mercoledì 21 settembre 2011
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Il grido di Emma Marcegaglia dopo il declassamento di S&P dà voce all’esasperazione di una minoranza parlamentare che vede lo spettro della Grecia avvicinarsi, e per l’ennesima volta implora il premier – forte di un autorevole alleato in più – per dirgli "ora basta". La bocciatura dell’Italia da parte dell’agenzia di rating fa tremare Pd, Terzo polo e Idv, che continuano a guardare a Giorgio Napolitano con gratitudine, in attesa di una svolta che di fatto, però, non arriva. Malgrado i segnali.E allora è soprattutto il partito centrista di Pier Ferdinando Casini ad attivarsi, per cercare consensi in una maggioranza finora granitica nei momenti cruciali, ma da cui arrivano diversi scricchiolii. Gli emissari dell’Udc sondano soprattutto gli ex alleati del Pdl, mentre l’ex presidente della Camera si appella pubblicamente ai volenterosi. «L’ostinazione – dice il leader dell’Udc – non serve più. Faccio un appello alla maggioranza perché dobbiamo evitare di fare la fine della Grecia. Un appello agli uomini e alle donne di buona volontà del Pdl», affinché «non difendano l’indifendibile e aprano una fase nuova». Non si può «far finta di non sentire le sirene», secondo Casini se non si vuole «portare l’Italia nel baratro». La mancanza di una decisione responsabile, incalza il presidente udc Rocco Buttiglione, ci lascia in una «situazione di debolezza tale che per ogni giorno in più di permanenza l’Italia paga una cifra enorme».E «la valutazione di Standard & Poor’s non è stato un fulmine a ciel sereno – ragiona il presidente della Camera Gianfranco Fini – . È la riprova che la nostra situazione economica, a livello internazionale è, anche per ragioni politiche, da "allarme rosso"». Il governo «ha una maggioranza numerica, che è molto fragile in termini politici», dice il leader di Fli, che vede la ricerca di consensi nel Pdl come una «lodevole iniziativa ampiamente condivisa».Il tempo, insomma, è scaduto, secondo le opposizioni. «La crisi finanziaria si sta avvitando – lamenta il segretario del Pd Pier Luigi Bersani – , bisogna accorciare i tempi per uscire dalla palude». E per farlo, ripete e ripete Bersani, «la prima cosa è che Berlusconi si tolga di mezzo». Il Pd a quel punto è pronto «a dimostrare ancora una volta il proprio senso di responsabilità» anche non sostenendo un governo futuro, ma votandone le riforme necessarie. E anche il Pd da mesi ormai cerca di lavorare "banco a banco" tra le fila della maggioranza. «Dentro – chiede ancora il leader democratico – se c’è qualcuno responsabile e di buona volontà, batta un colpo, perché dire "si va avanti così" significa pugnalare questo Paese».Così, ancora una volta Bersani, Casini e tutte le opposizioni si compiacciono delle parole di Napolitano, consapevoli però che nonostante rappresentino dei macigni per la maggioranza, non possano determinare la svolta per il ruolo che compete al capo dello Stato. E allora gli occhi restano puntati sulle aule parlamentari e sulle scadenze, prima tra tutte la richiesta di arresto per Marco Milanese, messa al voto giovedì.Ma non sarà facile uscire dal guado, pronostica Beppe Pisanu, presidente della Commissione antimafia, un tempo ministro dell’Interno di Silvio Berlusconi. «Nel nostro Paese si è stabilito un intreccio perverso tra crisi economica e crisi politica e abbiamo un governo con una maggioranza numerica che non è in grado di reggere i problemi che incombono e un Parlamento che non è in grado di cambiare il governo. L’Italia non era mai stata così a rischio», dice. E, rimarca, «l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha declassato l’Italia mettendo sullo stesso piano debolezza economica e politica, mettendo l’accento sulla seconda».Insomma, serve «un governo del Presidente», riprende il ritornello di giorni anche Francesco Rutelli. Un esecutivo «designato dal capo dello Stato, guidato da un personalità tecnica e politica, con maggioranza politica, che per un anno, massimo un anno in mezzo, affronti con la più larga convergenza politica le misure indispensabili per la crescita dell’economia». In sintesi, per il leader dell’Api, «il governo dovrebbe assomigliare a quello che ha governato la Germania con misure difficili», tenendola però «al riparo» delle turbolenze finanziarie.
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