rapporti con Berlusconi. Di­versa la situazione nell’Idv, dove sono e­merse evidenti divergenze fra favorevo­li e contrari. A Veltroni ha fatto eco il coordinatore di Fi Denis Verdini: «Solo in Italia non c’era lo sbarramento per le elezioni europee. L’obiettivo del 4% non è quello di eliminare i partitini, ma di riordinare il sistema. In Europa quello che conta è l’interesse nazionale». Insomma, è stata la colorita precisazio­ne di Piero Fassino, «senza una soglia di sbarramento, saremmo gli unici a pre­sentarci con un’armata Brancaleone al Parlamento europeo. Tutti hanno criti­cato l’esistenza di 39 partiti organizzati in 19 gruppi parlamentari e che la fram­mentazione sia un cancro della demo­crazia è consapevolezza di tutti i citta­dini ». In Francia e in Germania la soglia è del 5%, ha aggiunto Stefano Ceccanti del Pd, «in Gran Bretagna ancora di più». Una mano tesa ai partitini è venuta dal capogruppo del Pd Antonello Soro, per il quale «bisognerebbe cogliere l’occa­sione per rimettere insieme la sinistra, piuttosto che dividersi ancora». Insiste su questa linea anche Giorgio Merlo, «perché ogni processo politico che va verso l’unità è sicuramente positivo».
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