mercoledì 3 marzo 2021
I contributi ammessi sono 5,6 miliardi. Ma il 2021 sarà l'anno delle opere pubbliche, 928 le chiese danneggiate di cui 100 già riparate e 130 cantieri in corso. Legnini: avanti nonostante la pandemia
Il centro storico del Comune di Amatrice a quattro anni dal sisma

Il centro storico del Comune di Amatrice a quattro anni dal sisma - La Presse/Cecilia Fabiano

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Può essere l’anno giusto, nonostante la pandemia. Per la ricostruzione delle aree del Centro Italia colpite dal sisma nel 2016, infatti, ormai il quadro normativo è chiaro da tempo. E i risultati si vedono: +62% di domande consegnate ed erogate nel 2020 rispetto all’anno precedente, per un valore di 5,6 miliardi (i fondi già erogati ammontano a 1,6 miliardi). Così si è passati da 12 a quasi 20 mila domande consegnate (soprattutto per la ricostruzione leggera il cui termine ultimo dopo le molte proroghe era stata fissato a novembre 2020) e da 4.200 a quasi 7 mila per quelle già approvate. Finora infatti, sono oltre 1700 i lavori conclusi che hanno permesso a più di 4mila famiglie di tornare nelle proprie case. A fine dicembre i cantieri aperti nella ricostruzione privata erano quasi 3300 e 253 di opere pubbliche. Il 2021 comunque dovrebbe essere l’anno della ricostruzione pubblica, con l’avvio di 624 cantieri a cui si aggiunge la ricostruzione anche di 928 chiese (100 delle quali con lavori già ultimati). Non sono solo numeri quelli contenuti nel rapporto Ricostruzione dell’Italia centrale nel 2020, messo a punto dalla struttura commissariale diretta da Giovanni Legnini, per chi tra quelle montagne ci vive o ci è nato sono la rappresentazione plastica di cantieri aperti, impalcature che iniziano a fasciare le case da riparare nei centri storici dell’Appennino colpiti dal sisma più di quattro anni fa.

Nel corso del 2020 sono andati definendosi i contorni di una strategia per ricostruire e far ripartire i territori investiti dalla doppia emergenza, «che nel 2021 potrà trovare compiuta attuazione», sottolinea il Commissario straordinario per la ricostruzione Giovanni Legnini, ricordando come «i cardini per promuovere questa visione sono quelli della semplicità delle regole, della loro chiarezza e stabilità, di un modello di ricostruzione di qualità, sicuro e sostenibile, dell'integrazione della ricostruzione materiale degli edifici con iniziative di rinascita economica e sociale di questi territori». La combinazione tra le restrizioni legate alla pandemia e il cambio in corsa delle regole della ricostruzione, in realtà, «poteva comportare il rischio di un corto circuito che per fortuna non si è determinato».

Le chiese

Le Chiese da riparare o ricostruire inserite nel nuovo elenco, finanziato dalle ordinanze con un impegno di spesa di 470 milioni di euro, sono 928. Gli interventi conclusi sono 100, quelli in corso sono passati da 88 di fine giugno a 130 alla fine del 2020, con la conseguente riduzione del numero delle opere non ancora avviate. L’Ordinanza n. 105 ha cambiato radicalmente le procedure per la ricostruzione delle Chiese, dando attuazione ad una norma di legge introdotta con il decreto semplificazioni del 2020. Le diocesi e gli enti ecclesiastici sono individuati come soggetti attuatori che, per l’affidamento degli incarichi di progettazione e di realizzazione degli interventi, possono procedere in via diretta, al pari della ricostruzione pubblica.

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