giovedì 14 luglio 2022
Il M5s è uscito dall'aula del Senato per il voto sul dl Aiuti. Il premier al Quirinale, poi l'annuncio al Cdm. Il Colle rimanda il premier al Parlamento: "Totale identità di vedute"
Draghi al Quirinale

Draghi al Quirinale - Ansa

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Oggi è il giorno del voto di fiducia al Senato sul dl Aiuti. Il M5s esce dall'aula aprendo di fatto una crisi di governo. Draghi sale al Quirinale e annuncia le sue dimissioni. Mercoledì confronto in Parlamento. I fatti ora per ora

Ore 21:30 Una nota del Quirinale precisa che "in riferimento ad alcune notizie circolate nel pomeriggio, si sottolinea che nel colloquio tra il Presidente Mattarella e il Presidente Draghi si è registrata una totale identità di vedute".

Ore 21:00 Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, dopo che Mattarella ha respinto le sue dimissioni, ha incontrato la Presidente del Senato Elisabetta Casellti a palazzo Madama. Draghi parlamentarizzerà la crisi mercoledì 20 luglio. Draghi non ha potuto incontrare stasera il Presidente della Camera Roberto Fico a causa del covid. Draghi, che è nel pieno delle sue funzioni, sarà in visita istituzionale in Algeria lunedì 18 e martedì 19.

Ore 19:45 Salito al Colle, il premier Draghi presenta nella mani del presidente le sue dimissioni. Ma Mattarella le respinge e rimanda il governo alle Camere. Su indicazioni di Mattarella, Draghi si presenterà in Parlamento mercoledì.

Ore 18:30 - In Consiglio dei ministri il premier Mario Draghi ha presentato le sue dimissioni. Ha ringraziato i ministri per i "tanti risultati conseguiti insieme". Ha detto che ha adoperato il suo "massimo impegno per andare avanti ma non è stato sufficiente". Ecco il suo discorso:

Voglio annunciarvi che questa sera rassegnerò le mie dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica. Le votazioni di oggi in Parlamento sono un fatto molto significativo dal punto di vista politico. La maggioranza di unità nazionale che ha sostenuto questo governo dalla sua creazione non c'è più.

È venuto meno il patto di fiducia alla base dell'azione di governo. In questi giorni da parte mia c'è stato il massimo impegno per proseguire nel cammino comune, anche cercando di venire incontro alle esigenze che mi sono state avanzate dalle forze politiche. Come è evidente dal dibattito e dal voto di oggi in Parlamento questo sforzo non è stato sufficiente. Dal mio discorso di insediamento in Parlamento ho sempre detto che questo esecutivo sarebbe andato avanti soltanto se ci fosse stata la chiara prospettiva di poter realizzare il programma di governo su cui le forze politiche avevano votato la fiducia. Questa compattezza è stata fondamentale per affrontare le sfide di questi mesi. Queste condizioni oggi non ci sono più. Vi ringrazio per il vostro lavoro, i tanti risultati conseguiti. Dobbiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo raggiunto, in un momento molto difficile, nell'interesse di tutti gli Italiani. Grazie.

Ore 18:00 - Dal colloquio con Mattarella filtra che il premier Draghi non si è dimesso, ma "riflette". Alle 18.15 è convocato un Consiglio dei ministri: durante la riunione il premier dovrebbe riferire ai ministri le sue intenzioni.

Ore 17:00 - Nel dibattito politico sulla possibilità di una crisi di governo entra anche il professor Romano Prodi, intercettato dai cronisti ad Ancona nel corso del convegno organizzato dalla Fondazione Merloni: «Mi auguro che il governo Draghi prosegua - dice l'ex premier -, abbiamo bisogno di stabilità e continuità».

Ore 16:45 - «Il M5s ha dato sostegno a questo governo sin dall'inizio con una votazione e i pilastri della della transizione ecologica e della giustizia sociale - spiega Giuseppe Conte ai cronisti uscendo dalla sua abitazione -. Se poi si crea una forzatura e un ricatto per cui norme contro la transizione ecologica entrano in un dl che non c'entra nulla, noi per nessuna ragione al mondo daremo i voti. Se qualcuno ha operato una forzatura si assuma la responsabilità della pagina scritta ieri. L'introduzione è stata la riunione del Cdm in cui i nostri ministri non hanno partecipato al voto. Non chiediamo posti, nomine, nulla - prosegue -, ma chiediamo ovviamente di rispettare un programma definito all'inizio: transizione ecologica e urgenza della questione sociale che adesso è esplosa. O ci sono risposte vere, strutturali e importanti opporre nessuno può avere i nostri voti».

Ore 16:00 - Termina il colloquio tra il premier Mario Draghi e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il faccia a faccia è durato poco meno di un'ora. Il presidente del Consiglio è appena rientrato a Palazzo Chigi.

Ore 15:30 - Il governo annulla il consiglio dei ministri annunciato nella mattinata. Il premier Draghi sale al Colle per un confronto con il capo dello Stato Sergio Mattarella. L'ex capo della Bce è pronto a valutare le prossime mosse dopo la mancata partecipazione dei 5 stelle al voto di fiducia sul dl aiuti.

