mercoledì 22 luglio 2020
Le laureate sono più dei laureati: il 22,4% contro il 16,8%. Eppure lavora solo il 56,1% contro il 76,8% degli uomini. Il commento del Progetto Donne e Futuro
Una donna al lavoro

Una donna al lavoro - Archivio Ansa

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In Italia solo il 20 per cento delle persone di età compresa tra i 25 e i 64 anni è laureato. In Europa mediamente il valore è del 33 per cento. È una delle tante sproporzioni (a tutto svantaggio del nostro Paese) che emergono dallo studio Istat sui livelli di istruzione e ritorni occupazionali per l'anno 2019.

Un altro record tutto italiano è quello dei Neet, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano né studiano: sono il 22,2%, cioè in termini assoluti 2 milioni: seppure in lieve calo rispetto al 2018 (-1,2%), è di circa 10 punti percentuali superiore rispetto alla media degli altri Paesi europei (12,5%).

QUI IL REPORT COMPLETO

Tra i capitoli trattati nel documento, c'è anche quello relativo al divario di genere. Le donne sono sensibilmente più istruite degli uomini, ma quanto a tassi di occupazione le percentuali si invertono. Il 64,5% delle donne italiane ha almeno un diploma di scuola superiore, contro il 59,8% degli uomini. Le donne laureate sono più degli uomini: il 22,4% contro il 16,8%.

Eppure lavora solo il 56,1% delle donne, contro il 76,8% degli uomini. Lo svantaggio femminile si riduce tuttavia all'aumentare del livello di istruzione: il differenziale, che tra coloro che hanno un titolo secondario inferiore è pari a 31,7 punti, scende a 20,2 punti tra i diplomati e raggiunge gli 8,2 punti tra i laureati.

La presenza femminile inoltre diminuisce man mano che si sale nel livello gerarchico. Questo riguarda ogni settore, compreso l'ambito accademico. Un focus del ministero dell'Istruzione (QUI IL DOCUMENTO), pubblicato nel marzo 2020, ha certificato che le donne rappresentano stabilmente oltre la metà della popolazione studentesca universitaria italiana (precisamente: il 55,4% degli iscritti, il 57% del totale dei laureati e il 50,5% del totale dei dottori di ricerca). Nelle cosiddette "scienze dure" (ingegneria e tecnologia) il rapporto tra iscritte e iscritti è solo 37/100 ma quello tra laureate e laureati è 44/100, segno di un maggior successo delle donne nel completamento degli studi.

Esiste quindi una "segregazione orizzontale", che tiene a distanza le donne dai percorsi Stem (Scienze e tecnologie): il 75% dei corsi nell'area di studi umanistici e artistici è a prevalenza femminile e specularmente il 75% dei corsi nell'area Ingegneria e tecnologia è a prevalenza maschile.

C'è poi il fenomeno del "soffitto di cristallo": all'evolvere della carriera accademica (dottorati, docenze) corrisponde l'apertura di una forbice per ciò che riguarda la parità di genere, come evidenzia una nota di Progetto Donne e Futuro a proposito dei dati del ministero dell'Istruzione. "Si parte alla pari ma poi all'arrivo la metà delle donne si perde e questo sia nelle facoltà umanistiche che in quelle scientifiche o tecnologiche", si legge nella nota.

"Abbiamo ad esempio nel cosiddetto ambito ‘Humanities and the arts’ una percentuale di iscrizioni di donne del 77,8% e di laureate del 79%. Quando arriviamo al dato che riguarda la percentuale di donne che ottengono in questo stesso ambito accademico la qualifica di ricercatori di tipo B (sono coloro che - se conseguono l’abilitazione al termine del loro contratto possono essere valutati dagli atenei per accedere al ruolo di professore associato ossia ad una posizione stabile con la possibilità di progredire verso la posizione apicale) vediamo la percentuale di donne crollare al 40,1%", si legge nella newsletter del Progetto Donne e Futuro.


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