martedì 16 luglio 2019
"Stop al lavoro nero": sei linee di autobus riservati a chi va a lavorare nei campi nei luoghi simbolo della sopraffazione, da Latina all'Agro Pontino. Progetto di Regione, sindacati e datori
Contro il caporalato trasporto gratis per italiani e stranieri. Purché regolari
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Sul display di cinque autobus pubblici dell’area pontina non ci sono numeri identificativi ma tre lettere e una data, "SaC 2019". Tre lettere molto importanti che vogliono dire "Stop al Caporalato". Autobus contro lo sfruttamento e per il lavoro vero. Coprono, infatti, sei linee dedicate ai braccianti agricoli, sia immigrati che italiani. Per loro trasporto gratuito, se in possesso di regolare contratto di lavoro. Una concreta iniziativa per combattere i caporali, che a pagamento trasportano i lavoratori, e per far emergere il lavoro nero.

È la seconda nata dal Protocollo d’intesa "per un lavoro di qualità in agricoltura", siglato a gennaio tra la giunta della Regione Lazio, i sindacati e le organizzazioni delle imprese, e vede come protagonisti anche alcuni Comuni del territorio. Quindici giorni fa si è partiti con le prime quattro linee tra i Comuni di Sezze, Maenza e Roccagorga. Ieri si sono aggiunte due linee sulla direttrice Latina, Pontina, Sabaudia e Terracina. Con orari dalle 4 del mattino alle 7 di sera. Uno strumento davvero prezioso non solo per combattere il caporalato ma anche per salvare le vite.

Il bus per il trasporto dei lavoratori

Il bus per il trasporto dei lavoratori

Venerdì scorso un giovane immigrato nigeriano richiedente asilo, appena 23 anni, è stato travolto da un’auto ed è morto mentre all’alba in bicicletta stava andando a lavorare nella zona di Sabaudia. In nero, ovviamente. Ferito gravemente un altro bracciante africano che era con lui. L’auto investitrice non si è fermata per prestare soccorso. L’ennesimo caso di omicidio stradale di un lavoratore immigrato. Lo scorso anno, nella nostra lunga inchiesta sul caporalato, avevamo raccontato di come a Terracina, alle 4 di mattina, centinaia di braccianti indiani e bengalesi venivano caricati su sei pullmini di un caporale bengalese per essere portarli nei campi. Due euro a persona, 15 braccianti a pullmino, per sei viaggi. Un affare da più di mille euro al giorno. Questo vuole combattere l’iniziativa che vede, per la prima volta insieme, Regione e Comuni.

Sul fianco degli autobus la grande scritta «Lavori in agricoltura? Vogliamo tutelare i tuoi diritti», in italiano, rumeno e punjabi, la lingua degli indiani sikh che nella provincia di Latina hanno la più grande comunità. E per spiegare l’importante opportunità sono stati distribuiti migliaia di volantini, anche in inglese e francese. Si spiega che per ottenere la Tessera personale di libera circolazione "Stop al Caporalato", che permette anche di viaggiare gratuitamente sui bus Cotral in tutta la provincia di Latina, bisogna andare in uno dei 5 centri per l’impiego della provincia.

Ma bisogna avere un contratto di lavoro o essere iscritti alle liste di prenotazione in agricoltura o all’App "FairLabor". Grazie a quest’ultima gli sportelli e gli elenchi di prenotazione diventano virtuali, operativi 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, e consultabili in 4 lingue oltre all’italiano. Due colpi ben assestati a caporali e imprenditori sfruttatori. «Vi ringrazio perchè si fa qualcosa di concreto – commenta il presidente della comunità indiana del Lazio, Gurmukh Singh –. Aiuta la nostra battaglia cominciata con il primo sciopero del 2016. Insieme abbiamo fatto tanto e insieme dobbiamo continuare». Lo afferma incontrando i sindaci coinvolti e gli assessori regionali al Lavoro, Claudio Di Berardino e alla Mobilità, Mauro Alessandri. «Questa vuole essere una catena di montaggio per attuare i diritti. Vuole coinvolgere sindacati e imprese, e le comunità degli immigrati», sottolinea il primo. «Quello degli autobus è un primo passo per togliere ai caporali il primo aggancio coi lavoratori», aggiunge il secondo. «È l’inizio di un percorso in cui ognuno deve fare la sua parte per individuare e combattere il contagio dello sfruttamento. Ma non abbassiamo la guardia, perché riguarda tutti noi, non solo gli immigrati», avverte il sindaco di Latina, Damiano Coletta.

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