mercoledì 22 aprile 2020
Assistono i malati, dal vivo o al telefono. Distribuiscono viveri ai poveri e insegnano lavori ai disabili Viaggio nel mondo Unitalsi: la speranza di tornare alla grotta di Lourdes
Operazioni di sanificazione tra volontari alla Rsa Santa Marinella di Roma

Operazioni di sanificazione tra volontari alla Rsa Santa Marinella di Roma - Lapresse

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Come un pellegrinaggio quotidiano che continua, anche se tutto è chiuso. Tutto è fermo. Persino Lourdes, con quella speranza di tornare presto alla grotta di Massabielle, vero obiettivo di tanti malati. Il racconto del coronavirus, visto dai volontari dell’Unitalsi, è il racconto di una prossimità che continua, anzi che si rafforza verso le persone più fragili. Nonostante il Covid-19 abbia reso impossibile il trasporto e l’assistenza dei malati al santuario francese (missione originaria dell’associazione), nonostante perduri la chiusura del santuario mariano d’Oltralpe, gli iscritti di tutta Italia non sono rimasti a guardare e hanno trovato un nuovo modo di stare accanto agli ultimi.

In molti stanno realizzando mascherine, cuffie e gambali destinati agli ospedali in emergenza. Un’opportunità nata dalla riconversione delle 'botteghe diverse', i laboratori artigianali per lo sviluppo dell’autonomia in cui i volontari insegnano ai ragazzi disabili a realizzare prodotti. Quasi tutti i volontari dell’Unitalsi in grado di dare una mano stanno offrendo il loro contributo per arginare i disagi creati dalle misure di distanziamento, in coordinamento con le autorità territoriali, le Caritas e la Protezione civile. C’è chi si mette a disposizione per la raccolta e la distribuzione di viveri, oppure assiste i malati non autosufficienti e gli anziani. Centinaia le telefonate che i volontari fanno ogni giorno alle persone sole, per ascoltare le loro esigenze o soltanto per un po’ di compagnia. Ci sono poi i servizi sparsi su tutto il territorio nazionale che non possono essere fermati: le case famiglia, la rete di accoglienza dei genitori dei bimbi malati in degenza, l’assistenza ai migranti e alle vittime di violenza. Con la riattivazione dei progetti sospesi del Servizio civile, dalla settimana scorsa sono tornati in campo anche i 200 ragazzi iscritti all’associazione. Per Pasqua, solo nel Lazio, sono state distribuite mille colombe e ogni sezione regionale ha fatto in modo che a nessuno tra i bambini assistiti mancasse un uovo di cioccolato. Il fatto è che, come molte realtà non profit, anche l’Unitalsi resiste a fatica alle conseguenze del lockdown.


Assistono i malati, dal vivo o al telefono. Distribuiscono viveri ai poveri e insegnano lavori ai disabili Viaggio nel mondo Unitalsi: la speranza di tornare alla grotta di Lourdes e le fatiche di tutti i giorni

«Ovviamente abbiamo dovuto sospendere i viaggi ai santuari, ma non abbiamo potuto neanche organizzare iniziative di autofinanziamento – spiega ad Avvenire il presidente nazionale, Antonio Diella –. Come le altre organizzazioni del Terzo settore, siamo fuori da tutti gli interventi di sostegno alle aziende da parte dello Stato. Di conseguenza abbiamo necessità di sostenere l’associazione in altri modi. Il rischio concreto è che se non troviamo adesso una forma di aiuto, l’associazione dovrà fermare tutto – continua –. Case famiglia, accoglienza dei parenti dei ma-lati: ci occupiamo di chi ha bisogno gratuitamente, ma non avendo potuto attivare nessuno dei percorsi ordinari per la raccolta fondi stiamo andando in difficoltà». L’Unitalsi sta cercando inoltre di prendersi cura anche dei bisogni spirituali della sua comunità. «Stiamo pensando a un pellegrinaggio virtuale, con filmati di repertorio e momenti di preghiera condivisa – racconta ancora il presidente nazionale –. I percorsi saranno gli stessi compiuti ogni anno sui passi di Bernadette: la visita alla chiesa parrocchiale, il passaggio alla grotta, la Via Crucis. Abbiamo messo assieme tutti i filmati a disposizione e ci stiamo coordinando con gli assistenti ecclesiastici e i presidenti di sezioni e sottosezioni. Vogliamo che la gente possa pregare insieme».

Il primo esperimento ha già avuto luogo con un flambeaux telematico a cui hanno partecipato alcune sezioni. «È stata un’esperienza straordinaria – conclude Diella –. C’è una grande voglia di pellegrinaggio, di Lourdes, di stare assieme alle persone in difficoltà e di fare con loro un percorso di speranza».

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