mercoledì 24 gennaio 2018
Usata la tecnica della pecora Dolly. L'esperimento suscita preoccupazione sulla possibilità di una imminente clonazione umana.
Nate le prime due scimmie clonate. Sgreccia: mai con l'uomo
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Sono Zhong Zhong e Hua Hua le prime due scimmie al mondo clonate con la tecnica della pecora Dolly. La loro nascita, avvenuta rispettivamente otto e sei settimane fa, è stata riferita sulla rivista "Cell" dai ricercatori dell'Istituto di neuroscienze dell'Accademia cinese delle scienze a Shanghai. E l'annuncio apre subito scenari controversi, legati alla possibile clonazione di esseri umani. "Sarebbe un passaggio inaccettabile per la Chiesa cattolica e una minaccia per l'umanità", ha dichiarato il cardinale Elio Sgreccia. Ma perplessità sono state espresse anche da studiosi laici.

La svolta arriva 19 anni dopo la primissima clonazione di un primate, la femmina di macaco Tetra, ottenuta nel 1999 nei laboratori dell'Oregon Health and Science University grazie alla scissione dell'embrione, una tecnica che imita il processo naturale all'origine dei gemelli identici (monozigoti). Siccome questa procedura consente di generare al massimo quattro cloni per volta, molti in passato hanno provato ad usare la tecnica impiegata nel 1999 per la pecora Dolly, che permette di creare un numero maggiore di cloni attraverso il trasferimento del nucleo di una cellula dell'individuo 'da copiare' all'interno di un ovulo non fecondato e privato del suo nucleo. L'"embrione" viene poi impiantato in una madre surrogata.

A differenza di quanto accaduto con altri mammiferi, come topi e bovini, nelle scimmie ogni tentativo era fallito, perché nei nuclei delle loro cellule differenziate sono presenti dei geni 'spenti' che impediscono lo sviluppo dell'embrione. I ricercatori cinesi sono riusciti per la prima volta a riattivarli grazie a 'interruttori' molecolari creati ad hoc, aggiunti dopo il trasferimento del nucleo. La percentuale di successo è stata poi ulteriormente aumentata prelevando il nucleo da cellule fetali invece che da cellule di esemplari adulti.

A coronare tre anni di studi ed esperimenti sono poi arrivati i piccoli macachi Zhong Zhong e Hua Hua, il cui nome deriva dal termine cinese Zhonghua con cui si indica il Paese del dragone. Al momento i due cuccioli godono di ottima salute e crescono in modo normale: il loro sviluppo fisico e cognitivo verrà continuamente monitorato, in attesa che nel laboratorio di Shanghai vengano alla luce anche altre scimmie 'fotocopia'.

Le prime applicazioni di questa tecnica sono legate alla sperimentazione animale: "Questa tecnica consente per la prima volta di ottenere numerosi esemplari di primati geneticamente omogenei", spiega Giuliano Grignaschi, segretario generale di Research4life e responsabile del benessere animale presso l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri. "Ciò permetterà di ottenere risultati sperimentali più affidabili e facilmente riproducibili: riducendo la variabilità e l'errore statistico, si ridurrà anche il numero di campioni impiegati per fare le misure e, di conseguenza, il numero di animali sacrificati per ogni singolo esperimento".


L'équipe dell'Istituto di neuroscienze dell'Accademia cinese delle scienze sostiene che l'obiettivo è la creazione di un 'esercito' di scimmie geneticamente identiche da usare in laboratorio per la ricerca su malattie diffuse come i tumori, ma anche il Parkinson e l'Alzheimer. Ma l'obiettivo non sarà facile, perché, come ammesso dagli stessi ricercatori, "ci sono stati molti fallimenti prima di trovare il modo per clonare con successo una scimmia". Si è provato con cellule di donatori adulti ma quei cloni sono morti poche ore dopo la nascita. Quello che ha funzionato come nuclei sostitutivi sono state le cellule arrivate da tessuto connettivo fetale.

Il procedimento con cui sono nati Hua Hua e Zhong Zhong resta "molto inefficiente e rischioso" perché i due piccoli sono gli unici nati di un gruppo di 79 embrioni clonati, segnala poi lo scienziato britannico Robin Lovell-Badge, leader di gruppo del Francis Crick Institute. "Sono riusciti a ottenere dei macachi clonati, ma i numeri sono troppo bassi per trarre molte conclusioni", ha spiegato.

Il progresso tecnico ottenuto dai ricercatori cinesi, sebbene l'obiettivo dichiarato sia positivo, non sembra esente da risvolti etici. In primo luogo, anche se la clonazione secondo il "metodo Dolly" potrebbe permettere di sacrificare meno esemplari nella ricerca, non potrà comunque soddisfare chi contesta l'uso dei primati per esperimenti clinici. Infatti, giova ricordare che le scimmie clonate, sono per definizione, animali con le stesse caratteristiche della loro specie e, quindi, capaci di provare dolore e sofferenza, sia per i test in sé sia per il confinamento in gabbia. Inoltre, è ancora da chiarire quale sarà il loro percorso di vita dal punto di vista della salute, dato che la pecora Dolly, vissuta quasi 7 anni, aveva mostrato segni di invecchiamento precoce. Altri mammiferi sono stati clonati successivamente, e la ricerca nel settore è molto attiva.

L'annuncio cinese ha fatto anche tornare l'attenzione sulla clonazione umana. Essa, a scopo riproduttivo, è stata messa al bando dall'Onu nel 2005, anche se con un atto non vincolante, e l'Unione Europea l'ha formalmente proibita, anche se in Gran Bretagna e Australia è ammessa, su autorizzazione specifica, per scopi terapeutici, senza però che gli embrioni ottenuti possano essere impiantati. Difficoltà tecniche e vincoli morali hanno finora impedito, per quanto si sappia, la clonazione di un essere umano. Non è chiaro se il passo avanti compiuto con i macachi renda, potenzialmente, più vicina la possibilità di ottenere cloni umani.

Contro questa possibilità si è espresso il cardinale Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita. "Al contrario della ipotesi di clonazione umana, sulla quale la Chiesa non può che esprimere la sua condanna più forte e totale, sulla clonazione animale il magistero ecclesiastico non ha finora espresso una condanna esplicita, ufficiale, lasciando il tema alla valutazione responsabile degli scienziati", ha premesso Sgreccia, interpellato sul tema. Ma, aggiunge il porporato, "non c'è dubbio che il passaggio dalla prima pecora Dolly ad altri animali e ora persino alla scimmia, ovvero a un primate così vicino all'uomo, rappresenta un autentico attentato al futuro dell'intera umanità. C'è il fortissimo rischio che la clonazione della scimmia possa essere considerato come il penultimo passo, prima di arrivare alla clonazione dell'uomo, evento che la Chiesa non potrà mai approvare".



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