domenica 22 novembre 2009
Dal convegno nazionale di Montecatini i responsabili dei Centri di aiuto alla vita rilevano le difficoltà innescate dalla situazione economica: «Prima erano soprattutto le immigrate a chiedere il nostro intervento. Ora anche famiglie di ceto medio».
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Dare sostegno alle donne alle prese con una gravidanza inattesa è da quasi 35 anni il compito dei Centri di aiuto alla vita (Cav). Un compito che si sta facendo sempre più difficile con il peggiorare delle condizioni economiche di larghi strati della popolazione. Le problematiche quotidianamente affrontate dai volontari sono emerse con chiarezza al 29° convegno nazionale dei Centri di aiuto alla vita che si chiude oggi a Montecatini. Un quadro complessivo delle attività svolte è stato presentato da Ubaldo Camilotti (della segreteria nazionale di collegamento dei Cav). «I bambini nati complessivamente a partire dal 1975 con l’aiuto dei Cav sono oltre 110mila e sono andati crescendo nel corso degli anni. Basta pensare che nel 2008 su un campione del 55% dei Centri siamo arrivati a sfiorare le 8mila nascite, con una media di 46 bambini per ogni Cav. E con una crescita costante negli anni sia nel numero di bambini nati, sia di gestanti assistite». E questo nonostante le crescenti difficoltà che colpiscono anche la generosità di coloro che forniscono sostegno economico, per esempio al Progetto Gemma, l’adozione a distanza di una madre in difficoltà con un contributo di 160 euro per 18 mesi: «Dopo il boom del 2008 – ha detto la responsabile Erika Vitale – con oltre 1200 progetti, nel 2009 riusciremo comunque a toccare le mille adozioni».Quest’anno infatti, da Nord a Sud, l’impegno incessante di migliaia di volontari nei 315 Centri di aiuto alla vita (e nelle 60 case di accoglienza) si è scontrato con difficoltà crescenti. Bruna Arrigoni (Cav di Bassano del Grappa, Vicenza) conferma: «La crisi si è ripercossa subito sulle famiglie, ed è stato un motivo in più per sensibilizzare il territorio. Con esiti a volte stupefacenti. come la cena da cui i soci del Soroptimist ci hanno offerto un progetto Gemma completo, il giorno prima che avessimo notizia di una richiesta d’aiuto per una quindicenne a Catanzaro. Ma abbiamo anche il problema di donne immigrate che si vedono costrette a rimandare i figli in Africa perché non sono più in grado di mantenerli». Nuove fasce di popolazione chiedono aiuto anche a Napoli, come spiega la presidente del Cav del Vomero, Paola Mancini: «Aumenta il numero di persone che ci chiedono aiuto e sono sempre più di strati sociali medi, dove basta che il padre perda lo stipendio di impiegato perché la famiglia vada in crisi. E in queste condizioni, un’eventuale terza o quarta gravidanza viene vista come un problema enorme». Anche Angela Fabbri (fondatrice e presidente del Cav di Forlì) racconta: «La crisi si fa sentire, e non solo sugli stranieri: la perdita di lavoro manda in angoscia le famiglie. Noi abbiamo stretto un protocollo innovativo con Asl e Comune per un aiuto integrato alle donne in difficoltà. Inoltre grazie a un progetto di sostegno della Fondazione Cassa di risparmio di Forlì, passato attraverso la Caritas, abbiamo potuto coprire l’emergenza di cinque famiglie». Dal Cav di Catania, Umberto Ienzi rileva che se non si sono notate grandi differenze sul piano operativo nel 2009, sono però cresciute le richieste di beni di prima necessità, anche da parte di persone che non dovevano affrontare una gravidanza imprevista. Una situazione particolare è quella di Federvita Abruzzo, presentata dalla presidente Patrizia Ciaburro: «A Pescara non è cambiata molto l’attività della nostra Casa di accoglienza, che ha 18 posti letto. Viceversa sono esplose le richieste di aiuti economici, sia nel centro di distribuzione situato in periferia, sia in quello nella zona più residenziale. E l’evento terremoto ha creato enormi nuove difficoltà: le donne incinte ora sono in grandi difficoltà, e restano ancora molti problemi nei paesi minori. In più si rileva una generale fragilità psicologica della popolazione». Antonio Pellegatta e Natalia Marrese portano l’esperienza del Cav di Busto Arsizio (Varese): «Anche se abbiamo una convenzione con l’azienda ospedaliera pubblica e un buon rapporto con i servizi sociali del Comune – spiega Pellegatta – le problematiche per le gravidanze inattese sono cresciute molto».Del resto le motivazioni economiche sono da sempre la maggiore spinta alla richiesta di aborto». «Ricordo per esempio – racconta Marrese – un padre disperato per la terza gravidanza della moglie, quando lui aveva appena perso il lavoro: siamo riusciti a fornire un aiuto che ha permesso la nascita della bambina».
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