sabato 15 dicembre 2018
Nel 2015 una donna, supportata dal sindacato, aveva denunciato che 23 strutture avevano rifiutato l'Ivg. Ma si scoprì che non era vero. E ora la Procura di Venezia indaga per diffamazione aggravata
Il Pronto soccorso dell'Ospedale di Padova

Il Pronto soccorso dell'Ospedale di Padova

Due sindacaliste della Cgil sono indagate dalla Procura di Venezia per diffamazione aggravata dopo le accuse di ostacolo a interrompere la gravidanza che erano state mosse contro il Servizio sanitario locale veneto. Lo rende noto la Regione Veneto. A entrambe è stata notificata la conclusione delle indagini preliminari, assieme all'avviso di garanzia.

Gli accertamenti, partiti dalla denuncia di una delle due donne, supportata dalla seconda, di aver tentato invano di abortire in 23 strutture ospedaliere sino all'intervento della Cgil, hanno verificato che la denuncia era falsa. Secondo la Procura, "la prestazione di interruzione della gravidanza fornita e garantita dal Servizio Sanitario è stata pienamente rispettosa dei tempi previsti dalla legge" ed è intervenuta senza alcuna interposizione della Cgil.

Ritenendo di aver subito un grave danno d'immagine dall'azione delle due sindacaliste, la Regione del Veneto si riserva di costituirsi parte civile nell'ambito del procedimento.

I fatti

Per abortire, una signora quarantunenne di Padova a metà dicembre 2015 aveva dovuto peregrinare attraverso 10 ospedali del Nord Est. Così sosteneva l'interessata, così denunciava la Cgil. E con queste premesse, la notizia era finita nei media, in prima pagina. Ma Paola Sanzari, procuratore aggiunto di Padova, dopo approfondite indagini, affidate ai carabinieri del Nas, nell'aprile 2017 aveva accertato la dinamica dei fatti. La donna aveva avanzato la richiesta di prestazione il 15 dicembre 2015; dopo pochi giorni, il 23 dicembre, la donna veniva visitata; il 12 gennaio 2016 è intervenuto l'aborto.

Nel frattempo la donna, volendo accelerare l'intervento, si sarebbe rivolta a una decina di ospedali, con ben 23 telefonate di sollecitazione. La procedura si è svolta in un tempo accettabile, aveva sostenuto la Regione Veneto. L'inchiesta nei confronti della Regione, avviata dopo la denuncia della donna, incinta del terzo figlio, che si era appellata al sindacato della Cgil del Veneto, riguardava l'allungarsi dei tempi per sottoporsi all'interruzione volontaria di gravidanza a causa della forte presenza di medici obiettori. Per il procuratore Sanzari, però, non ci sarebbe stato alcun reato: tutto si sarebbe svolto nel rispetto della legge.

Il sindacat aveva spiegato di aver semplicemente «raccolto la preoccupazione di una donna che cercava urgentemente la possibilità della Ivg entro i tempi di legge e che avrebbe riscontrato delle difficoltà nei servizi a cui si era rivolta».

Sull'archiviazione dell'indagine era intervenuto l'assessore regionale alla Sanità del Veneto, Luca Coletto. «Adesso chi restituirà
la dignità ai lavoratori della sanità veneta ingiustamente trascinati nel fango?". La risposta è arrivata oggi: le due sindacaliste sono state indagate per diffamazione aggravata.


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