Ore 15:00 - Il Senato conferma la fiducia al governo, posta sul decreto Aiuti, con 172 voti a favore, 39 contrari e nessun astenuto. Come ampiamente annunciato, i 61 senatori del gruppo 5 stelle (il numero è sceso oggi di una unità dopo l'addio di Cinzia Leone, passata a Ipf) non hanno risposto alla chiama e non hanno partecipato al voto.

Ore 13:00 - Il governo pone la questione di fiducia sul dl aiuti. La chiama inizierà alle 14:30. A Palazzo Madama sono in corso gli interventi dei gruppi per le dichiarazioni di voto. Per il leader di Iv Matteo Renzi chiede al premier Draghi di proseguire la sua esperienza a Palazzo Chigi. Poi si rivolge ai 5 stelle: «Legittimo non votare la fiducia, ma i vostri ministri devono dimettersi».

Ore 11:45 - Palazzo Chigi palesa l'indisponibilità del governo ad accettare il compromesso proposto dal ministro D'Incà, ovvero la possibilità di non porre la fiducia sul dl aiuti e salvare il governo nonostante il voto contrario del M5s. Il premier Draghi, a quanto si apprende da alcune indiscrezione, confermerebbe inoltre di non voler tornare alle Camere in caso di crisi. Intanto sono sempre più probabili nuove defezioni tra i grillini. Intanto Di Maio continua a punzecchiare gli ex compagni di partito: «Chi subì il Papeete 1 adesso sta facendo il Papeete 2. È chiaro a tutti che se oggi non votano la fiducia aprono la stagione del Papeete bis. Un marchio che non si toglieranno più. E da loro non accettiamo lezioni di coerenza».

Ore 11:30 - Il ministro D'Incà sente Draghi, che però fa sapere che l'unica via per scongiurare una crisi e salvare il governo è votare la fiducia al dl aiuti. Per il leader dem Letta: «la cosa più naturale è che il presidente del Consiglio venga in Aula e li indichi un percorso possibile per i 9 mesi che abbiamo davanti e i partiti politici dicano se questo percorso è convincente oppure no. Quello che si dirà in Parlamento la settimana prossima sarà decisivo, quello che si dirà li consentirà di andare a completare la legislatura o vorrà dirà che si andrà davanti agli italiani».

Ore 11:00 - Mentre Palazzo Chigi fa sapere che il premier è al lavoro in attesa del voto, arriva l'attacco del ministro degli Esteri Luigi Di Maio agli ex compagni di partito: «I dirigenti M5s stavano pianificando da mesi l'apertura di una crisi per mettere fine al governo Draghi. Sperano in 9 mesi di campagna elettorale per risalire nei sondaggi, ma così condannano solo il Paese al baratro economico e sociale - accusa nel corso della riunione congiunta di Insieme per il futuro -. Non potevamo essere complici di questo piano cinico e opportunista, che trascina il paese al voto anticipato e al collasso economico e sociale». Intanto il segretario del Pd, Enrico Letta, conferma che il suo partito andrà avanti solo e soltanto se a capo del governo resterà l'ex governatore della Bce: «Diremo che siamo disponibili a una continuazione di questo governo Draghi, non siamo disponibili a tirare avanti chicchessia: se non ci saranno le condizioni, se altri partiti della maggioranza si sfileranno, allora la parola passerà agli italiani e noi saremo pronti ad andare di fronte agli italiani con il nostro progetto per il futuro dell'Italia».


Ore 10:30 - Nonostante gli avvertimenti del premier nel M5s c'è chi prova a minimizzare il gesto annunciato dai grillini. «Per noi non c'è nessuna crisi di governo, noi ci siamo», dice il senatore pentastellato Gianluca Castaldi. Mentre il ministro per i rapporti con il Parlamento Federico D'Incà, prova una mediazione dell'ultimo minuto. Stando a quanto si apprende, dopo un giro di interlocuzioni con i gruppi parlamentari sarebbe in corso al momento un confronto con palazzo Chigi. L'obiettivo è un compromesso che blindi il provvedimento (da approvare entro il 16 luglio) e salvi la maggioranza e mantenga al proprio posto l'ex governatore della Bce. «Devo ancora fare le ultime verifiche, non posso ancora dare questa indicazione", spiega il ministro a chi gli chiede aggiornamenti».

Ore 09:30 - Inizia oggi il giorno più lungo del governo Draghi, dopo che nella tarda serata di ieri il M5s ha annunciato con il presidente Giuseppe Conte che non voterà la fiducia al dl Aiuti oggi. Una circostanza che come ribadito dallo stesso premier prima e da Matteo Salvini ed Enrico Letta poi impedirà all'esecutivo di andare avanti aprendo di fatto una crisi di governo.

​La decisione dell'ex avvocato del popolo è maturata al termine di una giornata d incontri, caratterizzata da un lungo confronto tra i grillini nel corso del Consiglio nazionale. Inizialmente era sembrato che il Movimento potesse votare a favore del governo, rinunciando all'Aventino annunciato nei giorni precedenti e già messo in atto con il voto della Camera lunedì. In tarda serata però l'ennesima contorsione dei pentastellati ha portato all'annuncio di Conte, che ha dato ai suoi l'ordine di scuderi definitivo: il M5s non voterà la fiducia. Probabile che oggi stesso al termine della conta il presidente del Consiglio salirà al Quirinale per un confronto con il capo dello Stato e deciderà se proseguire o meno la sua avventura a Palazzo Chigi.

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