Scuola. Paritarie, "pressing" per le detrazioni


Enrico Lenzi e Luca Liverani giovedì 5 marzo 2015
Venticinque senatori del Pd scrivono al premier:  «Bene gli sgravi fiscali per le famiglie».
GLI ALTRI APPELLI 44 parlamentari della maggioranza | 39 parlamentari di Forza Italia 
IL DIRETTORE RISPONDE Pubblico non è sinonimo di statale. Pure a scuola. Giannini lo fa capire
Salgono a tre le lettere aperte al premier Matteo Renzi affinché nel provvedimento sulla buona scuola siano previsti interventi a sostegno della libertà di scelta delle famiglie. L’ultimo documento in ordine di tempo arriva da Palazzo Madama, dove i senatori del Partito democratico hanno voluto aggiungere la loro voce. Prima firmataria del documento è la senatrice Rosa Maria Di Giorgi, già assessore all’educazione nella giunta fiorentina dell’allora sindaco Matteo Renzi. «Facciamo seguito al dibattito sollevato in questi giorni sul tema del finanziamento pubblico alle scuole paritarie, sotto forma di sgravi fiscali – si legge nel documento, al momento sottoscritto da 25 senatori –, per confermare l’esigenza di affrontare e risolvere definitivamente la contrapposizione ancora esistente in Italia tra questi istituti e le scuole statali». Un testo consapevole che nonostante la legge Berlinguer «ci sono ancora forti resistenze a riconoscere la funzione pubblica del servizio svolto dalle scuole paritarie, mentre in molte nazioni d’Europa tale ruolo è pienamente riconosciuto». Ma nonostante la legge 62/2000 (quella della parità) stanzi dei fondi, questi sono scesi,e anche il taglio da parte degli Enti locali, scrivono i firmatari, «sta mettendo drammaticamente a rischio la sopravvivenza di un servizio sicuramente pubblico, che consente un pluralismo educativo e anche forme virtuose di concorrenza» Dunque prosegue il pressing sul governo e sul premier, che martedì prossimo dovrebbero dare il via libera alla buona scuola, dopo la lettera aperta sottoscritta da 44 deputati della maggioranza  (primo firmatario Pier Luigi Gigli di Per l’Italia- Cd) e diffusa domenica scorsa dalle pagine di Avvenire, così come quella sottoscritta da 39 parlamentari di Forza Italia, pubblicata ieri sempre dal nostro quotidiano. Lettere aperte che segnalano anche un crescente interesse del Parlamento sul tema della buona scuola. «Tocca al Parlamento fare bene – commenta il ministro dell’istruzione Stefania Giannini intervenendo alla trasmissione Uno mattina su Raiuno –, contribuendo anche con idee, con emendamenti e farlo molto rapidamente». Una difesa della scelta di non ricorrere al decreto legge, ma che nel contempo è una sfida alle Camere perchè facciano presto. Anche perché in gioco vi sono le assunzioni di migliaia di precari. Ma, rassicura ancora Giannini «rispetteremo tutti gli impegni più volte elencati». E a darle man forte arriva il suo collega del Lavoro Giuliano Poletti: il tema va risolto entro i termini che sono previsti per poter far lavorare le persone nel prossimo anno scolastico.  Nodi affrontati al convegno organizzato alla Camera dall’Inter-gruppo parlamentare per la Sussidiarietà.  Antonio Palmieri (Fi), Guglielmo Vaccaro (Pd) e Raffaello Vignali (Ap-Ncd), concordano col ministro Giannini sull’idea che «portare avanti la parità scolastica è una svolta culturale per l’Italia. Parità, autonomia e piena libertà di scelta sono i fondamenti per una riforma che garantisca equità sociale e pluralità di esigenze formative».  C’è anche Luigi Berlinguer, il ministro dell’Istruzione che nel 2000 firmò la legge 62 sulla parità. «Nei cortei e nelle occupazioni gli studenti denunciano che 'i privati stano per acquisire la scuola dello Stato'. Tesi di una ideologicità impressionante. Moltissimi pensano che il problema della scuola sia il rapporto tra pubblico e privato. L’Italia in questo è totalmente fuori dall’Europa. Ho tante obiezioni a questo governo, ma la sua forza è che vuole cambiare la scuola, cosa che per molti è una bestemmia. Va elevato il tasso di qualità soprattutto dove la scuola è più debole. E salvata  l’equità, che è funzionale alla costruzione del capitale umano».  Per Raffaello Vignali (Ap-Ncd) la questione, per dirla chiaramente, «è di dare ai poveri le opportunità che oggi hanno in ricchi, nell’interesse dei ragazzi». «Se verrà fatto un decreto per i precari staccato dal ddl sulla buona scuola – chiarisce Mario Mauro (Pi) – avremo rinunciato a cambiare la scuola». «Le paritarie rientrano nella legge 62 del 2000 – dice Simona Malpezzi (Pd) – che ha un nome tutto di sinistra, Luigi Berlinguer. Se chi vuole accedere a queste scuole non viene aiutato, saranno sempre per chi se le può permettere ». Ed Elena Centemero (Fi) invita a «superare vecchi pregiudizi ideologici che vorrebbero l’istruzione come monopolio statale».
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