sabato 23 febbraio 2013
​La denuncia del presidente del Tribunale di Vibo Valentia; abbiamo centinaia di immobili e aziende: non si riassegnano per i temi della normativa». (Domenico Marino)
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​La criminalità organizzata si combatte anzitutto con l’aggressione ai suoi enormi patrimoni. L’aveva intuito Pio La Torre, l’ha messo nero su bianco il legislatore e negli anni passati, per cercare snellire i troppi passaggi burocratici, è stata creata un’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc), che ha la sede principale a Reggio Calabria. Secondo suoi dati sono 12.670 i beni (11.007 immobili e 1.663 aziende) sequestrati o confiscati in tutta Italia, con in testa Sicilia (5.420), Campania (1.877) e Calabria (1.780). Il tribunale di Reggio, a esempio, amministra un patrimonio pari a circa 2,5 miliardi. Solo Palermo ne ha di più. Una macchina che funziona quando si tratta di sequestrare e confiscare. I problemi arrivano quando si passa all’assegnazione. Durante la cerimonia di consegna alla Capitaneria di porto di un’auto requisita a un esponente della ’ndrangheta, il presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale, di Vibo Valentia, Antonio De Marco, ha segnalato centinaia tra immobili, attività e terreni sottratti alle cosche in attesa di destinazione. «Siamo in possesso di auto di grossa cilindrata, aziende, immobili per svariati milioni di euro che potrebbero essere restituiti alla società – ha aggiunto – ma purtroppo siamo frenati da una legge che prevede tempi lunghi. Alcune aziende, una volta assegnate, non riescono a produrre reddito. In questa situazione a rimetterci è lo Stato che deve pagare di tasca propria i costi di gestione».Secondo quanto emerso nel dibattito, attualmente nel Vibonese non c’è un solo bene confiscato ai clan che riesca a produrre reddito e occupazione. Sono numerosi i progetti da realizzare su strutture e terreni recuperati a Nicotera, Filandari e San Calogero, ma non decollano perché alcuni di questi beni non sono stati ancora assegnati. Inoltre non è facile trovare qualcuno disposto a gestire aziende o immobili strappati alle cosche. Per formare amministratori giudiziari di aziende e beni sequestrati e confiscati, l’Ordine degli avvocati di Cosenza ha organizzato un corso di formazione con esperti provenienti dal mondo delle istituzioni e delle professioni. Nei giorni scorsi a Reggio Calabria è stato invece presentato lo studio Transcrimine realizzato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che ha affrontato, tra l’altro, gli sviluppi dei progetti sui beni confiscati e il loro successivo riutilizzo. Per generare un circuito virtuoso di buone prassi, è stato creato a Reggio un osservatorio sulle misure di prevenzione e la criminalità organizzata. La base logistica sarà proprio in un bene confiscato. Al momento della presentazione, il presidente del tribunale reggino, Luciano Gerardis, ha inchiodato uno dei problemi: «Nella gestione dei patrimoni confiscati si registra spesso l’intreccio di diverse amministrazioni: quella di prevenzione, la fallimentare e non di rado anche la civilistica». «Abbiamo un patrimonio vastissimo da amministrare – ha aggiunto spiega Kate Tassone presidente del tribunale reggino misure di prevenzione – e abbiamo un personale ridotto all’osso».
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