venerdì 15 settembre 2017
Alla Festa di Avvenire il vescovo di Noto invita ad «assomigliare a Gesù Cristo, pensando a ciò che possiamo fare concretamente per chi vive accanto a noi»
Il vescovo di Noto, Antonio Staglianò

Il vescovo di Noto, Antonio Staglianò

«La Fede che opera per mezzo della Carità è la vera fede, altrimenti è morta». È il cuore della riflessione di monsignor Antonio Staglianò, vescovo di Noto, sulla prima delle virtù teologali, che ha aperto ieri pomeriggio la Festa di Avvenire, organizzata nella diocesi di Monreale dall’associazione culturale 'Così, per..passione!' di Terrasini e dall’ufficio diocesano Comunicazioni sociali, con la redazione di Avvenire. Presenti nella Chiesa Madre di Terrasini l’arcivescovo di Monreale, monsignor Michele Pennisi, e il direttore del quotidiano, Marco Tarquinio.

«L’estetizzazione del cattolicesimo ha anestetizzato il cristianesimo» afferma con forza Staglianò, richiamando le grandi urgenze della nostra società, dall’accoglienza dei migranti al lavoro, senza dimenticare che «la Fede è dono dello Spirito Santo e che cerca l’intelligenza dell’uomo». Il vescovo di Noto, citando e canticchiando i testi di celebri canzoni pop, che diventano strumento di catechesi, enumera un esempio dopo l’altro i tanti segni di scollamento che spesso distrugge il rapporto tra vita e Fede: il fermarsi al devozionismo, alla commozione davanti ai personaggi del Presepe o al Cristo in croce, senza pensare a quello che concretamente si può fare per l’altro che vive accanto, approda sulle coste, attraversa difficoltà: «Quando il cattolicesimo fu svuotato dal cristianesimo, divenne una religione violenta. Ha Fede solo chi assomiglia a Gesù Cristo». «Considerate la vostra semenza… per seguir virtute e canoscenza », dalla Divina Commedia, è il filo conduttore del fitto programma fino a domenica. Ieri sera si è parlato anche di Prudenza con il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, e il giornalista Paolo De Debbio.

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