martedì 2 febbraio 2010
Tagli sulle sedi di Nairobi e Baires, nel mirino RaiMed. Vertici preoccupati dalla possibile «fuga» dal canone. L’obiettivo del pareggio è fissato tra tre anni, ma la linea di «austerity» è già cominciata. E l'Africa rischia di essere fuori dai tg.
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    Tagliare o non tagliare gli uffici di corrispondenza meno utilizzati? Tagliare o non tagliare la struttura che a Palermo produce "RaiMed"? «Nulla è ancora deciso. Lo si farà dopo un’analisi attenta dei costi e sulla base di come andranno le entrate nel 2010 e nei mesi successivi». È il chiarimento che viene fornito al settimo piano di Viale Mazzini sulla decisione di mettere nella lista dei tagli alle spese cinque dei quindici uffici di corrispondenza esteri e "RaiMediterraneo". Una scelta operata dalla direzione generale, inserita nel budget 2010 dell’azienda e nel piano industriale triennale, che prevede le economie di spesa per fare in modo che nel 2012 la Rai torni in pareggio.Il budget 2010 è stato approvato dal Consiglio di amministrazione il 28 gennaio con sei voti a favore, due astenuti e uno solo contrario, nella figura del consigliere di opposizione Nino Rizzo Nervo. Nessuno nel Cda ha però sollevato il problema dei previsti tagli delle sedi di corrispondenza di Nairobi, Il Cairo, Beirut, Nuova Delhi e Buenos Aires. Come dire: luce spenta sull’Africa, il Sud America (terra d’italiani d’oltremare) e una gigantesca fetta d’Asia. Il problema dell’azzeramento (o quasi) delle già scarse news dal Terzo Mondo è stato posto il giorno dopo dal sindacato dei giornalisti Rai e dalla Federazione della stampa, su sollecitazione del rappresentante dei corrispondenti esteri della Rai Ennio Remondino, secondo il quale «invece degli sprechi e delle prebende clientelari, l’azienda ha scelto di tagliare strutture produttive per otto milioni di euro». Il problema di "RaiMed" è stato rilanciato anche dal governatore della Sicilia Raffaele Lombardo. Nel dettaglio, le cinque sedi di corrispondenza che andrebbero tagliate "peserebbero", stando a fonti della direzione generale, intorno al milione di euro. Secondo Remondino fra i settecento e gli ottocento mila euro. Molto meno, insomma, hanno ricordato alcuni esponenti delle opposizioni, oltre allo stesso sindacato, del milione e mezzo che l’azienda avrebbe pagato per garantirsi la partecipazione di due "quasi star" internazionali a "Ballando con le stelle". Al settimo piano insistono sui problemi di budget. La previsione per il 2010 indica un "rosso" di 118 milioni, contro uno squilibrio tendenziale che nei mesi scorsi era stato previsto a 245 milioni. Il 2009 si è chiuso con un disavanzo di 55 milioni. Per arrivare al quale, ricordano in direzione generale, è stata necessaria una imponente razionalizzazione delle spese, tale da controbilanciare le minori entrate di 170 milioni in pubblicità. Giovedì scorso il presidente della Rai Paolo Garimberti ha ribadito il ritornello dell’evasione del canone, che priverebbe l’azienda di circa 300 milioni. Milioni dei quali, però, nessuno lo ricorda, in Rai non si è mai potuto usufruire.Insomma, la parola chiave è: tagli al bilancio. L’obiettivo è tornare al pareggio in tre anni. Come e che cosa tagliare non si può ancora dire. Al settimo piano si sottolinea che se si è previsto il taglio di quegli uffici di corrispondenza è perché sono sottoutilizzati e il loro costo non corrispondente al prodotto fornito (ma forse bisognerebbe dire «richiesto»). Spesso, inoltre, è più semplice e rapido usare i contributi forniti dai circuiti internazionali che produrne di propri. Un ragionamento, si assicura, «che sarà fatto attentamente per ogni tipo di produzione».E c’è l’intenzione di porre un freno alle tante spese superflue per la produzione di informazione. Per esempio i costi per i collegamenti satellitari saranno computati sui budget di tg e singole trasmissioni, non più messi in carico a un’apposita struttura. Lo stesso dicasi per i costi di invio di troupe e telecamere. Ogni direttore e ogni produzione, insomma, dovrà fare i conti con i soldi che ha a disposizione senza più sforare sui bilanci di altre gestioni. Tutto questo, si garantisce, «se, e soltanto se, perdura la situazione di crisi e gli introiti da pubblicità e da canone non ricominceranno a salire». Se e soltanto se, verrebbe da aggiungere, in Rai non ci si accorga che ci sarebbero altri tagli ben più appropriati e intelligenti da fare.
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