domenica 26 marzo 2017
Bufale, false accuse, allarmismi preconfezionati per seminare paura e intolleranza
Profughi in marcia. Fuggono da guerre e persecuzioni (Lapresse)

Profughi in marcia. Fuggono da guerre e persecuzioni (Lapresse)

Con una certa frequenza si moltiplicano, specie attraverso il web, notizie e affermazioni fuorvianti o palesemente false a proposito dei migranti. Ecco le tesi e le falsità su cui si basano.

«Se non ci fossero le navi di salvataggio gli scafisti non partirebbero, le Ong così si fanno complici dei trafficanti».

I flussi migratori non si fermano. Non si fermano con i muri e neppure davanti al rischio di perdere la vita in mare. In fondo, la vita la perderebbero comunque rimanendo là dove sono partiti (da guerre, violenze, tirannia e fame). Gli scafisti partirebbero lo stesso - il business è troppo importante per non coltivarlo - ma ci sarebbero più morti in mare. Senza "Mare Nostrum" e "Frontex" l’onere del salvataggio spetterebbe ai cargo che quotidianamente attraversano il Mediterraneo, ma non attrezzati per salvare centinaia di uomini in mare. Inoltre, il Diritto internazionale marittimo stabilisce che le operazioni di soccorso (di qualunque genere, si trattasse anche di ricchi diportisti) devono concludersi con l’accompagnamento dei superstiti nel "porto più sicuro", laddove cioè possano trovare le migliori condizioni per essere assistiti, rifocillati, eventualmente curati. Infine, la gran parte dei migranti tratti in salvo vengono trasbordati su navi militari che, specie in mancanza di accordi, non possono penetrare nelle acque territoriali di altri Paesi senza correre il rischio di venire accusate di violazione della sovranità del Paese costiero.

«Tutti i migranti che arrivano in Italia sono "clandestini"».

Nessun migrante è clandestino. Ma è un migrante "irregolare" che ha lasciato volontariamente il proprio Paese d’origine per cercare un lavoro e migliori condizioni economiche. I cosiddetti "flussi misti" sono composti da migranti che fuggono da carestie o povertà (spesso considerati economici), richiedenti asilo e rifugiati (che fuggono da guerre civili, persecuzioni religiose e violenze). La maggior parte di questi, con l’aggravarsi della situazione in diversi Paesi nordafricani e dell’Africa subsahariana, entra nel nostro Paese in modo irregolare (non passando cioè dalla frontiera) e da una certa politica è considerata "clandestina".

«Lo Stato dà al migrante 35 euro al giorno».

In Italia nel 2016 sono stati spesi complessivamente 3,3 miliardi di euro per fronteggiare i flussi migratori. Nella voce di bilancio sono inclusi la gestione delle frontiere interne ed esterne, la sicurezza, i soccorsi e l’accoglienza. Il 24% va al soccorso in mare, il 56% all’accoglienza e il restante 20% alla sanità ed istruzione. Per l’accoglienza, il Viminale stanzia circa 35 euro al giorno per ogni migrante. I 35 euro non finiscono, però, in tasca ai migranti, ma vanno alle associazioni che gestiscono i centri: servono a coprire le spese di manutenzione e gestione e degli operatori impiegati. Al richiedente asilo viene riconosciuta una diaria giornaliera (il cosiddetto pocket-money) che va da uno a due euro.

«Siamo di fronte a una vera e propria invasione».

Il numero dei rifugiati accolti dall’Italia rimane modesto se paragonato a quello di altri Paesi, in Europa e nel mondo. Secondo i dati diffusi dall’Acnur, Libano, Giordania e Turchia sono i Paesi con il maggior numero di profughi accolti. In Libano, sono 1.846.150 (il 41% della popolazione totale) a fronte di 4.467.000 abitanti. In Giordania, i rifugiati accolti sono 965mila (il 15% della popolazione). Anche la Turchia è impegnata con numeri importanti: accoglie 1.888.930 rifugiati (circa il 25% della popolazione). In media l’Italia accoglie 1 rifugiato ogni mille abitanti e, in base al report dell’agenzia delle Nazioni Unite e ai dati diffusi dal Ministero dell’Interno e dal Consiglio italiano per i rifugiati, nel 2015 sono stati accolti circa 80mila richiedenti asilo: lo 0,1% della popolazione totale. In Europa, in testa alla classifica ci sono i paesi del Nord: dalla Svezia con 17,4 rifugiati ogni mille abitanti, alla Norvegia con 9,8, alla Francia con 4,1 alla Germania con 3,9. Mentre l’Italia è ferma a quasi 2 rifugiati (per l’esattezza 1,9) presenti sul territorio ogni mille abitanti.

«Bisogna rispedirli tutti a casa loro».

