venerdì 16 giugno 2023
Il pm ha affidato l'analisi al policlinico Tor Vergata. Il 20enne indagato per omicidio stradale aggravato e lesioni. Sequestrati i 5 smartphone a bordo della Lamborghini.
L'omaggio alla piccola vittima sul luogo dell'incidente

L'omaggio alla piccola vittima sul luogo dell'incidente - ANSA

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Verrà svolta oggi l'autopsia sul corpo del piccolo Manuel morto nell'incidente stradale di Casal Palocco. Il pm titolare dell'indagine, che vede iscritto nel registro degli indagati il ventenne che era alla guida del Suv Lamborghini, ha affidato incarico che per l'esame autoptico che verrà svolto al policlinico di Tor Vergata. Nel procedimento si ipotizzano i reati di omicidio stradale e lesioni. All'inizio della prossima settimana verrà dato il nulla osta per la restituzione della salma alla famiglia per procedere con l'esequie.

Ma a tre giorni dall’incidente di Casal Palocco che ha riempito le cronache di tutti i giornali, è ora il momento delle indagini della magistratura. Le attività si concentrano soprattutto sullo youtuber alla guida, 20 anni: è accusato di omicidio stradale aggravato e lesioni. Risultato positivo alla cannabis, è al momento l’unico iscritto al registro degli indagati. Ma non è il solo a rischiare conseguenze per l’incidente che ha spezzato la vita a Manuel Proietti, di soli 5 anni.

Qualora venisse provato che stessero distraendo il guidatore, anche gli altri due passeggeri rischierebbero infatti il concorso in omicidio. I pubblici ministeri di Roma hanno, perciò, disposto sui cinque smartphone sequestrati agli occupanti della Lamborghini. L’obiettivo dei magistrati è quello di verificare se dai cellulari possano emergere eventuali video e messaggi utili alle indagini preliminari e per ricostruire quanto accaduto.

Nel frattempo si susseguono le testimonianze dei residenti nel quartiere. «Il suv ha ha preso la Smart da tutte e due le parti e l’ha trascinata» è il racconto di Valeria. Un amico della famiglia Proietti sostiene persino che alcuni youtuber abbiano continuato a registrare un video anche dopo l’impatto tra le due macchine.

I carabinieri, su delega della procura di Roma, hanno effettuato una perquisizione nella casa del ventenne alla guida. Un’altra perquisizione, da quanto si apprende, sarebbe stata disposta anche nella sede della società degli youtuber, la “TheBorderline srl”: una microimpresa con un fatturato, nel 2022, pari a 188mila euro e un utile di oltre 46mila euro.

Le challenge al limite

Se la tragedia di mercoledì scorso sia stata il nefasto frutto di una scellerata sfida del web, lo accerterà la giustizia. Ma che la diffusione delle challenge su Youtube possa rendersi pericolosa per le giovani generazioni è un sospetto sopraggiunto a molti.

In realtà, spesso si tratta di un dubbio infondato: la maggior parte sono gare innocue che strappano risate e momenti di spensieratezza agli studenti tornati da scuola. Si tratta di mangiare pizze in ogni Regione d'Italia, improvvisare vacanze con soli 100 euro di budget o giocare a nascondino in aeroporto. Fino al più ambizioso tentativo di costruire case con le proprie mani in pochi giorni.

Non solo. La categoria delle challenge su Youtube, pur molto remunerativa, è senz'altro minoritaria. Basti pensare che fra i 20 canali con più visualizzazioni in Italia neppure uno è protagonista di sfide sensazionali. La maggior parte gira video per un pubblico infantile, fino cioè ai 10 anni di età, rappresentando i colorati protagonisti di storie fiabesche. Altri, invece, fanno sfoggio delle proprie abilità nei videogiochi.

Eppure, spesso a far parlare di sé sono proprio gli attori di queste sfide, talvolta al limite del buon senso: all'influencer "Sanqiange", ad esempio, la gara a bere grandi quantità di alcol è costata la vita. A lieto fine ma altrettanto pericolosa la storia del noto youtuber americano Jake Paul, che ha messo a rischio l'incolumità di molti guidando con gli occhi bendati sulle trafficate strade di Los Angeles. Con conseguenze che sembrano toccare anche la sensibilità dei più giovani spettatori.

Secondo un rapporto dell'osservatorio "Generazione Proteo" dell'università Link, nella fascia 16-19 anni, «un giovane su quattro non esclude di fare o farsi del male pur di partecipare» a una challenge. Anche se la maggior parte di loro, come emerge dal rapporto, resta consapevole dei rischi dei social sulla psiche degli adolescenti. Tanto che «oltre il 40% sarebbe d'accordo a vietarli ai minori di 15 anni», come recentemente ipotizzato da un provvedimento francese.

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