martedì 5 gennaio 2021
Erogati sussidi per 3,8 milioni di euro grazie a questa misura rivolta a chi ha perso lavoro e reddito con la pandemia. L'arcivescovo Delpini: non eliminiamo la povertà, rispondiamo alla disperazione
Con questa misura sono stati erogati sussidi per 3,8 milioni di euro a chi ha perso lavoro e reddito causa pandemia. Nella foto: una famiglia sfrattata a Milano

Con questa misura sono stati erogati sussidi per 3,8 milioni di euro a chi ha perso lavoro e reddito causa pandemia. Nella foto: una famiglia sfrattata a Milano - LaPresse

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Sono 2.039 le persone aiutate finora dal Fondo San Giuseppe, istituito dalla diocesi di Milano il 22 marzo 2020 per sostenere quanti hanno perso lavoro e reddito a causa dell’emergenza Covid. Nel 37,3% dei casi si tratta di cassintegrati non più in grado di affrontare i costi della vita familiare, nel 22,5% di lavoratori a cui non è stato rinnovato il contatto a termine. Il 45,2% dei beneficiati è italiano, il 54,8% straniero; il 37,4% è rappresentato da famiglie con uno o due minori a carico, il 12,9% da nuclei con tre o più figli. I numeri di questa misura straordinaria voluta dall’arcivescovo Mario Delpini restituiscono dunque il profilo di chi ha più duramente pagato le conseguenze sociali ed economiche dell’emergenza sanitaria. Ma offrono anche un riscontro dell’impatto degli aiuti e dell’evoluzione delle situazioni di necessità.
Chi va meglio, chi ancora non ce la fa. Sempre secondo i dati appena diffusi da Caritas Ambrosiana, delle 2.039 persone aiutate finora, ben 1.040 (il 51%) non ricevono più il sussidio: o perché hanno ricominciato a lavorare – anche se spesso in condizioni di grande precarietà – o perché hanno comunque potuto migliorare la loro condizione. Sono 424 (il 20,8%) quelle che invece hanno ottenuto il rinnovo del contributo. E 575 (il 28,2%) quelle che lo stanno ancora ricevendo, avendo fatto domanda fra settembre e ottobre. Ai 2.039 beneficiati sono stati erogati fin qui aiuti per complessivi 3.850.900 euro, circa la metà di quanto raccolto finora – ben 7.882.060 euro – grazie alla generosità di enti e istituzioni benefiche, ma anche di tanti privati cittadini e di singoli fedeli ambrosiani. Il Fondo San Giuseppe – intitolato al patrono dei lavoratori – era partito nel marzo scorso con una dotazione di 4 milioni, 2 stanziati dalla diocesi, 2 dal Comune di Milano.
Una misura per superare la fase più critica. Secondo gli operatori della Caritas «i dati dimostrano che, da un lato, la crisi sociale ha colpito molto duramente al punto che per una parte dei beneficiari è stato necessario prorogare il contributo; d’altro canto il fatto che la maggioranza di chi è stato aiutato abbia smesso di ricevere il sostegno è anche il segno che l’intervento tempestivo ha permesso di superare i momenti più critici», fa sintesi il comunicato. La prospettiva è che, superata la fase più dura, il Fondo San Giuseppe possa operare in crescente sinergia col Fondo Diamo Lavoro, nato nel 2016 per volontà del cardinale Angelo Scola, allora arcivescovo di Milano, dal "tronco" del Fondo Famiglia Lavoro, istituito nel 2008 dal suo predecessore, il cardinale Dionigi Tettamanzi. Il Fondo San Giuseppe – misura d’emergenza – e il Fondo Diamo Lavoro – strumento di politica attiva del lavoro, che finanzia tirocini nelle aziende – «rappresentano dunque due strumenti della stessa strategia messa in campo dalla diocesi di Milano, attraverso la Caritas Ambrosiana, per superare questo nuovo difficile momento, in continuità con un’esperienza d’intervento sul territorio più che decennale».
Delpini: vincere la disperazione, nessuno sia abbandonato. «Ciò che rende insopportabile la vita non è la povertà, ma la disperazione, non è la fatica, ma l’essere soli, sentirsi abbandonati. Il Fondo San Giuseppe non può eliminare la povertà, non allevia la fatica, ma è uno strumento per vincere la disperazione, per assicurare che nessuno deve essere abbandonato – afferma l’arcivescovo Mario Delpini –. Il Fondo San Giuseppe può far giungere il suo messaggio a coloro che hanno perso il lavoro a causa della pandemia solo perché centinaia di persone e istituzioni hanno avvertito la solidarietà come un dovere, la generosità come uno stile di vita, la concretezza come segno distintivo della gente di Lombardia. Per augurare buon Anno Nuovo noi non amiamo i cenoni esagerati, i fuochi artificiali eccessivamente costosi. Piuttosto siamo chiamati a far giungere il messaggio e l’augurio a chi ne ha più bisogno. Io ringrazio tutti – conclude il presule – e il Signore scriverà nel suo libro il gesto minimo e segreto di ciascuno».
Sala: perché il Comune di Milano sostiene il Fondo. La storia di Milano è sempre stata una storia di solidarietà, ricorda dal canto suo il sindaco Giuseppe Sala ringraziando le «centinaia di milanesi» che in questi mesi hanno sostenuto «il Fondo di Mutuo Soccorso istituito per aiutare i piccoli esercizi economici» messi in difficoltà dalla pandemia di Coronavirus. La preoccupazione del Comune? «Far arrivare questi fondi a chi ne aveva realmente bisogno nel modo più diretto possibile». Perciò «abbiamo scelto di rivolgerci, tra gli altri, alla diocesi», al cui Fondo San Giuseppe Palazzo Marino ha destinato 2 milioni di euro. «Soldi bene utilizzati», riconosce Sala. E un’esperienza «che apre la strada a ulteriori collaborazioni».

