lunedì 22 febbraio 2010
Il ministro dal Cairo fa il punto sul disegno di legge anticorruzione sfumato nel Consiglio dei ministri della scorsa settimana e sul quale domani farà il punto con i ministri Brunetta e Calderoli. Avanti tutta anche sul ddl intercettazioni che però, per forza di cose, non potrà essere votato prima delle regionali.
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Il ddl anticorruzione si farà, anche se non sarà quel testo a poter garantire "liste pulite" alle prossime regionali; avanti tutta sul ddl intercettazioni che però, per forza di cose, non potrà essere votato prima delle regionali ma solo compiere i primi passi al Senato; nessun timore che, in vista delle regionali, l'inchiesta di Firenze sugli appalti del G8 possa produrre un contraccolpo sul Pdl, i cui coordinatori non dovrebbero cambiare. Arrivato al Cairo per un incontro preparatorio del vertice dell'Unione dei paesi del mediterraneo (Unep) che si terrà il prossimo maggio in Italia, il ministro della Giustizia Angelino Alfano porta con sè il pesante bagaglio del dibattito politico italiano. E, in un'intervista all'Ansa, fa il punto innanzitutto sul ddl anticorruzione sfumato nel Consiglio dei ministri della scorsa settimana e sul quale domani farà il punto con i ministri Renato Brunetta e Roberto Calderoli per ampliare il testo ai capitoli della trasparenza nella Pubblica amministrazione e ai controlli preventivi negli enti locali, in aggiunta a pene più severe per chi commette reati contro la pubblica amministrazione.Ma - è il ragionamento di Alfano - in vista delle regionali non è possibile prevedere una legge efficacesull'incandidabilità (la bozza di ddl ipotizzava in origine l'esclusione dalle liste di chi è stato condannato in via definitiva per reati gravissimi quali attentati terroristici, insurrezione armata, turbativa d'asta e frode nelle pubbliche forniture): è ai partiti  che tocca compiere un "severo vaglio al proprio interno. Certo - ammette - può sempre sfuggire qualcosa ma, ed è bene riconoscerlo, soprattutto nelle loro organizzazioni comunali e provinciali i partiti sono piccole comunità, dove tutti sanno tutto di tutti e dove, se c'è la volontà politica, il filtro può essere ben più efficace di quello postumo che la magistratura talvolta è chiamata a fare". Dunque, più attenzione ai "curricula non brillanti". Ma non è riduttivo sostenere la tesi delle "mele marce" visto il crescente numero di politici nazionali e amministratori locali finiti sotto inchiesta e dopo l'allarme lanciato dalla Corte dei Conti sul triplicare delle denunce per corruzione?  Alfano riconosce che quel sentimento di riprovazione verso il "reato più odioso"  che politici e amministratori possono commettere resta "immutato", anche a distanza di 18 anni dalla 'mazzettà intascata da Mario Chiesa; tuttavia,  quella di oggi  "non è una nuova Tangentopoli" per diversi motivi, non escluso il fatto che le attuali "mele marce" rubano  per finanziare non il partito ma "le tasche proprie". Ma più di tutto  a costituire uno spartiacque rispetto al recente passato politico terremotato dalle inchieste di Mani Pulite è stata - secondo Alfano - la discesa in campo nel '94 di Silvio Berlusconi che "ha posto l'onestà come precondizione nell'attività politica senza tuttavia che questa fosse di per se stessa esaustiva del canone del buon governante nel modo inconcludente professato dagli allora sindaci carismatici alla Leoluca Orlando. Berlusconi - aggiunge - ha rappresentato il fatto nuovo perchè da uomo ricco e di successo non aveva bisogno di prendere 'mazzette' e dunque era e resta insospettabile di tangenti".Nessun timore, dunque,  di contraccolpi sul voto di marzo che - sostiene Alfano  - "ci  premierà, tenuto anche conto che su 13 regioni chiamate alle urne è in due che noi governiamo" mentre le altre sono amministrate da una sinistra "che farebbe bene a non affermare alcun primato morale" rispetto ai casi di corruzione. Di più: quel 'fuoco amicò su Denis Verdini, uno dei tre coordinatori del Pdl sotto inchiesta a Firenze, non provocherà - secondo il Guardasigilli - alcun cambio ai vertici del partito, nè in termini di coordinatore unico nè quanto ad eventuali avvicendamenti dopo le regionali.Se getta acqua sul fuoco rispetto ai malesseri interni al Pdl e al ventilato 'redde rationem' all'indomani del voto, Alfano non indulge in tentennamenti sulle intercettazioni: il ddl, che lui preferisce chiamare "sulla privacy dei cittadini", "è stato alla Camera per un anno e da circa sette mesi è al Senato. Il prossimo 3 marzo scadono gli emendamenti" e dunque è tempo di votarlo. Ma prima delle regionali non se ne parla.
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