mercoledì 22 luglio 2015
​Crescono le richieste, ma i donatori sono in calo. Salmoirgahi (Areu): nel 2014 riduzione della domanda, ma ora il consumo è aumentato.
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​Allarme rosso per la raccolta di sangue in Lombardia. Diminuiscono le donazioni mentre aumenta il fabbisogno di trasfusioni e l’autonomia della regione potrebbe essere a rischio. Areu e Avis per questo lanciano un appello ai donatori e ai cittadini. Gli ultimi dati hanno evidenziato che tra il 2013 e il 2014 si è verificato un calo dell’1,75% di unità di sangue passando da 479mila a 470mila. Dopo anni di crescita il 2015 rischia di essere il secondo anno di calo per il numero dei prelievi. «La differenza è che nel 2014 c’era stata una riduzione delle richieste e quindi la situazione non aveva allarmato» ha spiegato Marco Salmoiraghi, direttore sanitario di Areu. Il trend negativo indicato dall’associazione riguarda le raccolte presso i centri ospedalieri che hanno al contempo aumentato le richieste, mentre la raccolta delle associazioni è andata un po’ meglio: in crescita da 159.881 a 164.531 unità.In lieve calo il numero dei donatori, che nel 2014 sono stati 265.889 ma c’è un dato del bilancio positivo se si considerano i nuovi ingressi, che sono 36.727, rispetto ai volontari definitivamente sospesi calcolati in 28.480 unità. «La Lombardia ha scorte strategiche di sangue per 500 unità» per far fronte a necessità improvvise come catastrofi o emergenze, spiega Davide Rossi, responsabile della struttura regionale di coordinamento delle attività trasfusionali, che aggiunge: «In previsione di Expo ci siamo assicurati di tenere queste scorte al top». La Lombardia raccoglie circa un quinto delle unità di sangue del livello nazionale e, anche se resta al di sopra della media italiana, nei primi mesi del 2015 l’aumento del fabbisogno di plasma ha fatto scattare l’allarme. Domenico Giupponi, presidente dell’Avis lombarda, ha ricordato che «l’associazione raccoglie circa 270mila donatori periodici» ma ha sostenuto anche che si sta «cercando di aumentare l’attività». Il "contingentamento" cioè la riduzione di attività chirurgiche necessaria quando non c’è una quantità di sangue sufficiente «non è avvenuto e non è in previsione che avvenga ma per rafforzare questa tranquillità dobbiamo tornare a sensibilizzare», ha concluso Salmoiraghi.
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