mercoledì 15 novembre 2017
La proposta dei gestori dei locali da ballo: sanzioni ai genitori dei minori che abusano di alcol in discoteca. Il forum delle famiglie: è una responsabilità di tutti
Alcol e minori, i gestori dei locali: «Sanzioni per i genitori»

Non si sono ancora spente le scintille del dibattito sulla responsabilità dei genitori nei confronti dei figli che tornano a casa da soli da scuola (non dovrebbero nemmeno alle medie, secondo la legge) che mamme e papà d’Italia vengono chiamati in causa su un’altra questione di forte impatto sociale: quella del consumo di alcol tra i minori.

Tocca alla famiglia. Ad alzare la voce, ieri, in occasione del congresso nazionale che li ha visti riuniti a Sant-Vincent, sono stati i gestori dei locali da ballo associati nel sindacato Silb. Che, ben consapevoli dell’emergenza del consumo di bevande alcoliche tra gli adolescenti, chiedono ora con forza un cambio di passo: e cioè sanzioni ai genitori dei minori che ne abusa- no in discoteca. «Il legislatore intervenga sulla normativa vigente aggiungendo la sanzione per il consumo da parte dei minori; è così che, secondo noi, si può responsabilizzare maggiormente il giovane ma soprattutto la famiglia », ha spiegato il presidente del Silb Maurizio Pasca. Diversamente «dovremo chiedere ai nostri associati di vietare l’accesso nei locali ai minori di 18 anni che per noi rappresentano solo il 10% di ingressi in meno, ma troppi problemi in più».

Una piaga da un milione. Il filo del ragionamento (al netto del calcolo di ingressi) è questo: i protocolli d’intesa con ministero, prefetture e Comuni, gli accordi con le forze dell’ordine, le campagne di sensibilizzazione «non sono sufficienti». E in effetti i numeri parlano chiaro: in Italia i consumatori “a rischio” (cioè quelli che bevono dagli 11 ai 18 anni) sono quasi un milione – il 25% dei maschi, il 7% delle femmine –, il 17% delle intossicazioni da alcol che arrivano nei Pronto soccorso riguardano ragazzini addirittura al di sotto dei 14 anni. «Occorre chiamare in causa le famiglie – ha proseguito Pasca –, i genitori: responsabilità in solido, senza se e senza ma, che si traduce nella sanzione non solo dei gestori dei locali in cui si sorprendano minori che consumano alcolici».

Le leggi ci sono. La proposta è destinata a sollevare polemiche. È colpa dei genitori se i figli minorenni in discoteca si ubriacano? «Intanto, se hanno meno di 16 anni, non dovrebbero nemmeno entrarci in discoteca. In ogni caso si guarda il problema dal punto di vista sbagliato – è il commento di Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol del-l’Istituto superiore di sanità –, perché per arginare il consumo di alcol fra minori le sanzioni possono essere anche un buon deterrente, se applicate su tutto il territorio nazionale ovviamente (se no ai ragazzi basta prendere la macchina, e questo è ancor più deleterio quando bevono), ma per sradicarlo occorre di più». La stretta applicazione delle norme vigenti, innanzitutto: «Che vuol dire, da parte dei gestori dei locali – continua Scafato –, non venderlo davvero l’alcol ai minori, ma anche non far entrare chi ha già bevuto per esempio». È soprattutto «nell’interesse di chi fa questo mestiere operare nella legalità, creando degli spazi franchi dove i minori possano divertirsi senza lo sballo. Se non si entra in quest’ottica, che responsabilizzarsi prima di tutto come gestori crea una buona pubblicità e un guadagno sano, non si va nessuna da parte». E poi certo, è innegabile, anche i genitori devono fare la loro parte «perché sono le famiglie a dare i soldi ai propri figli e devono sapere come li spendono, sono le famiglie a prenderli e portarli in giro e quindi anche a dover vigilare sui luoghi che frequentano. Si sente, quando un ragazzo torna a casa dopo aver bevuto». Nessun capro espiatorio. Di responsabilità dell’intera «comunità educante», parla invece il presidente del Forum delle associazioni familiari, Gigi De Palo: «Tutte le volte che arriviamo a invocare sanzioni, per i nostri figli, stiamo dicendo che abbiamo fallito tutti nel nostro compito educativo: in questo caso – spiega – lo fanno per primi proprio i gestori delle discoteche, che sono imprenditori certo ma che dovrebbero porsi anche come padri dei figli che vengono loro affidati. Vengono rispettate le norme a tutela dei nostri ragazzi nei locali? C’è davvero un limite, un’attenzione?». Il rischio altrimenti, secondo De Palo, è che le famiglie diventino un inutile «capro espiatorio». Ecco allora la necessità di mettersi insieme, senza polemiche sterili, «per un bene comune, che è quello dei nostri ragazzi » conclude De Palo.

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