martedì 14 febbraio 2017
I tre che lo arrestarono nell'ottobre del 2009 devono rispondere di omicidio preterintenzionale e abuso di autorità, gli altri due di falso e calunnia. La sorella Ilaria: "Finalmente ci siamo"
Ilaria Cucchi mostra la foto del fratello dopo l'arresto (Ansa)

Ilaria Cucchi mostra la foto del fratello dopo l'arresto (Ansa)

La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di cinque carabinieri coinvolti nel caso della morte di Stefano Cucchi. Alessio Di Bernardo, Raffaele D'Alessandro, Francesco Tedesco rispondono di omicidio preterintenzionale e abuso di autorità. Tedesco risponde anche di falso nella compilazione del verbale di arresto e calunnia insieme al maresciallo Roberto Mandolini, all'epoca dei fatti a capo della stazione Appia, dove venne eseguito l'arresto. Vincenzo Nicolardi, anche lui carabiniere, risponde di calunnia con gli altri due, nei confronti degli agenti di polizia penitenziaria che vennero accusati nel corso della prima inchiesta sul caso. "Sono emozionata, finalmente ci siamo" ha detto la sorella Ilaria Cucchi, commentando la notizia della richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura di Roma nei confronti dei cinque carabinieri. "È il momento migliore - ha aggiunto - proprio in occasione dell'associazione dedicata a Stefano che presenterò il 18 febbraio".

La prima inchiesta si è chiusa con l'assoluzione di tutti gli imputati

L'inchiesta bis sulla morte di Cucchi è stata chiusa un mese fa. Nel gennaio 2011 vengono rinviate a giudizio 12 persone: sei medici dell'ospedale Pertini, tre infermieri dello stesso ospedale, e tre guardie carcerarie. Nel giugno del 2013 la terza corte d'assise condanna cinque medici e assolve gli altri imputati. Nel 2014, nel processo d'appello, gli imputati vengono tutti assolti, e nel dicembre del 2015 la Cassazione decide per un nuovo processo d'appello ai cinque medici, che si conclude con una nuova assoluzione per il personale sanitario. Oggi la richiesta di rinvio a giudizio, nell'ambito dell'inchiesta bis, che apre la strada al quinto processo sulla morte del giovane.

La vicenda: l'arresto e la morte dopo sette giorni nell'ottobre del 2009

Stefano Cucchi viene arrestato il 15 ottobre del 2009 in via Lemonia, a Roma, a ridosso del parco degli Acquedotti, perché sorpreso con 28 grammi di hashish e qualche grammo di cocaina. Quella notte, i carabinieri lo accompagnano a casa per perquisire la sua stanza. Non trovando altra droga lo riportano in caserma con loro e lo rinchiudono in una cella di sicurezza della caserma Appio-Claudio. La mattina successiva, nell'udienza del processo per direttissima, Stefano ha difficoltà a camminare e parlare e mostra evidenti ematomi agli occhi e al volto che non erano presenti la sera prima. Il giudice, nonostante le condizioni di salute del giovane, convalida l'arresto e fissa una nuova udienza. Nell'attesa, Stefano Cucchi viene rinchiuso nel carcere di Regina Coeli. Le sue condizioni di salute peggiorano rapidamente e, il 17, viene trasportato all'ospedale Fatebenefratelli per essere visitato. Il referto è chiaro: lesioni ed ecchimosi alle gambe e al viso, frattura della mascella, emorragia alla vescica, lesioni al torace e due fratture alla colonna vertebrale. Viene chiesto il ricovero, ma Stefano rifiuta insistentemente e viene rimandato in carcere per poi essere ricoverato di nuovo, presso l'ospedale Sandro Pertini, dove muore il 22 ottobre. Solo a questo punto, dopo vani tentativi i suoi familiari riescono a ottenere l'autorizzazione per vederlo: il corpo pesa meno di 40 chili e presenta evidenti segni di percosse. Cominciano le indagini.

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