giovedì 6 dicembre 2018
Anche Mattarella all'inaugurazione di Santa Maria del Suffragio. Petrocchi: monumento alla tenacia
Riaperta la chiesa della Anime Sante, è la rinascita dell'Aquila

Per chi l’ha vista, la mattina del 6 aprile 2009, venir giù pezzo per pezzo ad ogni nuova scossa, la cupola del Valadier ora illuminata dal sole sembra quasi più bella. Per quasi dieci anni infatti il grande "fungo" sopra la chiesa di Santa Maria del Suffragio a L’Aquila – detta anche Anime Sante – è stato coperto da un telo bianco e dalle impalcature che cercavano di salvare ciò che il terremoto non aveva ridotto in macerie. Oggi, proprio lì di fronte, in piazza Duomo, ci sono il nero del lutto e il verde per riaccendere la speranza. Sono i mille palloncini dei colori della bandiera del capoluogo abruzzese al polso di altrettanti bambini nati in città tra il 2009 e il 2010, in piazza per accogliere il capo dello Stato Sergio Mattarella che è voluto essere in prima fila nel giorno della rinascita, come è stato ribattezzato dagli aquilani.

E la rinascita del territorio passa anche dal restauro completato e dalla riapertura al culto della chiesa delle Anime Sante, grazie proprio ad una delle adozioni internazionali durante il G8 del 2009 a L’Aquila. Francia e Italia infatti, per nove anni di cui quattro di cantiere hanno lavorato fianco a fianco per ricucire insieme le pietre di quella chiesa costruita in memoria delle vittime di un altro terremoto, quello del 1703. Un lavoro che ha portato a mettere in campo le più innovative tecniche di restauro e ricostruzione, con un impegno economico di 6,5 milioni di euro di cui la metà stanziati dal governo d’oltralpe e il resto dal ministero per i Beni culturali (alla riapertura era presente anche capo del dicastero Alberto Bonisoli). Innovazione che si affianca alla memoria, il nome della piccola cappella adiacente alla chiesa che il presidente della Repubblica ha visitato scorrendo con gli occhi i nomi delle 309 vittime scolpite sul marmo all’ingresso e sfogliando a lungo il libro con le loro foto e storie.

In questa chiesa che ora appare persino più imponente, così, non è avvenuto solo un «recupero edilizio, ma un segno profetico di una vittoria sulla furia distruttiva del sisma, aprendo importanti varchi di speranza nel futuro della città». Non a caso così l’arcivescovo dell’Aquila, il cardinale Giuseppe Petrocchi, parla di «scacco matto al terribile terremoto» e di «un monumento alla tenacia e all’amore che sa risorgere: più forte di ogni spinta angosciante e disgregativa». Perché queste mura, aggiunge, «raccontano una ricostruzione svolta in sinergia e con fattiva collaborazione». Ma ci sono due messaggi che si intrecciano in questa giornata, quello gioioso per un pezzo dell’identità aquilana che torna a risplendere e quello preoccupato per l’adiacente cattedrale di San Massimo ferma lì, al 2009, con il rischio che ai danni del sisma si aggiungano anche quelli dovuti ai ritardi nella ricostruzione mai cominciata per motivi burocratici. Non a caso il cardinale prima della cerimonia di riapertura delle Anime Sante ha accompagnato il capo dello Stato in visita all’interno del Duomo distrutto, perché potesse rendersi contro della tragica situazione, ringraziandolo alla fine «per aver ascoltato il grido di dolore della città».

Un dolore in questi anni condiviso, almeno per la ricostruzione della chiesa di Santa Maria del Suffragio, con la Francia. Perciò questa chiesa è «il più bel simbolo della nostra amicizia» tra «nazioni sorelle», dice così il ministro francese per gli Affari Europei Nathalie Loiseau durante la cerimonia di riapertura al culto, la cui vicinanza si misura «con una forza d’animo così particolare che ci porta a costruire insieme, consapevoli che senza l’altro non potremo andare lontano». Anche a livello europeo.

L’Europa sul palco è rappresentata da tante bandierine azzurre con le stelle, che sventolano insieme a quelle italiane e francesi. Sono loro «i figli di chi ha scelto di voler tornare ed investire in questa città» – la commozione è palpabile nelle parole del sindaco di L’Aquila Pierluigi Biondi – loro sono «non più i figli del terremoto, ma della rinascita», che insieme a tutti cittadini saranno «testimoni privilegiati del più grande progetto di rigenerazione che la storia recente della nostra patria conosca». E questo è il messaggio che vola lontano, in alto come i palloncini colorati che, proprio quando il presidente Mattarella sta andando via, vengono lasciati andare in cielo.

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