Ogni rimpatrio volontario e assistito costa alle casse dell’Italia circa 4mila euro per una famiglia composta da quattro persone (genitori e due figli) . Di tutt’altra natura invece il rimpatrio forzato, cosa che avviene abitualmente su base quotidiana con quei Paesi con i quali l’Italia ha preso accordi, fra questi anche il Sudan. Per questa voce le cifre non "ufficiali" parlano di 5 volte tanto il costo di un ritorno volontario: dai 15 ai 20 mila euro per il volo in aereo accompagnato dalle forze dell’ordine e per le autorizzazioni e il lavoro diplomatico con il Paese d’ingresso.

«I migranti sono portatori di malattie».

Nel 2014 era scattato l’allarme Tbc, rilanciato da Beppe Grillo nel suo blog. Poi nel 2015 è arrivato l’allarme scabbia. Dopo è toccato perfino alla meningite. Che i migranti siano all’origine della difusione di malattie è un falso ribadito da organizzazioni come Medici senza frontiere e l’Organizzazione mondiale della Sanità. Il Ministero dell’Interno e il Ministero della Salute sono i garanti dell’attuazione di procedure di screening sanitario in tutte le fasi del transito in Italia (dallo sbarco all’ingresso nei centri di accoglienza). Semmai, spiegano diverse organizzazioni umanitarie, sono «le difficoltà in cui si trovano i migranti nei mesi successivi all’arrivo in Italia» a minacciare e compromettere «il loro stato di salute esponendoli a malattie legate al degrado, alla povertà e all’esclusione». E basta andare nei "ghetti" dove vengono sfruttati dai caporali per farsi un’idea precisa.

«Gli immigrati rubano il lavoro agli italiani».

I dati del ministero del Lavoro dimostrano come gli immigrati presenti in Italia svolgano per lo più mansioni poco qualificate: la quasi totalità svolge un lavoro dipendente e più del 70% ha la qualifica di operaio. Solo lo 0,9% è dirigente o quadro, a differenza dell’8% degli italiani. La domanda del sistema economico per quanto riguarda gli stranieri è pressoché schiacciata su salari molto bassi. L’Istat ha rilevato che l’80% dei lavoratori non comunitari guadagna meno di 1200 euro al mese, il 40% guadagna meno di 800 euro. Il confronto con i lavoratoti italiani, in termini di qualifiche e retribuzioni, è impietoso. Secondo la Fondazione Moressa i lavoratori immigrati pagano quasi 11 miliardi di contributi previdenziali ogni anno, e versano 6,8 miliardi di Irpef: l’8,7% del totale contribuenti, pur essendo l’8% della popolazione e pur detenendo un reddito medio inferiore rispetto agli italiani. Per non dire delle 550mila imprese che producono annualmente 127 miliardi di valore aggiunto. Altro elemento quasi mai menzionato dai confezionatori di bufale: gli stranieri sono l’8% della popolazione residente, ma pesano solo per il 2% della spesa pubblica.

«Con i migranti sbarcano i terroristi».

Secondo Europol i presunti terroristi che hanno usato rotte migratorie sono "casi isolati", poiché la maggior parte di appartenenti a cellule jihadiste usa regolarmente l’aereo e altri mezzi di trasporto legali. La maggior parte di coloro che hanno colpito negli attentati che si sono verificati in Europa era già presente sul territorio, nati e cresciuti in Belgio, in Francia, in Germania. Secondo la Procura di Catania, che ha aperto due inchieste sui soccorsi in mare da parte delle Ong, la radicalizzazione dei migranti avviene in carcere e nei campi agricoli di lavoro nero.

«Non è vero che attraversano il Canale di Sicilia».

Alcuni blogger in cerca di notorietà hanno messo in dubbio la liceità dei soccorsi in mare che dovrebbero concludersi con l’accompagnamento dei migranti presso i porti di partenza, se possibile, o nei porti di Paesi vicini, in questo caso Tunisia ed Egitto. Ciò che omettono di dire, quando si parla genericamente del Canale di Sicilia, è che le modalità operative delle forze messe in campo dall’Ue escludono il coinvolgimento di Paesi non europei durante i salvataggi. Molte volte si parla genericamente di "Canale di Sicilia", adombrando nei teorici del complotto il dubbio che con questa definizione si vogliano coprire accordi occulti tra organizzazioni di salvataggio e trafficanti di uomini. Semplificazioni a parte, le autorità dell’Ue e le Nazioni Unite ritengono le coste europee quelle più sicure per sbarcare i migranti. La Convenzione di Amburgo del 1979 prevede che il porto di sbarco sia quello più sicuro e non quello più vicino, come spesso viene gridato. Nella individuazione del porto sicuro c’è il tema della protezione della vita dei naufraghi. Non in tutti i Paesi, come l’Italia, consentono l’accesso alla protezione dei richiedenti asilo, quali sono la maggior parte delle persone salvate in mare. La destinazione del porto non viene inoltre decisa dalle Ong, recentemente accusate di collusione con gli scafisti, ma dalle autorità italiane (Guardia costiera) che ne coordina i soccorsi.

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