sabato 8 marzo 2014
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Anche l’amore può porta­re le stellette. E viceversa. Quando bussa, non si scappa: «Ci siamo conosciuti in caserma, Roberto era il mio vi­cecomandante di compagnia. Da cosa nasce cosa... Così una sera decidemmo di uscire» e cin­que anni dopo «ci siamo ritrova­ti sposati»: Federica Calcagno, to­rinese, caporalmaggiore scelto dell’Esercito, ha 29 anni, è stata in missione nell’Iraq per l’opera­zione 'Antica Babilonia' nel 2004 e parte fra pochi giorni per un’al­tra a Gibuti, estremità orientale del Mar Rosso, dove verrà im­piegata in una base per il soste­gno logistico interforze. E que­st’anno il 'suo' 8 marzo è un po’ particolare. Ma ama ed è amata, glielo si legge negli occhi. Sa che suo marito la rispetta senza ri­serve, proprio come lei con lui. Roberto Conflitti è nato a Cam­poli Appenino (nel frusinate), ca­pitano dell’Esercito, ha 31 anni e dallo scorso dicembre è in Af­ghanistan per insegnare ai suoi colleghi di tutti i Paesi del con­tingente Isaf a disinnescare gli 'ordigni improvvisati': «Non ve­do l’ora di riabbracciare mia mo­glie, sarà il giorno più bello e lei lo sa...», dice il capitano e gli bril­la la voce. «Sa anche, essendo mi-­litare, il motivo per il quale io o­ra sono qui». Si sono sposati lo scorso luglio. Non vedono l’ora di avere figli, «magari quando lui tornerà», di­ce Federica: «È normale che ab­biamo voglia di allargare la fa­miglia! ».

Parlano al telefono quo­tidianamente, molto spesso rie­scono anche a 'vedersi' grazie a Skype («A meno non ci sia con­nessione internet»), staranno nuovamente insieme a settem­bre. «Non è cambiato niente dai primi giorni di cinque anni fa – racconta, intenerendosi, il ca­poralmaggiore – riusciamo a mantenere il rapporto vivo come nei no­stri primi mo­menti ». Sanno come certe cose fac­ciano parte del loro lavoro e come, forse, la strada che ha davanti un a­more con le stellette sia per certi versi sia più tortuosa. «Un paio d’anni fa subimmo un attacco, ci fu una vittima e diversi feriti – ricorda Roberto –, fu brutto e soprattut­to perché in quelle situazioni vengono interrotti tutti i collega­menti con l’Italia per non far tra­pelare notizie false, quindi è pos­sibile contattare la famiglie sola­mente molte ore dopo». Ore che per Federica «furono assai diffi­cili – spiega –, perché non sape­re nulla fu assai pesante da sop­portare, poi uscimmo, fortuna­tamente, anche da quella situa­zione ».

Nessuno di loro due chiedereb­be all’altro di rinunciare alle mis­sioni. «Non si può e non si deve negare niente a nessuno, specie se è quello per cui lui ha studia­to tutta la vita e che ama», affer­ma subito lei. «È più forte di noi, è difficile spiegarlo, e lo stesso va­le per Federica», spiega Roberto al telefono dall’Afghanistan. «Ab­biamo fatto un giuramento, la patria viene prima di tutto», a­veva detto lei poco prima nella sua caserma romana. «Certo», se mandassero il caporalmaggiore in una zona operativa ad alto ri­schio, «penserei 'mannaggia...', mi preoccuperei – confida il ca­pitano – Ma lei non lo saprebbe mai. Al più, potrei 'sfogarmi' con un collega e sempre nel no­stro ambito militare, però a lei non direi mai niente, questo è chiaro». A chiederle quale sia la cosa più bella accaduta loro ultimamen­te, le brillano gli occhi: «Essere riusciti a incontrarci un po’ di tempo fa, quando ho raggiunto Roberto a Dubai e abbiamo po­tuto stare insieme una settima­na ». Federica ha partecipato an­che all’operazione 'Strade sicu­re' in Italia e subito dopo il ter­remoto del 2009 andò col suo re­parto ad aiutare la popolazione aquilana. «Cerchiamo di non parlare quasi mai di lavoro – va avanti lei –, piuttosto facciamo discorsi diversi, discorsi di una coppia... normale». Ma chi ve lo fa fare di vivere co­sì? «Se ti riferisci a me e Roberto, al cuore non si comanda – ribat­te Federica, senza nemmeno do­verci pensare –. E poi non di­menticare che questo è il nostro lavoro», che «ce l’abbiamo den­tro. Penso che ogni militare, quand’è ora di partire, parta. An­che se a casa lascia la moglie o il marito. Si va e basta».

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