mercoledì 5 maggio 2021
Sondaggio della People’s Vaccine Alliance, tra cui Oxfam e Emergency, in vista del summit in programma a Londra e della riunione del Wto. Sì dell'82% degli italiani alla richiesta di India e Sudafrica
India, Nuova Dheli, un uomo attende di riempire bombole di ossigeno per malati di Covid-19

India, Nuova Dheli, un uomo attende di riempire bombole di ossigeno per malati di Covid-19 - Foto Tauseef Mustafa/AFP

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La pandemia globale da Covid-19 rischia di trasformarsi non solo in un'ecatombe mondiale, ma anche in una crisi economica senza precedenti. Il tutto aggravato dall'arrivo di nuove varianti del virus, sviluppate nei paesi poveri dove l'infezione dilaga, capaci di rendere inefficaci anche la campagna vaccinale in corso nei paesi sviluppati. Sono gli scenari che potrebbero aprirsi senza una veloce immunizzazione di massa dei paesi in via di sviluppo. Per questo la stragrande maggioranza dei cittadini nei paesi del G7, circa 7 su 10, chiede ai propri governi di agire affinché i colossi farmaceutici rinuncino temporaneamente ai diritti di proprietà intellettuale sui vaccini Covid , rendendo pubbliche la formulazione e la tecnologia per consentirne sviluppo e produzione in altri paesi.

È quanto emerge dal sondaggio pubblicato oggi dalla People’s Vaccine Alliance, alleanza internazionale di organizzazioni umanitarie di cui Oxfam ed Emergency sono membri, in occasione del G7 esteri e sviluppo in programma a Londra e della riunione del Consiglio generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Omc/Wto), che si terrà in forma virtuale. Il 70% dell’opinione pubblica dei paesi del G7, infatti, ritiene che le aziende farmaceutiche - equamente ricompensate per lo sviluppo e la produzione - debbano rinunciare ai brevetti sui vaccini. E sono proprio i cittadini italiani ad esprimersi in modo più netto, con l’82% degli intervistati favorevole, seguono Canada con il 76%, Regno Unito 74%, Germania 70%, Usa 69%, Francia 63% e Giappone 58%.

Più di 100 paesi, guidati da India e Sud Africa, hanno da tempo avanzato all’Organizzazione mondiale del commercio una richiesta di sospensione dei diritti di proprietà intellettuale detenuti dalle case farmaceutiche su terapie, test diagnostici e vaccini Covid-19, per tutta la durata della pandemia. Una proposta che però ha incontrato l’opposizione di Stati Uniti – attenuata dalle recenti dichiarazioni dell’amministrazione Biden - assieme a Regno Unito, Giappone, Canada e Unione Europea. India e Sud Africa hanno deciso di lavorare a una revisione della richiesta di sospensione da sottoporre all’Omc/Wto.

Nessuna azienda produttrice di un vaccino approvato dalle autorità regolatorie ha aderito al Covid-19 Technology Access Pool (C-TAP), iniziativa lanciata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità per favorire la condivisione di formulazioni, conoscenze e dati sui vaccini a livello globale. «Ciò appare tanto più inaccettabile – sottolineano Oxfam e Emergency – se si tiene in considerazione che Moderna, Pfizer/BioNtech, Johnson&Johnson, Novovax e Oxford/AstraZeneca hanno ricevuto miliardi di finanziamenti pubblici e preordini garantiti. Secondo le stime, a livello globale, la ricerca e lo sviluppo dei vaccini è stata finanziata dal settore pubblico con circa 88 miliardi di dollari, con Oxford/AstraZeneca che esiste grazie a un contributo pubblico pari al 97%».

«Ogni giorno migliaia di persone nei paesi a basso e medio reddito muoiono, mentre i Paesi ricchi si sono accaparrati gran parte della fornitura globale di vaccini, difendendo i propri privilegi, a scapito del resto del mondo», dichiarano Sara Albiani, di Oxfam Italia e Rossella Miccio, Presidente di Emergency. Secondo i 77 epidemiologi interpellati dalla People's Vaccine Alliance, lo sviluppo di nuove varianti rischia di rendere inefficaci gli attuali vaccini entro il prossimo anno, se non si penserà seriamente all’immunizzazione nei paesi poveri».

Un appello per una decisa inversione di rotta, prima che sia troppo tardi, condivisa anche da 150 leader religiosi di tutto il mondo – tra cui il cardinale Peter Turkson, prefetto del dicastero vaticano per lo Sviluppo Umano Integrale, Rowan Williams, già arcivescovo di Canterbury, Thabo Makgoba, arcivescovo anglicano di Città del Capo e i francescani di Assisi – che stanno chiedendo proprio ai leader del G7 di rendere effettivamente il vaccino anti-Covid un "bene comune globale". «L’Italia, come membro del G7 e presidente di turno del G20, può e deve guidare la comunità internazionale verso percorsi coraggiosi e responsabili che mettano al centro la salute pubblica e la tutela degli interessi collettivi», concludono Albiani e Miccio.
















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