mercoledì 17 febbraio 2021
Il premier: la cittadinanza viene prima dell'appartenenza. Recovery sarà più «green». Nel discorso riferimenti a papa Francesco, Caritas e Terzo settore. Alle 23.45 l'esito della votazione: 40 "no"
Draghi: siamo in trincea, stop rivalità politiche. Fiducia al governo: 262 "sì"

Ansa

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Intorno alle 22 sono iniziate le dichiarazioni di voto per la fiducia al governo Draghi. Alle 23.45 l'esito, scontato: il governo Draghi ottiene la fiducia. I "sì" sono stati 262, 40 i "no" (di cui 15 arrivano da senatori 5 Stelle, che secondo le prime informazioni potrebbero essere espulsi dal Movimento in quanto "dissidenti") e 2 gli astenuti. Giovedì si replica alla Camera con il secondo voto di fiducia.

La replica a tarda sera

Dopo il dibattito in Senato, durato tutto il giorno, intorno alle 21 è stata di nuovo la volta del presidente Draghi, che è tornato sul Programma nazionale di Ripresa e Resilienza, ripetendo che "la governance debba essere incardinata nel ministero dell'Economia e delle Finanze con la strettissima collaborazione dei ministeri competenti per definire e attuare politiche e progetti di settore". Poi ha puntualizzato l'impegno per l'ambiente e sull'importanza di coinvolgere le Regioni, i Comuni e le Province. Draghi ha poi introdotto il tema delle migrazioni: "La risposta più efficace e duratura è la piena assunzione di responsabilità delle istituzioni europee". Lo "stallo politico" attualo va superato con la proposta italiana di un meccanismo obbligatorio di redistribuzione
dei migranti pro quota". IL TESTO INTEGRALE DELLA REPLICA

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Il discorso del mattino

«Il primo pensiero che vorrei condividere riguarda la nostra responsabilità nazionale per combattere con ogni mezzo la pandemia. Siamo in trincea». Sono le prime parole del nuovo premier Mario Draghi all'aula del Senato. Parole accompagnate dall'ammissione dell'«emozione» del momento, dal pensiero alle vittime del virus e a chi sta pagando un caro prezzo economico e sociale, in particolare i giovani e le donne. Draghi poi ringrazia Mattarella e il predecessore Conte: quando cita l'ex premier, a Palazzo Madama scattano i primi brusii. Immediatamente parole chiare sull'irreversibilità dell'euro e nuove cessioni di sovranità per una maggiore integrazione europea. «Senza l’Italia non c’è l’Europa. Ma, fuori dall’Europa c’è meno Italia. Non c’è sovranità nella solitudine. C’è solo l’inganno di ciò che siamo, nell’oblio di ciò che siamo stati e nella negazione di quello che potremmo essere». Anche qui, qualche brusio sulla parte destra dell'emiciclo. Una leggera incrinatura del tono di voce Draghi la mostra sul finale del discorso, quando sembra davvero molto emozionato: «Questo è il terzo governo della legislatura. Non c’è nulla che faccia pensare che possa far bene senza il sostegno convinto di questo Parlamento. E’ un sostegno che non poggia su alchimie politiche ma sullo spirito di sacrificio con cui donne e uomini hanno affrontato l’ultimo anno, sul loro vibrante desiderio di rinascere, di tornare più forti e sull’entusiasmo dei giovani che vogliono un paese capace di realizzare i loro sogni. Oggi, l’unità non è un’opzione, l’unità è un dovere. Ma è un dovere guidato da ciò che son certo ci unisce tutti: l’amore per l’Italia».

IL TESTO INTEGRALE

Nel discorso di 13 cartelle, Mario Draghi cita esplicitamente papa Francesco: "Le tragedie naturali sono la risposta della terra al nostro maltrattamento. E io penso che se chiedessi al Signore che cosa pensa, non credo mi direbbe che è una cosa buona: siamo stati noi a rovinare l'opera del Signore”. Il premier, nel rendere conto della pandemia sociale, ricorda i dati Caritas: «I dati dei centri di ascolto Caritas, che confrontano il periodo maggio-settembre del 2019 con lo stesso periodo del 2020, mostrano che da un anno all’altro l’incidenza dei “nuovi poveri” passa dal 31% al 45%: quasi una persona su due che oggi si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta».

Nell'illustrare poi le modifiche al Pnrr, Draghi assicura che «chiariremo il ruolo del terzo settore e del contributo dei privati al Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza attraverso i meccanismi di finanziamento a leva (fondo dei fondi)».

Non si sottrae, Draghi, alla questione politica che accompagna il suo governo: «Si è detto e scritto che questo governo è stato reso necessario dal fallimento della politica. Mi sia consentito di non essere d’accordo. Nessuno fa un passo indietro rispetto alla propria identità ma semmai, in un nuovo e del tutto inconsueto perimetro di collaborazione, ne fa uno avanti nel rispondere alle necessità del Paese, nell’avvicinarsi ai problemi quotidiani delle famiglie e delle imprese che ben sanno quando è il momento di lavorare insieme, senza pregiudizi e rivalità. Nei momenti più difficili della nostra storia, l’espressione più alta e nobile della politica si è tradotta in scelte coraggiose, in visioni che fino a un attimo prima sembravano impossibili. Perché prima di ogni nostra appartenenza, viene il dovere della cittadinanza. E noi oggi, politici e tecnici che formano questo nuovo esecutivo siamo tutti semplicemente cittadini italiani, onorati di servire il proprio Paese, tutti ugualmente consapevoli del compito che ci è stato affidato. Questo è lo spirito repubblicano del mio governo».

Quanto alle prospettive del governo, Draghi prova ad alzare il tiro: «La durata dei governi in Italia è stata mediamente breve ma ciò non ha impedito, in momenti anche drammatici della vita della nazione, di compiere scelte decisive per il futuro dei nostri figli e nipoti. Conta la qualità delle decisioni, conta il coraggio delle visioni, non contano i giorni. Il tempo del potere può essere sprecato anche nella sola preoccupazione di conservarlo. Oggi noi abbiamo, come accadde ai governi dell’immediato Dopoguerra, la possibilità, o meglio la responsabilità, di avviare una Nuova Ricostruzione. Sono certo che anche a questa Nuova Ricostruzione nessuno farà mancare, nella distinzione di ruoli e identità, il proprio apporto. Questa è la nostra missione di italiani: consegnare un Paese migliore e più giusto ai figli e ai nipoti».

Il ricordo di Franco Marini

La sessione di fiducia al Senato inizia con il ricordo emozionato, letto dalla presidente Casellati, di Franco Marini, ex presidente del Senato, ex ministro del Lavoro, leader storico del popolarismo e del cattolicesimo democratico ed ex segretario della Cisl.

Cosa accade al Senato

Dopo le comunicazioni di Draghi, la giornata si è articolata così:
- 12.30-15.30 discussione generale (3 ore);
- 15.30-16.30 sanificazione;
- 16.30-19 seguito e conclusione della discussione generale;
- 19-20 sanificazione;
- 20-22 replica del Presidente del Consiglio e dichiarazioni di
voto;
- 22 inizio chiama voto di fiducia.

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