martedì 4 giugno 2013
​​Lo scudo che ferma il mare operativo nel 2016 l’opera. In questi giorni verrà sistemata la prima paratoia delle 21 previste nella zona del Lido Nord. Altri sbarramenti verranno piazzati a Lido Sud, Chioggia e Malamocco Il costo totale dei lavori si aggira sui 5 miliardi e mezzo, mancano ancora 559 milioni.​ L’unica zona in cui si dovrà camminare su passerelle rialzate sarà una parte del centro storico. (Francesco Dal Mas)
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L’11 novembre 2012, con una ma­rea di 149 centimetri (la quinta di sempre), il Mose avrebbe conte­nuto l’acqua in laguna a 95 centimetri. E i 143 centimetri del 12 febbraio scorso i ve­neziani non li avrebbero neppure visti, se ci fossero state le dighe mobili: l’acqua si sarebbe fermata a quota 89. Ancora tre anni di attesa e nel 2016 la pau­ra dell’alta marea resterà nella memoria dei veneziani. Così, almeno, assicurano gli esperti del consorzio Venezia Nuova, che sta realizzando l’imponente sistema di salvaguardia della città, voluto stre­nuamente da una parte della città, osteg­giato con determinazione dagli altri. Ma ci siamo. Nei prossimi giorni, non ap­pena si consoliderà il bel tempo, sarà ca­lata in acqua la prima delle 21 paratoie al­la bocca di porto di Lido Nord. I cassoni ci sono già. Dovranno contenere e far ruo­tare lastre d’acciaio lunghe 18 metri e mezzo, larghe 20 e spesse 3. È la prima di 78 pontoni, le dighe appunto, che saran­no piazzate anche davanti ad altre tre boc­che di porto: Lido Sud, Malamocco e Chioggia. Fine dei lavori il 2016. Costo del­l’opera, 5.493 milioni di euro. Ben 4 mila gli addetti: ovvero la più grande opera pubblica in corso nel nostro Paese. Siamo a tre quarti dell’opera. E a sentire il con­sorzio, gli effetti positivi di questo sistema di protezione si avranno a Venezia e Chioggia già con una marea a quota 90 centimetri, quando le dighe cominceran­no ad alzarsi. Lido Nord, dunque, rappre­senta la prima tappa. In mezzo alla boc­ca di porto è stata piazzata un’isola artifi­ciale: è da qui che la prima paratoia, co­struita come le altre a Monfalcone e per­fezionata a Marghera, verrà agganciata al cassone cementato al fondale. Seguiranno altre tre paratoie. Durante l’e­state saranno messe in funzione per veri­ficare il loro esercizio, attraverso con le co­siddette “prove in bianco”. A ottobre, si materializzerà il varo - con il grande a­scensore di Malamocco (brevetto Syn­crolift della Rolls Royce) - dei cassoni che saranno posizionati nella trincea sul fon­dale dell’altra bocca di porto, quella di Li­do Sud. Questo significa che entrambe le barriere potranno funzionare dal prossi­mo anno (probabilmente inoltrato). Da sole, ovviamente, non saranno sufficien­ti a bloccare le punte massime di marea. Bisognerà aspettare il completamento dell’infrastruttura. Ed ecco che, contem­poraneamente, troveranno collocazione i cassoni delle altre due barriere, quelle di Malamocco e Chioggia. All’Arsenale di Venezia, intanto, è già at­tivo in un edificio messo in sicurezza, il Centro di controllo per la gestione del Mo­se. «Sono certo che alla fine del 2016 l’ac­qua alta sarà eliminata da Venezia – assi­cura il presidente del consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati –. O, me­glio, resterà solo piazza San Marco che, nelle sue zone più basse, potrà essere an­cora allagata, almeno fino a quando non realizzeremo il sistema di smaltimento delle acque». Il costo? Sarà di 5 milardi e mezzo. La cifra disponibile è di 3.659 mi­lioni. La recente legge di stabilità ne ha stanziati 1.095, il Cipe 180. Fatti i conti, resta un residuo di 559 milioni che servi­ranno per l’inserimento architettonico e paesaggistico del Mose, per interventi di recupero ambientale concordati con l’Ue e per completare il centro di gestione e manutenzione all’Arsenale. Dove, però, non si sa ancora chi opererà nella gestio­ne del sistema, che si prevede già molto costosa: il consorzio che sta provvedendo alla costruzione o chi altro? L’importante è sapere che quando ci saranno le condi­zioni per una marea di 110 centimetri, le paratoie verranno attivate già a partire dai 65 centimetri. In 30 minuti le dighe sa­ranno verticali e l’acqua in laguna do­vrebbe rimanere fra gli 80 e 90 centime­tri. In recenti occasioni è salita anche a quota 140. A meno che si riempia d’acqua proveniente dall’entroterra, in caso di piogge intense ed ininterrotte. Per la di­fesa ordinaria dall’acqua alta, Venezia ha potuto contare, in questi anni, sui fondi della legge speciale (spesso arrivati con ritardo). La legge obiettivo, invece, ha messo a disposizione nel frattempo 7,836 miliardi di euro. Di questi, 2,8 miliardi so­no andati al consorzio per opere extra Mo­se, 1,9 miliardi alla Regione, 2,3 miliardi ai Comuni e 624 milioni ad altri enti.
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