giovedì 15 ottobre 2009
Il paese di Riina e Provenzano è diventato un «laboratorio dell’antimafia»: appalti controllati, fondo per le vittime della criminalità, assegnazione rapida alle cooperative dei beni confiscati. E il cambio di mentalità si vede persino dalle bottiglie di pomodoro.
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Via 11 aprile 2006, arresto di B. Provenzano, mafioso. La scritta spicca sul cartello stradale all’inizio della strada in contrada Montagna dei Cavalli, dove due anni e mezzo fa venne catturato il superlatitante dei "corleonesi". Pochi chilometri più in là, sull’edificio della nuova area artigianale, un grande cartello "Centro servizi Libero Grassi". E all’imprenditore antiracket ucciso dalla mafia nel 1991, è dedicato anche il viale. Usciamo in campagna, zona Chiatto Drago. Davanti a una bassa costruzione un cartello spiega: "Laboratorio per il confezionamento dei legumi realizzato sui beni confiscati alla mafia". Non lontano un altro cartello annuncia l’agriturismo "Terre di Corleone", di imminente apertura, anch’esso confiscato alle cosche. Benvenuti a Corleone, già terra di mafia, della più potente e terribile, quella di Provenzano, Rina e Bagarella, dei delitti eccellenti e delle stragi del ’92-’93, oggi terra di riscatto e di concrete iniziative antimafia e per la legalità. Dove amministrazione comunale, cooperative e volontariato collaborano strettamente, senza guardare al colore politico della casacca. «La Corleone di Provenzano e Riina non c’è più – dice il sindaco Antonino Iannazzo, ex An, alla guida di una giunta di centrodestra –. Certo la mafia c’è ancora, coi suoi riti e i suoi condizionamenti. Non chiede il pizzo ma assunzioni. Ma c’è un’altra Corleone, quella della gente onesta, delle cooperative che gestiscono i beni confiscati, di un’amministrazione comunale che senza la certezza della certificazione antimafia gli appalti non li comincia. Noi su questo – aggiunge – siamo più avanti del resto d’Italia, di necessità abbiamo fatto virtù, siamo un laboratorio dell’antimafia. Purtroppo a Roma neanche se lo immaginano...».Non solo parole, per fortuna. Qualche esempio, partendo proprio dal municipio dove spesso in Sicilia, e nelle altre regioni del Sud, si concretizza il potere collusivo delle cosche. L’iniziativa più recente sono le modifiche al piano regolatore «approvate all’unanimità dal consiglio comunale – ricorda Iannazzo con orgoglio – senza condoni o favori ai mafiosi». Poi la costituzione di parte civile nei processi contro i boss. Un piccolo fondo per i familiari delle vittime di mafia, col quale viene pagata la scuola ad alcuni ragazzi. L’assegnazione dei beni confiscati, l’ultimo in appena 28 giorni, mentre solitamente passano anni. E quando recentemente si è scoperto che una delle imprese che stava realizzando un appalto era collusa con "cosa nostra", in 24 ore sono stati bloccati i lavori. Ed esclusa l’impresa "mafiosa", si è riusciti a far ripartire l’opera.E la gente, i corleonesi, quelli veri? Gennaro, Marilisa, Angela fanno parte della Consulta giovanile, composta dai rappresentanti degli studenti, delle associazioni, dei movimenti politici. Quest’anno anche loro sono stati a lavorare sui terreni confiscati gestiti dalla cooperativa "Lavoro e non solo", dove ogni anno vengono ad aiutare giovani di tutt’Italia (quest’anno in più di 500). «C’è un pregiudizio nei nostri confronti – spiegano – e questo ci spinge a metterci alla prova. Se qualcosa è nostro dobbiamo andarci noi. E i beni confiscati sono nostri, dei veri corleonesi». Mentre parliamo con loro in piazza, poco più in là uno dei figli di Provenzano chiacchiera con altri ragazzi. Succede a Corleone, ma i tre delle Consulta non ci fanno caso. «Non vediamo una mentalità mafiosa tra i ragazzi. Prima c’era un comportamento da struzzo, ora ci si è resi conto che la mafia esiste e se ne vuole parlare. Lo sentiamo come nostro compito».Uomini e giovani nuovi e tante iniziative concrete, fatte di mattoni e di frutti della terra. In via Crispi il palazzo di tre piani confiscato ai fratelli Grizzaffi (nipoti di Totò Riina) è stato assegnato all’Arci Toscana e ospita i partecipanti ai campi di lavoro sui beni confiscati. Come ci spiega Maurizio Pascucci, era stato completamente vandalizzato. I volontari l’hanno rimesso a posto e hanno anche verniciato la facciata di un bel verde pastello. Spicca così – è stato fatto apposta – rispetto agli altri palazzi della via, tutti ancora a rustico.Ci spostiamo in via Colletti. Qui c’è la casa della famiglia di Provenzano. Simbolo del suo potere. Proprio martedì sono cominciati i lavori per trasformarla nel "museo della legalità": sarà gestito dalla "Lavoro e non solo" e ospiterà anche un negozio dove verranno venduti i prodotti dei terreni confiscati. Nella casa confinante vivono ancora i fratelli di Bernardo Provenzano. Si fanno vedere, si interessano dei lavori. Devono comunque dimostrare che ancora hanno un ruolo.Altra strada, altro bene confiscato. In via Alvisio c’è la grande villa che Riina non è mai riuscito ad abitare. Ora è la caserma della Guardia di Finanza e spesso vengono in visita i ragazzi dei campi di lavoro. Di fronte l’ultimo arrivo. È il palazzo dei fratelli Lo Bue, una delle tappe dei "pacchi" che dovevano andare al latitante Provenzano. Metà confiscato e metà no. Ci abitano ancora. Sarà un problema ma presto anche qui il bene ospiterà un’iniziativa concreta. Come i 170 ettari della cooperativa "Lavoro e non solo" (nel comune ne hanno anche la "Placido Rizzotto" e la "Pio La Torre"). Si coltivano pomodori (si fanno passata di pomodoro e sughi chiamati "Sciàlo"), uva (vini Limpio, Genus e Naca), fichi d’India (una dolcissima marmellata), lenticchie e ceci. Da poco per questi ultimi c’è anche una laboratorio, così si risparmia il lavoro di un’impresa esterna. E proprio nell’area dedicata a Libero Grassi sorgerà l’impianto per la passata di pomodoro (il comune ha concesso l’area gratuitamente in base ad un’interpretazione estensiva della legge regionale sull’aiuto alle aziende antiracket). Un prodotto che i corleonesi apprezzano molto. Le bottiglie offerte prima ai negozi, dopo le minacce dei mafiosi («Non verrò più a comprare da te...»), sono state ritirate, ma la gente viene a comprarle alla cooperativa, quasi di nascosto: ben 8mila quest’anno, su una popolazione di 11mila abitanti. Un vero successo. Un tempo nessuno avrebbe osato... Già un tempo. Ma oggi davvero Corleone sta cambiando.
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