Un «salvagente» per chi ha perso lavoro. E magari pure la casa

C’è chi ha ritrovato un lavoro e ora non ha più bisogno del sostegno del Fondo San Giuseppe. E c’è chi non riesce ad avere una nuova occupazione, non sa più come arrivare a fine mese. E magari ha addirittura perso la casa in cui viveva. Le storie di chi ha chiesto aiuto al fondo istituito dalla diocesi di Milano restituiscono la drammatica realtà delle tante persone e famiglie che, prima dell’emergenza Covid, stavano sopra la soglia della povertà. Magari di poco, a fatica, ma ce la facevano. Ora non più. Impoveriti dalla pandemia, si tratta di impedire – come non si stanca di ripetere l’arcivescovo Delpini – che soccombano sotto il micidiale effetto combinato di difficoltà economiche, solitudine e disperazione.
Immacolata: un aiuto per ripartire. Fra quanti sono potuti uscire dal sistema di assistenza c’è Immacolata, 57 anni, cuoca in una mensa scolastica a Baranzate, con due figli maggiorenni ma ancora in cerca di lavoro ai quali dover provvedere. A marzo, col primo lockdown, è rimasta a casa. La cassa integrazione (400 euro) è arrivata solo a maggio. A giugno anche i pochi risparmi erano finiti. Il Fondo le ha dato un po’ di ossigeno per superare l’estate. E a settembre ha ripreso a lavorare. «Per accontentare tutti ci hanno ridotto l’orario, quindi guadagno molto meno di prima. Però riesco a cavarmela da sola e sono contenta di sapere che l’aiuto che ho ricevuto, ora può andare a qualcun altro», sono le parole di speranza che ha affidato a Caritas Ambrosiana perché se ne facesse tramite.
Senza occupazione, il rischio di finire in strada. Fra quanti si trovano ancora in grave difficoltà c’è, ad esempio, R., 51enne di origine romena, socio di una cooperativa che offre servizi di pulizia. Da ottobre, con le nuove restrizioni anti Covid, non ha più lavorato. A fine novembre ha ricevuto la lettera che metteva fine al rapporto di lavoro. Senza più alcun reddito, deve mantenere la moglie casalinga, due figli minorenni e pagare l’affitto (500 euro mensili) per un alloggio a Cinisello Balsamo. Come lui, riceverà il sussidio A., 41 anni, che non riesce più a ritrovare un lavoro come autista e da alcuni mesi vive con la figlia 19enne da conoscenti a Rozzano perché il suo alloggio è stato pignorato. Nell’ultima seduta il consiglio di gestione del Fondo ha approvato l’erogazione del sussidio anche a F., 53 anni, divorziata. A marzo l’azienda di catering ed eventi per la quale lavorava come responsabile di sala non le ha più rinnovato il contratto. E ora non sa più come pagare l’affitto, 600 euro al mese, per l’alloggio in cui vive a Turro, quartiere di Milano. Il Fondo, rivolto a quanti hanno perso lavoro e reddito a causa dell’emergenza Covid-19, prevede un sostegno variabile fra 400 e 800 euro al mese, a seconda della composizione del nucleo familiare, che viene erogato per tre mesi e, se necessario, per un periodo ulteriore da uno a tre mesi.

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