venerdì 2 luglio 2021
Il ministro degli esteri è andato a casa dell'ex premier per cercare una soluzione che eviti l'implosione dei Cinque Stelle e gli ha portato il significato del video di Grillo in segno di pace
L'ex premier Giuseppe Conte ha incontrato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio

L'ex premier Giuseppe Conte ha incontrato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio - Ansa

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Il ministro degli esteri, che sta lavorando a un'emorragia di gruppi dal movimento che sembra, ormai, inevitabile, ha proposto una procedura per votare il direttivo che usi Skyvote e non Rousseau mentre i deputati chiedono lo Statuto.

La fotografia perfetta della situazione la regala il "reggente" Vito Crimi. Si accende la macchina per votare on line il direttorio a 5 (come gli ha intimato di fare Beppe Grillo), ma si indica come piattaforma non Rousseau bensì Skyvote (come desidera Giuseppe Conte).

Un pezzo di ragione a entrambi dalla persona che formalmente è l’unico che ora può prendere decisioni per M5s, e che al contempo è tra i più tentati dall’ipotesi di un nuovo partito dell’ex premier. La decisione conferma lo stallo totale tra l’ex comico e l’ex avvocato del popolo. E conferma l’esito interlocutorio dell’incontro politico più importante della giornata, la visita (un’ora) a casa Conte di Luigi Di Maio.

In veste di mediatore di ultima istanza, il ministro degli Esteri gli ha portato il significato "ufficiale" del video di Grillo di mercoledì: era una mano tesa, una disponibilità a riprendere il dialogo lì dove si era interrotto. La tesi che Di Maio porta a Conte è tanto semplice quanto preoccupata: occorre trovare una soluzione per evitare un’implosione che danneggia tutti, il Movimento ma anche l’ex premier.

Il titolare della Farnesina ha chiesto di avere una risposta. Ha intuito che ora le titubanze sono più sul lato Conte che sul lato Grillo. Che la prospettiva di gruppi autonomi e di un partito tutto suo ha ingolosito l’ex premier. Allo stesso tempo, Di Maio ha fatto intendere al garante che le fuoriuscite dal Movimento, nel caso Conte si mettesse in proprio, sarebbero ben superiori alle previsioni, specie al Senato. Nel silenzio generale che è piombato dentro M5s, alcune ricostruzioni dell’incontro attribuiscono a Di Maio un giudizio abbastanza netto sull’ipotesi del partito contiano: un errore, secondo il ministro degli Esteri.

Più tardi, Di Maio ha avuto anche un faccia a faccia riservato con il presidente della Camera Roberto Fico a margine di un evento all’Accademia dei Lincei. Il tentativo di mediazione consiste nel rimettere Grillo e Conte intorno a un tavolo. O, in alternativa, fare la "navetta" tra i due per arrivare all’approvazione dello statuto contiano con aggiustamenti sul ruolo del garante, che si preoccupa soprattutto di preservare "almeno" una funzione di indirizzo nei casi di crisi politica.

Intanto i gruppi parlamentari stanno letteralmente esplodendo. I deputati e i senatori M5s a questo punto vogliono vedere lo statuto realizzato dall’ex premier e, a quanto parrebbe, Grillo avrebbe dato il "nulla osta" a una circolazione interna del documento. Il capogruppo a Montecitorio, Davide Crippa, sta seguendo questo aspetto e ha chiesto due incontri separati dei deputati con Grillo e con Conte, ricevendo un doppio sì. Vogliono vedere le carte, i parlamentari, perché tra la legislatura che entra nella curva finale e la mannaia del limite ai mandati che incombe, in tanti vogliono fare i loro ragionamenti.

Se l’ex premier non darà una risposta alla mediazione offertagli da Di Maio - sostanzialmente quella di non mettere il bavaglio a Grillo -, allora l’ex comico accelererà sul direttorio. Una mancata risposta di Conte sarebbe, per Grillo, la prova che l’ex premier ha "custodito" sin dall’inizio l’idea del partito personale, provando solo "pro-forma" a verificare se l’azzardo gli poteva riuscire partendo dal "marchio" 5s.

In queste ore, il rammarico per Grillo è di aver offerto a Conte un "pretesto". Allo stesso tempo, sia lui che Di Maio sono consapevoli che la fine della legislatura sarà segnata comunque da una "fuga da M5s", che alle urne non potrà ripetere il 33% del 2018. A quel punto Grillo proverà a tenere Di Maio e Fico con sé per ricostruire insieme a loro, proponendo in prima persona il pacchetto dei cinque nomi per il direttorio. Conte ne ricaverebbe, di riflesso, la sensazione che tutto era già preordinato.

Ma c’è anche la possibilità che lo stallo duri a lungo, molto a lungo, tenendo paralizzata l’azione politica di M5s. D’altra parte la mossa "mezzo grillina mezzo contiana" di Crimi sembra orientata proprio a prendere tempo (servono almeno 15 giorni). Mentre dai territori arrivano istanze dure. Un gruppo di eletti 5 stelle "ortodossi", tra cui figurano le consigliere regionali Francesca De Vito, Antonella Laricchia e Marì Muscarà, insieme a un cospicuo numero di consiglieri comunali tra cui il napoletano Matteo Brambilla contrario all’alleanza con il Pd, hanno inviato una diffida al Comitato di garanzia (composto dai 'contiani' Vito Crimi, Roberta Lombardi e Giancarlo Cancelleri).

La diffida è a "porre in essere quanto necessario per procedere" alla votazione su Rousseau, riservandosi di «adire le competenti sedi giudiziarie, anche in via risarcitoria, in caso di inottemperanza ».

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