Allarme Arpac. Ercolano, la Cava Fiengo riempita di scarti tossici. Salute a rischio


Pino Ciociola mercoledì 3 maggio 2017
Fusti deteriorati, amianto, olii sintetici. Le analisi dell'Agenzia: «La natura chimica dei rifiuti e dei terreni di riporto indicano la possibile contaminazione delle matrici ambientali»

Roba da brividi. I test e «la natura chimica dei rifiuti e dei terreni di riporto campionati indicano la possibile contaminazione delle matrici ambientali, principalmente per la matrice suolo». Per esempio il campione di terreno di riporto “C9” è «fonte di contaminazione per le acque sotterranee». Uno dei tanti raccolti a febbraio, aprile e maggio 2016 nell’ex “Cava Fiengo”, 150mila metri quadrati nel cuore del Parco nazionale del Vesuvio, comune di Ercolano. Una ex cava di pietra lavica e materiale pozzolanico, poi via via gonfiata di «rifiuti speciali pericolosi» che l’hanno resa una specie di bomba. Sequestrata lo scorso anno dalla Procura di Napoli e intorno alla quale ancora divampano roghi tossici (quasi sistematicamente nel fine settimana), che qualcuno - non gli inquirenti - ritiene frutto d’«autocombustione».

Ingenti quantità. L’Agenzia regionale per l’ambiente campana (Arpac) ha appena consegnato alla Procura di Napoli i “Verbali d’ispezione e prelievo campioni” e, soprattutto, le centinaia di pagine coi risultati definitivi delle analisi su quanto raccolto dopo gli scavi (da due a quattro metri di profondità) effettuati. Una mole di dati frutto dellla «caratterizzazione di ingenti quantità di rifiuti speciali accertati sia sulla superficie che in profondità» nell’ex cava, ma anche «saggi esplorativi sulle collinette di rifiuti» che sono lì dentro.

Amianto, olii sintetici e rifiuti pastosi scuri. Già l’analisi visiva dei tecnici Arpac racconta una brutta storia: «Le tipologie di rifiuti speciali sono riferibili per la maggior parte a cumuli di indumenti e pezzame in parte combusti e in combustione (nel corso delle attività infatti, erano in atto roghi)». Poi c’è un’«ingente quantità di scarti della demolizione edilizia, compresi parti di manufatti cementizi contenenti amianto, fusti deteriorati da duecento litri contenenti olii sintetici e rifiuto solido pastoso di colorazione scura», tutti classificati come rifiuti speciali pericolosi». E infine «rifiuti combusti non caratterizzabili a vista, carcasse di autovetture di cui una corredata di semiasse anteriore e sistema frenante, imballaggi in plastica e in metallo, materiali di risulta della cava stessa e altro».

Superamenti a raffica. Veniamo alla analisi. Quelle eseguite dall’Arpac sui campioni prelevati di terreno di riporto «hanno evidenziato superamenti ai limiti delle Concentrazioni soglia di contaminazione per i siti a uso verde pubblico, privato e residenziale» e in alcuni casi «superando notevolmente i suddetti limiti». Superamenti registrati per «Berillio, Cromo, Cromo IV, Benzo(a)Antracene, Benzo(a)Pirene, Pirene, Benzo, Perilene, Rame, Piombo, Zinco, Sommatoria Diossine e Furani, Ipcb, Idrocarburi pesanti». Non solo, ma «relativamente ai parametri Zinco e Sommatoria Diossine e Furani, si registra il superamento del valore soglia di contaminazione per i siti ad uso commerciale e industriale». Quanto al campione di terreno di riporto “C9”, è «fonte di contaminazione per le acque sotterranee» soprattutto per il superamento dei parametri per lo zinco (da attribuire ai rifiuti sversati) e accade con «rifiuti plastici, carta, cartone, rifiuti putrescibili e rifiuti combusti».

Tocca al sindaco. L’ultima annotazione dell’Arpac - nella sua relazione tecnica alla Procura napoletana, datata 10 marzo scorso - cita il primo cittadino di Ercolano: «Essendo emersi scarti di manufatti cementizi contenenti amianto (eternit), corre l'obbligo di informare circa la concreta possibilità di rilascio di fibre di amianto», così «il sindaco, nella sua qualità di massima autorità sanitaria, è tenuto ad emettere apposita ordinanza di messa in sicurezza di emergenza, di rimozione e bonifica».

Capre al pascolo. Appena alcune settimane fa, il 17 marzo, va anche registrata una denuncia preoccupante: «Nelle aree sequestrate, specie quelle che rappresentano vere bombe ecologiche, bisognerebbe garantire la sorveglianza effettiva – ha detto il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli -. È assurdo permettere il pascolo di caprette, come abbiamo potuto constatare nella Cava Fiengo di Ercolano».

Dare risposte alla gente. E il giorno seguente c’è stato il sopralluogo della Commissione speciale regionale campana “Terra dei fuochi, bonifiche, ecomafie”. «Attendiamo i risultati delle rilevazioni effettuate dall’Arpac per comprendere l’entità del problema, dopo aver visto le criticità a Cava Fiengo evidenziate dalle associazioni cittadine – ha detto il presidente della Commissione, Gianpiero Zinzi -. Intanto chiederemo alla Giunta regionale di assumersi un impegno serio per questo sito». Gli ha fatto eco la sua vice, Loredana Raia: «È ora di dare risposte ai cittadini preoccupati dagli effetti nefasti dell’interramento dei rifiuti sulla loro salute. Abbiamo il dovere di bonificare».

La petizione. A proposito di preoccupazione, qualche settimana fa è stata presentata una petizione promossa da alcuni parroci vesuviani e partita dalla piccola parrocchia a San Vito, nella zona alta ercolanese, la più vicina alle tre grandi discariche abusive scoperte negli ultimi due anni. Una petizione che ha già raccolto numerose firme e con la quale, su tutto, si chiede «l’immediato e urgente» intervento «dell’esercito a presidio di questa area». Perché «questa terra vive una situazione di degrado assoluta» e «la pratica dell’incendio dei rifiuti arreca danni alla terra stessa e ai cittadini, sui quali incombe l’aria mefitica dei fumi tossici».

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