martedì 12 settembre 2017
Dopo quello dei filosofi, altre mille firme illustri. Oggi sit-in a Roma di «L'Italia sono anch'io» contro il rinvio dell'esame del testo al Senato
Diritto alla cittadinanza, l'appello degli intellettuali

Ora anche più di mille rappresentanti della cultura italiana in campo per la legge di di cittadinanza. Dopo l’appello dei filosofi di giugno, si allarga il parterre dei sostenitori dello ius soli temperato, fermo al Senato, bloccato da veti incrociati. La conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama che oggi definirà il calendario dei lavori, molto probabilmente posticiperà la discussione in aula a dopo l’aggiornamento del Def che varierà i saldi di bilancio (per il quale il governo ha bisogno della maggioranza assoluta) e anche il Pd (la forza politica trainante del provvedimento) si concentrerà sugli accordi economici necessari per non minare la vita dell’esecutivo. Matteo Renzi continua a dare carta bianca al premier Paolo Gentiloni, che ha assicurato di voler portare a casa la legge entro la legislatura. Ma per ora il testo resta sospeso. A fare pressione questa mattina ci saranno anche le associazioni della campagna 'L’Italia sono anch’io', promossa da Acli, Arci, Asgi, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca, Comitato 1° Marzo, Comune di Reggio Emilia, Comunità di Sant’Egidio, Coordinamento Enti Locali Per La Pace, Emmaus Italia, Fcei, Legambiente, Libera, Lunaria, Migrantes, Il Razzismo è Una Brutta Storia, Rete G2-Seconde Generazioni, Sindacato Emigranti e Immigrati, Tavola Della Pace, Terra del Fuoco, Uil, Uisp.

Un sit-in che si fermerà in piazza Montecitorio, non avendo avuto l’autorizzazione della Questura a svolgersi nella Camera alta, dove la legge attende l’ok definitivo. E dove è arrivato l’appello del mondo della cultura, che ha inviato una lettera ai presidenti dei due rami del Parlamento e al capo dello Stato Sergio Mattarella. Da Ginevra Bompiani, Guanfranco Bettin, Carlo Ginzburg, Goffredo Fofi, Luigi Manconi e Furio Colombo, la richiesta di dare cittadinanza agli 800mila figli degli immigrati regolari nati nel nostro Paese, che hanno studiato nelle nostre scuole. «Oggi la patria è dove trovi pace e rifugio, è quella che rende possibile una convivenza civile», recita la richiesta sottoscritta a stretto giro da un lunghissimo elenco di nomi prestigiosi di artisti come Moni Ovadia e Franca Valeri, intellettuali come Goffredo Fofi, Inge Feltrinelli e Paolo Rumiz, oltre a molti dei filosofi che avevano risposto all’appello di Donatella di Cesare, Remo Bodei e Roberto Esposito.

Proprio i presidenti del Senato Pietro Grasso e della Camera Laura Boldrini hanno più volte concordato sulla necessità di approvare la legge. Ma la valanga di emendamenti presentati per lo più dalla Lega e da Fi costringeranno il governo a chiedere la fiducia, che – allo stato – Ap non intende votare. Renzi non vuole intralciare il lavoro del presidente del Consiglio e non insiste, ma i ministri dem sono determinati a sostenere il testo, dopo la legge di bilancio, mentre Mdp e Si sono pronti a votare. Il capogruppo del Pd Luigi Zanda assicura che non mollerà la presa, anche se spiega la necessità di garantire «una maggioranza, altrimenti metteremmo a rischio il Bilancio dello Stato».

Discorso rinviato ancora, dunque, sebbene non si escluda la possibilità di incardinarlo nel passaggio della manovra dal Senato alla Camera, quando ormai la maggior parte degli accordi con i partiti che sostengono l’esecutivo saranno nero su bianco. E allora probabilmente potrebbe realizzarsi quella 'forzatura' da parte del premier sugli alleati riottosi. Oggi comunque Mdp si opporrà allo slittamento, annuncia la capogruppo Cecilia Guerra. «Siamo arrivati a un bivio: a questo punto della legislatura, rimandare ancora equivarrebbe ad una resa», dice. Da Forza Italia, Renata Polverini si schiera a favore della legge: «La cultura rappresenta l’elemento qualificante per la concessione della cittadinanza. Per questo sono orgogliosa del fatto che il mio progetto di legge sia stato ampiamente recepito nella norma in discussione ora al Senato, proprio per la parte che indicava l’integrazione culturale ». Non concorda invece Maurizio Sacconi di Energie per l’Italia: «Nella parte conclusiva della legislatura e in presenza di numerose emergenze, buon senso vorrebbe una adeguata attenzione alla coesione nazionale espungendo dall’agenda parlamentare tutto ciò che la può ridurre».

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